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Sima

Definizione – Etimologia

Gronda perimetrale delle coperture di età antica. La sima (lat. sima, gr. παραετίς) fa parte a rigore del filare di bordo delle tegole e presenta un profilo interno sagomato per raccogliere l’acqua piovana e convogliarla nei doccioni.

Generalità

Nei templi con copertura a doppia falda si distingue una sima orizzontale, che corre sui lati lunghi intervallata da doccioni, e una sima obliqua, che corona il frontone. Sino all’età classica, nei templi della madrepatria è presente la sola sima obliqua, che si conclude sui lati lunghi con un breve risvolto e un doccione; la sima orizzontale è sostituita da una fascia decorata su cui si alternano le antefisse. Dal IV sec. a.C., la sima si estende lungo tutto il perimetro secondo uno schema diffuso in Magna Grecia sin dall’età arcaica. L’elemento può essere in terracotta, ma anche realizzato in pietra o marmo, come nei tetti cicladici.
Il profilo della sima e la sua ricca ornamentazione policroma, intagliata o dipinta, svolgono un’importante funzione decorativa. In area dorica la soluzione più diffusa è la sima a gola dritta coronata da listello, decorata ad anthemion o a foglie d’acqua. Non mancano però sima a cavetto, a gola rovescia e, dal secondo quarto del V sec. a.C., ad ovolo pericleo, caratterizzate da un profilo ad ovolo decorato ad anthemion con fascia di base e profilo più piccolo di coronamento, generalmente un altro ovolo. Quest’ultima tipologia si ritrova anche in area ionica, spesso con ovoli e lancette in luogo dell’anthemion. Nelle colonie ioniche della Magna Grecia la sima è composta da una fascia verticale coronata da un kyma ionico, con astragalo di base e listello di coronamento. Nelle alte sima “a parapetto” in marmo, di area microasiatica, l’elemento assume il valore di un fregio figurato continuo.

Bibliografia

Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi, II. Lo ionico, Napoli, 2003, pp. 108, 122; Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi, I. Il dorico, Napoli, 1994, pp. 17, 22, passim.

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