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Sistema edilizio

Diversi livelli di applicazione delle regole prestazionali.
Diversi livelli di applicazione delle regole prestazionali.

Definizione

Si definisce sistema una connessione di elementi in un tutto organico; un insieme di elementi in stretto rapporto tra loro destinati a determinati scopi e finalità; un insieme di elementi che costituiscono un’organizzazione tipica (Devoto-Oli). In ambito produttivo un generico sistema può essere definito come un insieme di elementi interagenti che operano per raggiungere un obiettivo comune.
Un sistema edilizio definisce un processo razionalizzato, dotato di continuità, finalizzato alla realizzazione di edifici che, in tutto o in parte, utilizzano prodotti industrializzati. Un sistema edilizio deve essere caratterizzato da un buon grado di compatibilità interna tra gli elementi che lo costituiscono e da un buon grado di adattabilità esterna verso l’ambiente o il contesto in cui viene inserito.

Generalità

Un sistema edilizio può essere scomposto in elementi più o meno complessi e ulteriormente scomponibili (sotto-sistemi o sub-sistemi) in rapporto alle funzioni specifiche che essi debbono svolgere e alle esigenze espresse dalla committenza. L’elemento ultimo non ulteriormente scomponibile è il componente.
Un sistema edilizio risponde a regole e a norme che rendono possibile il rapporto tra gli operatori del processo razionalizzato e l’impiego degli elementi prodotti industrialmente.
Questo insieme di regole è stato denominato “regole del gioco” ed è formato da tre insiemi principali: regole prestazionali, regole di coordinazione dimensionale e modulare e regole di interfaccia.

Regole prestazionali

Le regole prestazionali costituiscono il riferimento tecnico per la verifica del comportamento degli edifici e delle loro parti. Le prestazioni sono di norma di tipo tecnologico (riferite alle parti fisiche che costituiscono l’edificio – materiali, semilavorati, componenti, subsistemi ecc.) e di tipo ambientale (riferite agli spazi – unità ambientali, insiemi di unità ambientali – alloggi – organismi edilizi).
Le regole prestazionali tecnologiche definiscono i comportamenti caratteristici di determinati elementi edilizi in condizioni d’uso prefissate e in presenza di fattori contestuali noti. Si tratta di descrizioni qualitative delle caratteristiche funzionali e tecniche che debbono essere fornite in relazione alle esigenze dell’utilizzatore, misurabili e confrontabili con quantità prefissate (procedure unificate di calcolo o standard).
All’interno delle regole prestazionali ambientali si collocano i repertori tipologici, banche dati o cataloghi di elementi spaziali semplici o complessi pre-verificati secondo le normative specifiche della loro destinazione d’uso (residenze, scuole, ospedali, etc) e adattati al sistema di coordinazione dimensionale modulare.

Regole di coordinazione

La coordinazione dimensionale e modulare è una delle principali norme che regolano un sistema edilizio. Lo scopo della norma è quello di determinare gli spazi teorici che possono essere occupati dai materiali, componenti e subsistemi in modo univoco e tale da comprendere tolleranze e giochi necessari per realizzare le connessioni previste tra gli elementi.

Regole di interfaccia

Le regole di interfaccia riguardano gli accoppiamenti tra componenti e subsistemi e dettano precise condizioni produttive da rispettare, dal punto di vista dimensionale e tecnico, tali da garantire il mantenimento della continuità delle prestazioni di tutte le parti del sistema in cui esse agiscono, all’interno delle condizioni di coordinamento dimensionale fissato.

Sistemi edilizi

I sistemi edilizi possono (meglio sarebbe ormai dire potevano) essere distinti in sistemi chiusi e sistemi aperti: l’aggettivo chiuso o aperto si riferisce essenzialmente alla propensione del sistema a essere costituito da un numero chiuso di fornitori di elementi industrializzati o prefabbricati principali o da un numero non prestabilito e variabile di fornitori che aderiscono spontaneamente al sistema condividendone le finalità e le regole.

Sistema edilizio chiuso

Un sistema edilizio chiuso è composto da un numero finito di elementi edilizi (componenti e subsistemi) che vengono prodotti da un numero limitato di operatori, frequentemente da uno solo, con un ricorso limitato all’industrializzazione e regole di coordinamento e di rapporto tra gli operatori interne al sistema.
Esso coincide, dal punto di vista produttivo, con un modello definito, anche disponibile in più possibili varianti, e generalmente viene anche denominato come un sistema o procedimento costruttivo. In generale i sistemi chiusi in Italia e in altri paesi europei sono stati legati alla prefabbricazione pesante in calcestruzzo (grandi pannelli piani ed elementi tridimensionali) finalizzati alla realizzazione di insediamenti di edilizia residenziale pubblica, in cui spesso si è verificata la coincidenza degli operatori della produzione e della costruzione e anche la coincidenza dello squallore del risultato architettonico con il sistema tecnologico di costruzione impiegato (grandi insediamenti periferici in Francia, nei paesi scandinavi, nei paesi dell’ex blocco socialista).
In tempi più recenti alcuni sistemi chiusi, soprattutto bidimensionali si sono liberalizzati perdendo la loro connotazione di rigidità da prefabbricazione pesante a magazzino, fino a divenire “amorfi” (Zambelli), cioè definiti dal punto di vista della metodologia produttiva industriale e nelle regole di giunzioni tra le parti, ma non nella predeterminazione di modalità aggregative con altri elementi, nel predimensionamento degli spazi, nella individuazione delle destinazioni d’uso e nella prefigurazione dell’architettura. Si limitano a fornire un efficiente sistema strutturale e di involucro da completare nei modi stabiliti dalla singola situazione progettuale e operativa.

Sistema edilizio aperto

Un sistema edilizio aperto si basa su una serie di regole e norme condivise e valide su un territorio ampio (nazionale o sovranazionale) che consentono l’intercambiabilità di componenti e subsistemi ricorrendo a cataloghi di prodotti industrializzati diversificati sia tipologicamente sia tecnicamente. L’ampiezza e la diversificazione del catalogo si basa sulla disponibilità di produttori di materiali, semilavorati, componenti e subsistemi per l’edilizia (e anche di operatori non industriali per le parti cosiddette “extra sistema”), ad aderire al sistema di regole o ad adattarsi a esse. Il sistema aperto non corrisponde a una scelta tecnologica ma include una generalità di tecnologie di cui consente l’integrazione e il mescolamento attraverso una convenzione produttiva (Zambelli).
Questo tipo di sistema edilizio non è mai stato realizzato compiutamente e in modo permanente, ma ha costituito per un decennio per tutti gli anni ’70 un mito inseguito in Italia e in altri paesi occidentali, per fornire risposte qualitativamente e quantitativamente adeguate alla domanda di edilizia residenziale pubblica, nella convinzione che anche il mercato dei prodotti edilizi dovesse sottostare all’imperativo della grande produzione seriale che caratterizzava gli altri settori produttivi. Le sperimentazioni compiute (va ricordata tra le altre l’esperienza olandese del SAR) non hanno innescato la produzione a regime di elementi industrializzati a sistema e la creazione del “mercato aperto dei componenti” che era l’obiettivo del sistema aperto.
All’origine dell’elaborazione del concetto di sistema aperto o del ”mercato aperto dei componenti” o “approccio per componenti” come era denominato negli anno ’70, si trovano le esperienze di alcune committenze particolarmente evolute e dotate di risorse adeguate che hanno progettato e costituito sistemi edilizi coordinati non considerabili però come aperti al mercato secondo la definizione data sopra, ma limitati alla partecipazione della produzione su scala locale o al contributo di un gruppo selezionato (o convenzionato) di aziende. Si tratta dei cosiddetti programmi di realizzazione di edifici con destinazione particolare, dotati di un sistema di strumenti normativi proprio, rivolti ad un mercato definito, in un territorio circoscritto, caratterizzati da un’industrializzazione non particolarmente spinta:

  • programma per le residenze universitarie californiane URBS, 1966;
  • programma SCSD per le scuole californiane, 1971;
  • programma SEF per le scuole canadesi, 1972;
  • programma del consorzio CLASP per le scuole britanniche dal 1956, ancora attivo limitatamente al sistema strutturale.
Bibliografia

Novi F.(a cura), Progettare con il sistema chiuso, Be-Ma, Milano, 1984; Zambelli E.(a cura), Il sistema edilizio aperto, F. Angeli, Milano, 1982.

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