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Square

Londra, veduta prospettica di St. James' Square (J. Bowles, 1753).
Londra, veduta prospettica di St. James' Square (J. Bowles, 1753).

Definizione – Etimologia

Derivato dal francese medievale esquarre (in italiano squadra) che a sua volta sembra riferirsi al greco eskhàra, il termine inglese square (in italiano quadro o quadrato, da cui disposizione a quadrato, piazza, blocco, isolato) conosce nel XIX secolo una considerevole diffusione in molti stati europei, nei relativi domini d’oltremare e in buona parte delle Americhe come indicativo di una peculiare configurazione regolare di spazi urbani o suburbani, che ha come modello un tipo di piazza originatosi nella Gran Bretagna del secolo XVII. Lo square, nell’accezione comune, è una piazza di forma quadrangolare, almeno nella maggior parte dei casi, con un ampio spazio al centro sistemato a verde (alberature ad alto fusto e prato o aiuole), spesso recintato o bordato di siepi e solitamente delimitato dalle strade sulle quali si affacciano le cortine edilizie. Queste presentano, nelle forme più canoniche, carattere unitario nei fronti, pur essendo composte spesso da unità distinte (anche se allineate) costruite su lotti di eguale ampiezza ma non sempre con la stessa profondità. Non di rado questi fronti sono costituiti da terrace, ma anche da immobili con fronte esteso per buona parte o per l’intera estensione di uno dei lati dello square. Il tipo più ricorrente, tuttavia, presenta cortine edilizie formate da unità residenziali differenti e tuttavia volumetricamente e formalmente compatibili, se non proprio assonanti. Lo spazio centrale sistemato a verde è in genere dotato di arredi da giardino e di piccoli padiglioni (di ristoro o per i servizi igienici) e spesso era di pertinenza esclusiva dei residenti della piazza.

Derivazione

Realizzato prevalentemente in aree di espansione o risultanti da demolizioni di tessuti urbani (prevalentemente medievali), lo square nei secoli XVIII e XIX si afferma in Gran Bretagna come efficace formula di riqualificazione urbana e di investimento immobiliare. Già nel Seicento, durante il primo periodo della dinastia Stuart, si verifica il salto di qualità tipologica dello square derivato dal tipo di piazza regolarizzata presente già nella città inglese dell’ultimo periodo Tudor; ciò accade soprattutto in seguito alla realizzazione, nel 1630, del Covent Garden di Inigo Jones.

Processo formativo

Dopo questo complesso urbano di chiara ispirazione palladiana, ma alquanto debitore della sistemazione parigina della place Royal (oggi place des Vosges) voluta da re Enrico IV, lo square conosce una sorta di codificazione tipologica, anche se suscettibile di un discreto ventaglio di variabili. Nella sola fase iniziale del secondo periodo della dinastia Stuart (ovvero all’inizio della Restaurazione) esso viene riproposto in forme grandiose per due volte con le realizzazioni, fra il 1661 e il 1665, di Bloomsbury Square e di St. James’ Square, entrambi previsti, grazie al sistema delle building leases, con la finalità di mettere a punto un nuovo strumento di profitto da parte dei rispettivi promotori (lord Southampton e lord St. Albans). Ma è solo con la ricostruzione di Londra dopo il “Grande Incendio” della City del 1666, anche se limitatamente presente nel piano originario di Christopher Wren, che esso diventa una componente riconoscibile della forma urbana londinese, assurgendo a modello di settore urbano da replicare anche fuori dell’Inghilterra; sono di questo periodo Red Lion Square e Soho Square.
Nel Settecento, abbinati alle estates, gli square dominano la scena della produzione edilizia londinese del West End, ma se ne diffonde l’uso anche nel resto della Gran Bretagna e sul finire del secolo nei principali centri urbani delle ex colonie inglesi d’America. Queen Square è il primo settore urbano a essere realizzato (1724-1734) dai Wood nel quadro del loro progetto di riforma urbana di Bath, evidentemente in quanto più fiduciosi della possibilità di presa immediata (sulla probabile utenza) di questa tipologia di spazio urbano rispetto ai più innovativi King’s Circus e, soprattutto, Royal Crescent realizzati più tardi. Così è la Nuova Edimburgo secondo il piano di James Craig del 1767, che presenta la soluzione di piazze squadrate ottenute per sottrazione di lotti dell’impianto a scacchiera.
Nel corso del XVIII secolo e nei primi anni di quello successivo, almeno fino alla Restaurazione post napoleonica, lo square compare, sia pure sotto mentite spoglie, in diversi piani urbanistici e in numerose sistemazioni di settori urbani, dalla Russia (piano di Pietroburgo di J.-B. Le Blond, 1717) alla Spagna e pure in alcune delle principali città delle colonie americane (con la proliferazione di plaza mayor). Rilanciato durante il coordinamento dei lavori pubblici londinesi da parte di John Nash e, dopo il 1832, da parte del suo successore James Pennethorne, lo square, nella prima metà del XIX secolo, vive un’ultima stagione innovativa sul piano tipologico e dei meccanismi fondiari; questo soprattutto con l’attività dei costruttori e imprenditori finanziari James Burton e Thomas Cubitt (che, fra l’altro, realizzano rispettivamente Russel Square e Gordon Square).
Ma è con Jean Charles Adolphe Alphand che lo square è interessato da quella trasfigurazione tecnica e naturalistica che nel più ampio contesto delle trasformazioni promosse per Parigi dal barone Hausmann gli garantisce un posto di rilievo quale elemento di riqualificazione nella cultura urbanistica d’età positivista. Illustrati con una grafica preziosa e tuttavia scientifica nel suo Les Promenades de Paris, pubblicato in due volumi a Parigi (1867-1873) dalle edizioni Rothschild, gli square di Alphand, sia quelli effettivamente realizzati sia quelli rimasti solo su carta, assumeranno il ruolo di modello possibile e declinabile, secondo i diversi contesti, per gran parte dell’urbanistica fino al primo conflitto mondiale.
A garantire questa longevità è l’impalcato estetico-scientifico di questa variabile dello square che, nella nuova accezione coincide in prevalenza con il solo trattamento del comparto centrale a verde della piazza, riducendone il ruolo ad arredo urbano. Solo raramente nelle realizzazioni di square dei due decenni successivi alle rivoluzioni liberali del 1848-1849 e durante la Belle Époque gli interventi prevedono, come alle origini di questa tipologia, la definizione anche delle unità edilizie circostanti. In questa nuova formula, lo square, ora inteso impropriamente come sinonimo di elemento di pregio di spazi urbani (per privilegiati), farà la sua comparsa nei piani di ampliamento (da quelli per Barcellona di Antonio Rovira y Trias e Ildefonso Cerdà a quello per Firenze capitale del Regno d’Italia di Giuseppe Poggi), nei quartieri europei d’espansione delle città autoctone dei domini d’oltremare (Biserta in Tunisia), nelle nuove aree residenziali per la borghesia impiegatizia (piazza Vittorio Emanuele a Roma), negli slarghi dei tessuti storici delle città in qualità di elemento ordinatore (piazza Marina a Palermo), nei progetti di città ideali (piano per una Capitale del nuovo Regno d’Italia di Napoleone Tettamanzi) e, infine, nelle città del tempo libero (Brunswick Town).

Bibliografia

Giedeon S., Spazio, tempo ed architettura, Milano, 1965; Kruft H.W., Storia delle teorie architettoniche, da Vitruvio al Settecento, Roma-Bari, 1988; Kruft H.W., Storia delle teorie architettoniche, dall’Ottocento a oggi, Roma-Bari, 1987; Mumford L., La cultura delle città, Milano, 1954; Sica P., Storia dell’urbanistica. L’Ottocento, voll. 2, Roma-Bari, 1977; SiCA P., Storia dell’urbanistica. Il Settecento, Roma-Bari, 1976.

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