Stadio | Wikitecnica.com

Stadio

Nemea (Grecia), stadio. Si noti la linea di partenza e il sistema di drenaggio alla base dei terrapieni (foto M. Livadiotti).
Nemea (Grecia), stadio. Si noti la linea di partenza e il sistema di drenaggio alla base dei terrapieni (foto M. Livadiotti).

Definizione – Etimologia

Dal gr. στάδιον, lat. stadium. La prima menzione della parola stadio in riferimento a una struttura per gare sportive si trova in un’iscrizione dipinta su di un’anfora panatenaica datata alla metà del VI sec. a.C. e conservata al Metropolitan Museum (New York). Frequenti riferimenti all’ambito agonistico si riscontrano agli inizi del V sec. a.C. nelle opere di Bacchilide, Simonide e Pindaro. In seguito, in Erodoto e Tucidide la parola è utilizzata anche per indicare un’unità di misura di lunghezza pari a 600 piedi.

L’evoluzione nel mondo greco

Nel mondo greco lo stadio è un’installazione destinata alle gare di corsa (dromos), inizialmente in connessione con festività religiose che prevedessero agoni ginnici, come dimostra anche la presenza di altari presso la linea di partenza (Olimpia). Le gare erano denominate, in base alla distanza da percorrere, stadion (una lunghezza), diaulos (doppia lunghezza, in cui, pertanto, punto di partenza e d’arrivo coincidono), hippios dromos (quattro lunghezze), dolichos (corsa di varia lunghezza, da 7 a 24 stadi), ma lo stadio poteva ospitare anche lotta e pancrazio, salto in lungo, gare di tiro con il giavellotto. La corsa con gli atleti in armi, hoplitodromos, era una disciplina atletica considerata un’eccellente preparazione militare; d’altronde, l’importanza della corsa come forma di educazione dei giovani anche in preparazione alla guerra è enfatizzata dallo stesso Platone (Leggi VIII, 832-833).
Lo stadio nasce di ambito peloponnesiaco e sempre in contesti religiosi, come attestano le installazioni presenti nei santuari panellenici di Olimpia e Isthmia. In età arcaica si tratta di una semplice pista in terra battuta, lunga appunto uno stadio, del tutto sprovvista di installazioni per gli spettatori, ma ombreggiata da alberature lungo i bordi; in alcuni casi la pista, denominata con lo stesso termine che designa l’attività della corsa, dromos, poteva essere sistemata occasionalmente nella stessa piazza dell’agorà (Atene, Corinto). La sua lunghezza era definita dalla linea di partenza (aphesis) e di arrivo (terma) situate ai due estremi, e poteva variare in base all’unità di misura, il piede, diverso da zona a zona: ad esempio, lo stadio di Olimpia era lungo 192 metri (piede da 32 x 600 cm) mentre quello di Delfi era di 177,50 metri (piede da 29,58 x 600 cm). La pista era larga generalmente 100 piedi; i bordi erano di solito rettilinei ma, dall’età tardoclassica, potevano presentare un andamento leggermente convesso (Delfi, Olimpia).
Solo in età classica, ai semplici dromoi vengono affiancati uno o due terrapieni in pendenza, sostenuti agli estremi da muri di contenimento (analèmmata); sul pendio così ricavato potevano prendere posto gli spettatori, forse solo con posti in piedi, mentre solamente per i magistrati cittadini e i personaggi di riguardo erano previsti veri e propri sedili; a questo proposito, è stata avanzata l’ipotesi che la stessa parola stadion derivi dall’avverbio στάδην con il significato appunto di stare in piedi. La sistemazione dei terrapieni rese inoltre necessario l’alloggiamento ai piedi di questi di canali di drenaggio per lo smaltimento dell’acqua piovana proveniente dalle pendenze; acqua fresca per dissetare gli atleti poteva scorrere in canali paralleli o sgorgare da fontane appositamente predisposte lungo la pista.
A partire dall’età ellenistica, gli spalti per gli spettatori furono organizzati con veri e propri sedili in muratura, come nel caso di Rodi, Kos, o Gortina di Creta, e l’uso è attestato, in Grecia e in Asia Minore, anche per l’età romana, come attesta l’esempio dello stadio di Erode Attico ad Atene, del II sec. d.C. La sistemazione della gradinata per gli spettatori (theatron), a sua volta suddivisa in settori da scalette di distribuzione, poteva interessare semplicemente uno o due lati lunghi della pista, oppure poteva presentare una terminazione semicircolare (sphendone) a una o a entrambe le estremità: in quest’ultimo caso le fonti parlano di stadion amphitheatron (si veda l’esempio di Laodicea al Lycos in età imperiale). L’area circolare ai piedi dell’emiciclo della sphendone, alle spalle della linea di partenza o di arrivo, poteva essere impiegata per altri tipi di gare, come la lotta, oppure essere utilizzata dagli stessi corridori al termine della gara per rallentare la corsa. La gradinata era sollevata dal livello della pista tramite un podio in muratura con lo scopo di migliorare la visibilità e, oltre che essere addossata al pendio naturale, poteva essere sostenuta da sostruzioni voltate (Perge) o essere coronata da un portico (Messene) come nel caso di una cavea teatrale. Apposite tribune per i giudici di gara, provviste di sedili in muratura o in legno, potevano, inoltre, essere sistemate in un settore dei lati lunghi della gradinata (Olimpia).
Ancora per tutta l’età classica gli stadi erano situati all’interno dei santuari e solo con l’età tardoclassica si assiste a una generale tendenza a spostare queste installazioni fuori dal temenos del santuario, come nel caso di Nemea, probabilmente per poter ampliare lo spazio a disposizione per gli spettatori. In diversi esempi di età ellenistica, lunghe gallerie voltate passanti al di sotto dei terrapieni o monumentali ingressi ad arco, veri e propri propilei, mettono in comunicazione il santuario direttamente con lo stadio (Epidauro, Olimpia, Nemea).
Frequente è lo stretto rapporto di vicinanza e contiguità funzionale tra stadio e ginnasio, come nel caso dei santuari di Epidauro e Delo, o in certe installazioni urbane, come a Priene, dove i due edifici sono stati concepiti nell’ambito di un progetto unitario, oppure, ancora, a Kos e Rodi, a Nicopoli. Piste a cielo aperto per gli allenamenti alla corsa in cui però non sia prevista la partecipazione di spettatori possono prendere il nome di paradromìs (Ginnasio di Delfi).
Studi recenti hanno cercato di definire il funzionamento del complesso sistema di partenza simultanea degli atleti, noto come hysplex. A Isthmia e a Nemea si trattava di un insieme di funi manovrate da un operatore posizionato in un apposito pozzetto circolare: al segnale di partenza, probabilmente acustico, l’operatore poteva rilasciare le corde, facendo sì che tutti i cancelli si aprissero simultaneamente. Meccanismi più complessi, come quello di Kos, avrebbero invece fatto passare le funi che comandavano l’apertura simultanea delle barriere individuali all’interno di alloggiamenti collocati nel basamento ai piedi degli atleti (balbìs) e nei pilastri che separavano tra loro le diverse postazioni.

Bibliografia

Delorme J., Gymnasion. Étude sur les monuments consacrés à l’éducation en Grèce, Parigi, 1960; Ginouvès R., Dictionnaire méthodique de l’architecture grecque e romaine, III, Roma, 1998, pp. 147-149; Romano D.G., Athletics and mathematics in archaic Corinth: the origins of the Greek stadion, Memoirs of the American Philosophical Society 206, Philadelphia, 1993; Valavanis P., Miller S.G., Hysplex: The Starting Mechanism in Ancient Stadia. A Contribution to Ancient Greek Technology, University of California Publications. Classical studies 36, Berkeley, 1999.

Rodi (Grecia), stadio. Si notino le gradinate in muratura e, sulla destra, i sedili d’onore ai piedi di queste (foto D. Russo).

Rodi (Grecia), stadio. Si notino le gradinate in muratura e, sulla destra, i sedili d’onore ai piedi di queste (foto D. Russo).

Copyright © - Riproduzione riservata
Stadio

Wikitecnica.com