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Costruzioni religiose in legno diffuse in Norvegia durante il Medioevo con l’avvento del cristianesimo. Delle mille realizzate tra il 1100 e 1300, circa 30 sono giunte fino a noi a testimonianza di una tradizione costruttiva diffusa e consolidata, di alto valore tecnico.

Il nome ha origine dalla disposizione verticale dei tronchi che costituiscono la struttura dando luogo ad un impianto planimetrico a vano unico (con pilastri negli angoli o lungo le pareti longitudinali), oppure a navata centrale (separata dalle due navate laterali, più basse, da una doppia fila di pilastri) cui si attesta, sul lato più corto, quasi sempre un piccolo vano rettangolare (il coro) che, nei tipi più evoluti, termina a semicerchio con un abside. La forma della pianta (dall’origine ancora oggi molto controversa) quadrata o rettangolare, si accompagna talvolta alla presenza di elementi autoctoni (figure astratte o zoomorfe) che ricordano le navi vichinghe, nelle parti intagliate del colmo del tetto e dei portali.

La concezione statica, basata sull’irrigidimento (soprattutto trasversale) dell’insieme, crea un sistema indeformabile costituito da un’intelaiatura a scatola con più pali portanti raccordati tra loro (in alto e in basso) da travi orizzontali, in cui il trasferimento delle forze alle varie membrature è affidato ai puntoni delle navate laterali, alle capriate “a forbice” ed alle mensole “a quadrante”.

Le pareti esterne delle navate laterali, di tavole massicce, sono incastrate, alla base, in una traversa collegata alla trave di fondazione e alla sommità, in un longherone di rilevante sezione. Caratteristici i tetti, su più livelli, con pendenza delle falde molto accentuata (56%). Ingegnosa la tecnica di realizzazione, consistente nel montare a terra porzioni dei lati dell’intelaiatura della navata centrale (connesse con sofisticati incastri) erette successivamente e stabilizzate con cunei nella posizione finale.

Bibliografia

Benedetti C., Bacigalupi V., Legno e architettura, Roma, 1991.

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