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Tagliata

Un settore del suq si Rabat, in Marocco, coperto con una moderna serie di archi in metallo (foto M. Cadinu).
Un settore del suq si Rabat, in Marocco, coperto con una moderna serie di archi in metallo (foto M. Cadinu).

Definizione – Etimologia

Scavo lineare nella roccia utile alla creazione di collegamenti in luoghi impervi o per scopi difensivi. Dal verbo “tagliare”, ant. talliata, termine che probabilmente compare dal XIV secolo.

Generalità

Le tagliate di epoca etrusca sono opere a carattere civile come strade e fossati di difesa, scavate in trincea nella roccia tufacea, facilmente lavorabile quando umida. Le prime, anche dette vie cave, sono percorsi per lo più di breve lunghezza (qualche decina di metri). La larghezza varia tra 1 e 3-4 m circa, per cui la percorribilità con mezzi trainati era spesso possibile in un unico senso di marcia. La profondità raggiunge in alcuni casi anche i 20 m, dimensione accresciuta nei secoli per effetto erosivo delle acque meteoriche. Il loro tracciamento consentiva di superare i dislivelli del terreno, anche se tuttora non se ne conosce con certezza la funzione originaria. Sovente vicine ad aree religiose come necropoli, sono state esse stesse utilizzate anche come cimiteri, con loculi scavati lungo le pareti. Numerosi esempi si trovano nella Maremma Toscana e nella Tuscia, in un’area fortemente caratterizzata da insediamenti rupestri usati fino a epoche recenti.
Nella terminologia militare moderna, indica lo sbarramento al nemico di un percorso attraverso la sistemazione trasversale di tronchi di albero tagliati o la creazione di fossati ed edifici scavati anch’essi nella porzione di roccia. Notevoli testimonianze di tagliate, risalenti alle guerre passate, si ritrovano lungo tutto l’arco alpino.

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