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Tappeto

Definizione – Etimologia

Manufatto tessile di forte spessore, formato da un vello annodato ad una trama, che ha la funzione di ricoprire il pavimento, o anche le pareti, degli spazi architettonici interni.

Il termine deriva dal latino tapetum corrispondente al greco τάπης-ητος e probabilmente risale ad una parola in uso nell’area iranica. A differenza di altri manufatti tessili (coperte, teli, tendaggi) il tappeto si caratterizza per la densità della struttura, per i materiali impiegati e per i contenuti simbolici delle decorazioni.

Processo formativo – Evoluzione e tipi

In base alle testimonianze archeologiche e letterarie si fa risalire la nascita del tappeto annodato nell’ambito delle culture iraniche e turcomanne dell’Asia Centrale, in un periodo anteriore al secolo V a.C. È documentata la diffusione della tecnica dei tappeti annodati nelle regioni raggiunte dalle migrazioni e conquiste militari dei Turcomanni, a Ovest fino all’Anatolia e al Caucaso e a Est, fino alla Cina e all’India. Di tappeti provenienti dalla Cina e dall’Egitto in epoche remote si hanno notizie attraverso la letteratura ma senza riscontri archeologici sufficienti. Nato presso popolazioni pastorali nomadi per migliorare la abitabilità delle tende e proteggersi dal freddo senza ricorrere ai velli animali, il tappeto orientale fin dalle origini esprime una propria identità formale attraverso la dimensione, la ripartizione geometrica della superficie, i colori e la simbologia degli stilemi ornamentali.

L’evoluzione secolare del tappeto orientale, nelle innumerevoli varianti etnico-culturali, riguarda sia la tecnica della tessitura e i materiali impiegati, sia il disegno degli elementi decorativi. Le testimonianze giunte fino a noi consentono una classificazione delle tecniche e delle principali elaborazioni iconografiche secondo le zone di origine: iraniana, caucasica, anatolica, indiana e cinese. Innumerevoli tuttavia sono le identità stilistiche che, pur con elementi comuni, presentano caratteri peculiari delle singole comunità stanziali o nomadi d’origine.

Notevoli le varianti imposte dagli orientamenti culturali delle élite dominanti e dei mercati. I tipi più importanti sono i seguenti:

  • Tappeti selgiuchidi, appartenenti alla cultura turco-persiana della dinastia selgiuchide (secoli XI-XIV) e prodotti con notevoli varianti stilistiche in Asia Centrale, Anatolia, Persia e territori arabi fino al Mar Rosso.
  • Tappeti mamelucchi, tipici dell’area sirio-egiziana sotto il dominio mamelucco nei secoli XIII-XVI, in cui compare la ripetizione speculare di motivi geometrici e floreali attorno al medaglione centrale.
  • Tappeti safavídi del periodo Safavide (1502 -1736) nei quali ai disegni geometrici di tipo turcomanno si sostituiscono tratti grafici naturalistici propriamente persiani. Famosi quelli di Kirman che hanno per tema il giardino. Si afferma in questo periodo la pratica del disegno preparatorio su cartone per un’esecuzione perfetta. I centri principali sono nelle città di Isfahan, Tabriz, Kashan, Herat, Kirman. I tappeti caucasici provenienti dai territori fra il Mar Caspio e il Mar Nero, elaborano, con infinite varianti, simboli e stilemi importati dai diversi popoli avvicendatisi nel territorio, come il tema del drago, molto ricorrente, che ripropone in forma stilizzata un tipico motivo cinese.
  • Tappeti anatolici, cioè i tappeti turchi dell’Asia Minore, che fino al secolo XIV mantengono la tradizione selgiuchide, mentre a partire dal secolo successivo seguono gli sviluppi della cultura ottomana inserendo nella precedente decorazione geometrica motivi persiani e cinesi. I centri di produzione sono Kohya, Smirne, Ghiordes, Usak, Pergamo, Sivas, Kula, Yuruk, Ladik, Hereke. I tappeti anatolici dal secolo XII in poi sono importati in Occidente e figurano nei dipinti di grandi maestri del Rinascimento.
  • Tappeti indiani entrano nella storia soprattutto a partire dal periodo Moghūl (secoli XVI-XVIII) e riflettono la fusione dei caratteri culturali persiani con quelli indiani. Famosi quelli dai disegni prevalentemente floreali prodotti a Lahore, nel Punjab. Le decorazioni si basano sulla sintesi di motivi persiani, specie del tipo herati, e di quelli tipicamente indiani con animali e fiori. I maggiori centri di produzione: Lahore, Jaipur, Fatehpur, Masulipatam, Hyderabad, Delhi e Agra.
  • Tappeti cinesi, probabilmente fra i primi ad essere prodotti con la tessitura annodata, non sono documentati prima della dinastia Ming (secoli XIV-XVII).

In quanto produzione di corte il tappeto cinese sviluppa un tipo di iconografia influenzata dalla cultura delle élite intellettuali predominanti, confuciane, taoiste, buddiste. Nella decorazione compaiono motivi geometrici insieme a temi figurativi di tipo mitologico e simbolico. Lo stile del tappeto cinese si precisa nelle sue forme definitive durante la dinastia Quin (Manchu) nel secolo XVIII.

Nei Paesi europei, dove si diffonde l’importazione dei tappeti orientali, nascono manifatture nazionali, che con la progressiva emancipazione dalle influenze orientali, si caratterizzano per la ricerca di tecniche e linguaggi autonomi legati alle correnti artistiche delle varie epoche. Produzioni notevoli si hanno in Spagna già nel secolo XII e poi con lo stile Mudejar e, dal secolo XVI, in Inghilterra e soprattutto in Francia dove vengono fondate le Manifatture Reali di Gobelin, Beauvais e Aubusson che rappresentano il vertice qualitativo del tappeto europeo. Altri tipi di tappeti annodati o a ricamo sono prodotti dall’epoca rinascimentale anche in Portogallo e nei Paesi Balcanici.

Tecniche di lavorazione

La realizzazione del tappeto orientale è un processo complesso la cui qualità dipende, oltre che dall’abilità degli artigiani, dalle materie del tessuto, dalla tinteggiatura, dal tipo di telaio, dal tipo e densità dei nodi, dal tipo di ordito e di trama. Per l’ordito e la trama è utilizzato normalmente il cotone, per manufatti di grande pregio anche la seta.

Per la formazione del vello si impiegano lane di alta qualità, di pecora, di capra o di cammello, e la seta. Il vello è ottenuto da corti fili annodati all’ordito e serrati strettamente dai fili della trama per mezzo del pettine. I nodi sono fondamentalmente di due tipi: ghiordes o nodo turco e senneh o nodo persiano. Alla fine della lavorazione il vello viene rasato alla lunghezza voluta.

I coloranti usati nella tintura tradizionale delle fibre che formano il vello sono d’origine animale, vegetale e minerale, ma attualmente nella produzione industrializzata sono impiegati largamente i coloranti sintetici.

I telai tradizionalmente usati per la tessitura dei tappeti sono di due tipi: orizzontale, preferito dai nomadi per il suo facile smontaggio e trasporto; verticale, tipico delle manifatture stanziali e adatto alle realizzazioni di grande dimensione e precisione.

Il tappeto moderno

Con la reinvenzione dell’arredo domestico, compiuta dal Movimento Moderno a partire dagli anni venti del secolo scorso, il tappeto trova lentamente una strada originale che dal punto di vista tecnico sperimenta nuove lavorazioni artigianali e industriali, utilizzando, oltre ai materiali tradizionali, anche fibre naturali meno pregiate di quelle dei tappeti orientali o addirittura sintetiche. Il tappeto da pavimento, perdute le connotazioni simboliche, si trasforma in puro elemento decorativo, con disegni prevalemtemente astratti, di forma quadrata, rotonda e ovale o in semplice elemento di comfort specie per le zone soggiorno, i salotti e la zona pranzo.

Nell’evoluzione del tappeto moderno ha avuto un ruolo importante la collaborazione di artisti e designer; esempi celebri sono i tappeti progettati in ambito Bauhaus e quelli firmati da Eileen Grey. Attualmente sono molte le case produttrici di mobili che offrono collezioni di tappeti moderni disegnati da noti designer e realizzati con tecniche industriali o manuali di tipo tradizionale.

Bibliografia

Beaumont R., Carpets and Rugs, London, 1924 (ed. 2010 in Read Books); Milanesi E., Il tappeto. I luoghi, l’arte e la storia, Milano, 2003.

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