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Tecnologie del colore

Definizione

L’origine delle tecnologie del colore si perde nella notte dei tempi, da quando l’uomo si industriò per colorare un supporto, tingere un tessuto o dipingere la terracotta. Dapprima si utilizzarono materiali di origine naturale: minerali, vegetali o animali (insetti e conchiglie compresi). Il processo essenziale consisteva nel ridurre le sostanze coloranti a dimensioni infinitesimali, scioglierle all’interno di un mezzo di dispersione e depositarlo su una superficie o all’interno di una sostanza, quindi farlo evaporare o assorbire. Continui e ripetuti esperimenti permisero di ottenere risultati sempre più funzionali a soddisfare i desideri di abbellimento e protezione dei manufatti dei quali l’uomo si circondava, elaborando i materiali mediante tecnologie relativamente semplici che facevano ricorso a processi come: bruciatura, cottura, bagnatura, evaporazione, essiccatura, macerazione, polverizzazione, frantumazione, distillazione, incollaggio, mescola, fissaggio e pochi altri. Tali prodotti erano poi applicati sui supporti e quivi a volte fissati mediante vari processi di stabilizzazione. Le tecnologie che si sviluppano e consolidano in questa fase iniziano col Paleolitico inferiore e, tra un’invenzione e un approfondimento, conducono fino all’epoca industriale.

Generalità

La prima industria chimica, la Greenford Green, fondata in Inghilterra dal diciottenne William Henry Perkin nel 1857, produceva la malveina, o mauveina, cioè una porpora di anilina (di colore violetto). L’anilina, un composto organico nonché la più semplice ammina della serie aromatica, a sua volta era stata scoperta dal chimico tedesco Otto Unverborden nel 1826, che la ricavò dall’indaco (Indigofera anil). Con l’avvento della chimica organica si resero disponibili nuovi materiali capaci di realizzare una palette di colori assai ampia. I prodotti derivanti dalle nuove tecnologie chimiche segnarono un punto di svolta essenziale per lo sviluppo di tutti i settori produttivi e artistici che necessitavano di procedimenti di colorazione sempre più semplici e, anche se all’inizio non proprio a buon mercato, alla portata di un’industria che tendeva sempre più a slegarsi dai tempi e incertezze dei lunghi e non uniformi processi naturali, rifugiandosi nella maggiore stabilità dei nuovi colori artificiali. Per circa un secolo, dal 1850 al 1950, i fabbricanti di colori utilizzano esclusivamente prodotti organici derivanti dal carbonio, sostituiti poi dai derivati del petrolio.
A loro volta le antiche lavorazioni, trasformatesi dopo un lunghissimo percorso di affinamento delle tecnologie garanti delle finiture superficiali, oggi sono ampiamente superate e non più praticabili per mancanza di manodopera competente soprattutto nei cantieri edili, per oblio delle conoscenze e delle capacità tecnologiche, per obsolescenza di materiali e lavorazioni che quotidianamente si trasformano sotto la spinta dell’incessante innovazione e di regolamentazioni sempre più attente alla tutela ambientale.
Al cambiamento residente nei materiali, prodotti, processi e prestazioni, si sovrappone un approccio tecnologico che tende a privilegiare un tipo di innovazione che si confronta più con l’immateriale che con il sostanziale. Le ricerche di punta nel settore delle tecnologie del colore si stanno dedicando allo sviluppo di soluzioni sempre più affidabili, facilmente applicabili, a prestazione controllata, resistenti a condizioni ambientali più disparate, da quelle più comuni a quelle proibitive. Si stanno rivolgendo alla messa a punto di materiali e polimeri anti inquinamento, autopulibili, resistenti alle azioni meccaniche, ma anche morbidi e gommosi, antigraffiti, cangianti, fotocromici, elettrocromici, termocromici e così via. Per nemesi storica lo sviluppo di soluzioni che adottano nanotecnologie e smart materials rendono ormai questo settore tecnologico fra i più promettenti, soprattutto nella tutela dell’ambiente che in passato, in molte occasioni, ha notevolmente contribuito ad inquinare.

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