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Temenos

Olimpia, Santuario di Zeus.
Olimpia, Santuario di Zeus.

Definizione – Etimologia

Dal gr. τέμνω (divido). Nell’accezione originaria, il termine indicava la dotazione con caratteri di inalienabilità ed ereditarietà, decisa per atto pubblico, di un appezzamento di terreno a un privato, un eroe o una divinità, come attestato di onorificenza. In seguito, il significato e la natura del temenos, pur non perdendo i propri caratteri fondamentali, subirono variazioni fino a giungere in età omerica all’accezione di area consacrata, individuata da un limite e polarizzata da uno o più altari, unici elementi necessari al suo interno. Secondo questo principio si strutturavano dunque sia i santuari che le agorai, cui venivano attribuite funzioni civili e religiose.

Evoluzione storica

Si riconosce dunque nel temenos l’area sacra, chiusa o delimitata in vario modo, permanentemente assegnata al culto di una o più divinità, con le sue strutture. Pur evolvendosi in organismi più complessi, è possibile riconoscere la persistenza e la declinazione di queste componenti all’interno di un’idea generale di spazio consacrato e anche nelle forme particolari che questo assumeva in relazione a fattori topografici, a monumenti sacri, alla consequenzialità delle costruzioni e alle esigenze cultuali.
Assumendo il ruolo di chiusura dello spazio sacro, il limite poteva essere individuato da barriere vegetali, come cespugli o alberate, da elementi naturali, quali corsi d’acqua o rupi, da una serie di elementi puntuali come cippi di confine, anche iscritti (horoi), o ancora da un muro di recinzione continuo (peribolos), stabilendo così differenti relazioni col contesto esterno. L’ingresso all’area, se non ottenuto per mezzo di semplici accessi attraverso la recinzione, poteva essere enfatizzato mediante le forme di un propylon.
All’interno dello spazio sacro, in seguito a una generale tendenza che a partire dall’VIII sec.a.C. vide una progressiva monumentalizzazione delle aree di culto, il tempio, e talvolta i templi, acquisirono preminenza spaziale nei confronti dell’altare, rivestendo così un ruolo di maggiore rappresentatività. Oltre questo, tuttavia, lo spazio sacro poteva anche comprendere edifici finalizzati alla protezione dei doni votivi (thesauroi), strutture per i pasti rituali (hestiatoria), edifici per rappresentazioni o agoni sacri, come teatri e stadi, edifici per l’accoglienza dei pellegrini (katagogheia), strutture di minor rilievo, quali stoai, ed elementi naturali consacrati, quali rocce, grotte, sorgenti e boschi sacri (alse).
Individuati i suoi elementi costitutivi, si riconoscono due sintassi nella costruzione di un temenos, delle quali una è articolata sulle relazioni definite da volumi all’interno di uno spazio che li enfatizza come autonomi e chiaramente riconoscibili (Olimpia, Santuario di Zeus), mentre l’altra attribuisce a questi la costruzione del limite, secondo una concezione spaziale ulteriormente sviluppata in età romana (Pompei, Foro).

Bibliografia

Berquist B., The Archaic Greek Temenos. A study of structure and function, Lund 1967; Sourvinou-Inwood C., Early sanctuaries, the eight century and ritual space. Fragment of a discourse, in Greek sanctuaries. New approaches, London, New York 1995.

Pompei, il temenos nel Foro.

Pompei, il temenos nel Foro.

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