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Tempra

Dal latino temperare, “mescolare”, “unire”, “combinare in giusta misura”, il termine tempra (impropriamente “tempera”) indica il processo di indurimento artificiale di alcuni materiali (vetro, acciaio, metalli, plastiche) finalizzato ad aumentarne la resistenza, che consiste nel portarli ad alta temperatura e a successivo rapido raffreddamento. 
Nel vetro, la tempra avviene portando il materiale ad una temperatura di poco inferiore a quella di rammollimento e raffreddandolo poi con getti d’aria fredda; nell’acciaio il procedimento consiste nel riscaldare il materiale a velocità moderata e mantenerlo ad alta temperatura per un tempo variabile. 
Il raffreddamento viene effettuato con acqua, soluzioni saline o con oli minerali e può avere diverse velocità, in funzione delle quali si ha la tempra ordinaria (acciai molto duri ma fragili), isotermica (acciai mediamente duri e poco fragili), dolce (acciai limitatamente duri), superficiale (acciai duri in superficie). 
In una seconda accezione (in riferimento alla quale tempera risulta più appropriato dell’arcaico tempra), il termine indica un particolare tipo di tinteggiatura in cui i pigmenti sono “stemperati”, cioè sciolti e mescolati in una soluzione di acqua e colla; la sua peculiarità è di impiegare come legante soluzioni a base di colla, tradizionalmente di origine naturale (latte di caseina, colla di farina, colla animale), oggi di origine sintetica (a base vinilica o acrilica). 
A differenza delle tecniche a fresco o della stereocromia, la tempra necessita di supporti asciutti, ben intonacati e rasati; si applica a secco in almeno due strati (fondo e finitura) con pennelli o rulli. 
La tempra ha caratteristiche di opacità, bassa trasparenza e scarsa resistenza all’acqua; economica e di facile impiego, essendo poco coprente, non lavabile e tendente a sfarinarsi facilmente (oltre a doversi completamente asportare in caso di ripristini o integrazioni) è utilizzata prevalentemente in ambienti interni come cantine, sgabuzzini o rimesse.

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