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Terranuova

Cherasco, pianta della città in un'incisione storica.
Cherasco, pianta della città in un'incisione storica.

Definizione – Etimologia

Terranuova, come terra murata, castello o borgo franco fa riferimento al fenomeno, esteso a tutta l’Europa medievale, della fondazione di centri urbani a opera di privati come di istituzioni pubbliche a scopo di presidio militare, per favorire il popolamento delle campagne, promuovere la produzione agricola e l’attività commerciale. Le terrenuove si distinguono per la regolarità dell’impianto urbano a schema preordinato, organizzato dal reticolo viario a scacchiera. La definizione è applicata particolarmente al fenomeno delle terrenuove fiorentine.

Processo formativo e filoni tipologici

Le terrenuove in quanto centri realizzati ex novo utilizzano un disegno planimetrico desunto da quello romano applicato alla fondazione delle colonie. Infatti, la planimetria delle terrenuove è generalmente quadrangolare (quadrata o rettangola), coordinata con il reticolo stradale interno. Il tipo più semplice è rappresentato dai nuclei aventi una sola strada longitudinale, collegante le due porte principali, e strade secondarie disposte normalmente secondo lo schema a doppio pettine (S. Damiano d’Asti, Castelfranco d’Emilia). Si passa poi al nucleo impostato su due strade parallele longitudinali (Massa Marittima, Carmagnola) che hanno funzioni differenti: a carattere commerciale l’una e in funzione del traffico l’altra. Il tipo maggiormante diffuso è rappresentato dalle città imperniate su due assi che si incrociano ortogonalmente (Cherasco, Cravalcore, Castelfranco in Valdarno), in cui le strade determinano isolati uniformi pressoché quadrati e le piazze risultano innestate all’incrocio dei due assi generatori sempre distinti per la loro larghezza. In corrispondenza della viabilità principale della terranuova sono ubicate le porte che si aprono nella cinta muraria realizzata in pietra o laterizio e dotata di torri principali e secondarie, camminamenti, merlature nonché apparati a sporgere per la difesa. Entro le mura il costruito occupa la fascia perimetrale degli isolati in modo da lasciare uno spazio libero all’interno (fra le parti tergali dell’edificato) che veniva utilizzato per la produzione ortiva, in modo da consentire la sopravvivenza della popolazione in caso di assedio. L’edilizia abitativa si elevava per due o tre piani fuori terra e al piano terreno poteva ospitare botteghe e laboratori. In svariati casi le costruzioni in fregio alle strade principali presentavano il piano terreno porticato (S. Giovanni Valdarno, 1295; Castel San Pietro, 1119; Castelbolognese, 1388; Firenzuola, 1306-32).

Evoluzione storica e caratteri architettonici

La fondazione di terrenuove fu inizialmente e a lungo appannaggio di grandi signorie territoriali (in Liguria i Del Carretto e i Doria; in Toscana gli Albizi, gli Aldobrandeschi e i Guidi), ma tra la fine del XII e i primi del XIII secolo l’iniziativa divenne prerogativa delle città e la fondazione di terrenuove venne intesa in funzione antifeudale e antisignorile e come affermazione dell’autonomia comunale (almeno per l’Italia centrosettentrionale).
In Francia si ebbero fin dal XII secolo esempi di terrenuove, città franche a schema ortogonale, che si identificano con il nome di Villefranche, Villeneuve, Bastide, Sauveterre. Gli impianti urbani sono rettangolari o poligonali e il centro è costituito dalla piazza del mercato. Alcuni sono impostati su fasci di strade parallele con andamento longitudinale (Bastide de Clairence, Villefrance du Queyron, Ville Comtal), altre presentano planimetria a scacchiera (Aigues Mortes, S. Foy la Grande, Carcassonne). In Germania la creazione di nuove città occupa specialmente il XIII secolo; i centri possono essere ad asse unico longitudinale (Magdeburg, Lubecca, Aken), a fuso (Wittemburg, Norimberga, Alstadt/Brunswick) o ad assi irregolari (Friburgo, Göttingen). In Gran Bretagna sono presenti bastides nel Galles che richiamano le città nuove della Francia e della Germania e furono fondate specialmente per la colonizzazione; fra le principali si ricordano Flint, Gonway, Carnarvon, Anglesey.
Nella penisola iberica si ebbe un notevole sviluppo di nuovi centri dopo il 1000 come fenomeno conseguente la “Riconquista” che segnò la vittoria dell’elemento cattolico su quello arabo. Alcune di queste città, come Puente de la Reina e Sanguesa, fondate nei primi decenni del XII secolo, appartengono alla serie delle città “di percorso” connesse con il pellegrinaggio al santuario di S. Giacomo di Compostela; Castellon, Nules, Villareal, Almenara, Soneja e altre, sorte come nuovi poli di organizzazione nelle aree conquistate ai regni musulmani, vennero dotate di una piazza, di una chiesa, della sede per il Consiglio.
In Italia il fenomeno delle città di fondazione va di pari passo con l’affermarsi dei comuni cittadini (solo nel Nord Italia si possono contare circa 200 nuovi centri) e con la conquista del territorio di pertinenza. Rivelatrici in questo senso sono le denominazioni di Villanuova, Terranuova, Borgonuovo, Castelnuovo.
Le terrenuove fiorentine (o terre murate) rispondevano contemporaneamente all’esigenza di presidiare il territorio, promuovere il popolamento, controllare la viabilità e l’economia in funzione antinobiliare e antifeudale. La loro fondazione interessa il Valdarno (a monte e a valle di Firenze) e il Mugello, area attraversata dalla viabilità di valico da e per la Romagna e la pianura padana. Fanno parte delle terrenuove del Valdarno S. Croce e Castelfranco di Sotto (1250-60), S. Giovanni (1296-99), Castelfranco di Sopra (1299), Terranuova (1337); le terrenuove poste a nord di Firenze, sulle direttrici transappenniniche del Mugello, comprendono Castel San Barnaba (Scarperia, 1306) e Firenzuola (1306/1332); erano previste, ma poi non realizzate, le terrenuove di Plano de Asentio e Giglio. Gli schemi urbanistici fondamentali si riferiscono all’impianto quadrato con piazza all’incrocio degli assi principali, o rettangolare con prevalenza dell’asse viario longitudinale e piazza che occupa tutta la larghezza dell’abitato compreso entro le mura. A S. Giovanni la via principale e le strade parallele definiscono isolati rettangolari e i lotti abitativi, sviluppati in profondità, presentano fronte stradale limitato; inoltre erano presenti vicoli di servizio (coperti a volta) che permettevano l’accesso agli spazi ortivi che occupavano le parti tergali delle abitazioni.
Il Palazzo pubblico sorge al centro della piazza “passante” ed è circondato da un porticato; per questo, come per l’impianto urbano, si fa riferimento a un possibile progetto di Arnolfo di Cambio.
Un disegno derivato da S. Giovanni è quello dell’abitato di Castel San Barnaba/Scarperia per cui si fa riferimento alla progettazione di Andrea da Pontedera o Pisano; la terranuova è organizzata da un fascio di strade longitudinali intersecate ortogonalmente da vie secondarie che delimitano isolati rettangolari. La piazza si innesta tangenzialmente alla via principale e su di essa si innalzano il Palazzo pubblico (o dei Vicari) e la chiesa; il primo, di notevole esuberanza dimensionale, occupa la profondità di due isolati e si salda tergalmente alla cortina delle mura. I criteri di ordine e regolarità delle terrenuove fiorentine sono stati interpretati come una possibile anticipazione delle ricerche sulla forma della città elaborate nei trattati del Quattrocento toscano, ma rivelano piuttosto una prassi urbanistica matura in linea con le esperienze in atto nell’occidente europeo.

Bibliografia

Friedman D.H., Terre nuove. La creazione delle città fiorentine nel tardo medioevo, Torino, 1996; Guidoni E. (a cura), Città nuove medievali: San Giovanni Valdarno, la Toscana e l’Europa, Atti del Convegno (San Giovanni Valdarno, 20-21 novembre 2003), Roma, 2008; Guidoni E., Arte e urbanistica in Toscana 1000-1315, Roma, 1970; Moretti I., Le “terre nuove” del contado fiorentino, Firenze, 1979; Pirillo P., Creare comunità, Roma, 2007.

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