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Tetto (progettazione)

Definizione – Etimologia

Dal latino tégere, coprire. sub-sistema di un organismo edilizio o architettonico del quale costituisce il coronamento, proteggendolo dagli agenti atmosferici e dalle nocive influenze del clima (acqua, neve, sole, grandine, vento, freddo, caldo). L’aspetto del tetto è sintesi dei materiali di cui è composto, delle tecniche costruttive adottate e del loro grado di articolazione. Si distinguono tetti con superfici piane variamente inclinate (tetto a falde o tetto piano) o con superfici curve (cupole, calotte, a botte o ad arco gotico). La manualistica fa risalire la genesi del tetto all’epoca preistorica (paleolitico) quando l’uomo, per proteggersi dalle intemperie, si costruì una primitiva forma di riparo con rami piantati nel terreno, curvati, uniti al centro e ricoperti di foglie e fango. Progressivamente, quando i ripari divennero più stabili, il tetto si trasforma in un elemento autonomo appoggiato e realizzato solitamente con rami disposti a raggiera, congiunti alle intersezioni e coperti di fango, corteccia e paglia.

I trattatisti affermano che da queste primitive soluzioni di copertura nacquero e si svilupparono, differenziandosi, le prime forme di tetti a falde diffusesi sia in Occidente che in Oriente (dove la tipologia più comune è il tetto a padiglione con le falde ricurve verso l’alto). In Europa i primi esempi stabili di tetti a falde sono comparsi in Grecia dal VI sec. a.C., diffondendosi in seguito nel mondo ellenistico. Già in tale epoca si faceva largo uso di tegole in argilla per il manto di copertura (principalmente due tipi, il tetto laconico e il tetto corinzio). I Romani, per coprire gli ampi edifici civili e religiosi, inventarono la capriata lignea poggiante sui muri perimetrali.

Principali caratteristiche e tipi di tetto

Gli elementi fondamentali di un tetto sono:

  • la struttura portante o primaria, dimensionata per sostenere il peso proprio e i carichi accidentali. Essa può essere continua, quando realizza un appoggio uniforme in ogni punto per gli elementi di tenuta, o discontinua, quando è formata da un’orditura gerarchizzata di elementi che sostengono e proteggono il manto di copertura;
  • la struttura secondaria, costituita da travetti di dimensioni minori;
  • gli elementi di tenuta all’acqua;
  • il sistema di raccolta e smaltimento delle acque (grondaie, bocchettoni, discendenti, pluviali, doccioni).
Tetto a falde inclinate (o a spioventi)

Storicamente il più diffuso, assicura un rapido scorrimento per gravità ed un veloce allontanamento delle acque meteoriche. La pendenza deve garantire sia il corretto deflusso, sia la stabilità degli elementi del manto di copertura. Essa dipende sia dalla zona climatica, sia dai materiali adottati (più sono scabrosi, elaborati o permeabili, maggiore deve essere l’inclinazione della falda). Di norma si hanno pendenze fra 30-45%; superato tale valore si ricorre a sistemi di ancoraggio degli elementi di tenuta. Se l’inclinazione della falda è pronunciata si ottiene un piano sottotetto abitabile, chiamato comunemente “mansarda” (cfr. F. e J.H. Mansart).

Lungo lo sviluppo del tetto a falde nei secoli si sono consolidati due modi – e molte declinazioni areali – per risolvere il raccordo con la parete esterna: nel primo le falde aggettano rispetto alle pareti verticali, proteggendole; nel secondo il tetto è contenuto nell’involucro murario e la linea di gronda trova sede entro un cornicione più o meno sporgente.

In base alla morfologia si possono avere tetti a falda unica, a doppia falda, a padiglione (una falda per ogni parete sottostante), alla Mansart (quando la falda ha due o più pendenze).

Componenti del tetto a falde sono:

  • struttura portante, normalmente discontinua:
  • legno (massello o lamellare) mediante l’uso di travi o di capriate. In Italia si distinguono principalmente due sistemi, con diverse varianti: alla “lombarda” o alla “piemontese” (copertura inclinata);
  • acciaio, con travi inclinate o con capriate i cui elementi sono congiunti tramite saldatura, bullonatura o chiodatura.

L’orditura secondaria è realizzata con profilati a C, a L o a Z fissati ai puntoni con squadre e angoli metallici che continua, di solito, in calcestruzzo o laterocemento. Si caratterizza per un solaio inclinato la cui tessitura dei travetti può essere parallela alla linea di gronda o ad essa ortogonale.

Gli elementi in laterizio (pignatte o tavelle) possono essere sostituiti da una soletta piena. Di norma è realizzata in opera, necessita di casseforme e, nel caso di pareti in muratura, anche di un cordolo in calcestruzzo come base d’appoggio. Vi sono capriate in calcestruzzo armato, anche se poco usate perché pesanti e dispendiose.

Elementi di supporto del manto di copertura (impalcato) sono costituiti, di solito, da un assito (tavolato in legno), o da un pianellato di laterizio, o da un tavellonato, o da uno strato di cls su tavolato oppure da tavelle, semplici o armate. Al di sopra di tali strati si dispongono di norma materiali termoisolanti al fine di assicurare la resistenza termica globale del tetto prestabilita.

Manto di copertura: strato più esterno e visibile, la cui morfologia costituisce l’elemento distintivo non solo del tetto, ma anche dell’edificio. È la superficie a diretto contatto con gli agenti atmosferici: deve essere impermeabile, leggera, resistente alle sollecitazioni meccaniche e con basso coefficiente di conduttività termica. È realizzato generalmente su orditura in legno semplice o incrociata, con:

  • elementi di piccole dimensioni, quali laterizi, principalmente coppi e tegole piane o curve (romana o embrice, portoghese, marsigliese, olandese), pietre (scandole, soprattutto ardesie), materiali bituminosi rinforzati con velo vetro e scaglie di ardesia (tegole canadesi), legno (scandole) e paglia di segale o canne (più raramente). Attualmente di stanno diffondendo anche tegole con tecnologia fotovoltaica;
  • lastre piane, ondulate o nervate, le quali possono essere metalliche (di piombo, di acciaio zincato, di alluminio, di rame), in fibrocemento o in materiale termoplastico (generalmente trasparente).

Le lastre sono di spessore esiguo, di facile montaggio ma prive di capacità coibente. Solitamente hanno superficie liscia tale da consentire minori pendenze rispetto ai laterizi. È buona norma, soprattutto in caso di laterizi, predisporre sistemi di microventilazione sotto il manto di copertura, per eliminare ristagni di umidità, contribuire all’isolamento degli ambienti sottostanti e limitare fenomeni di dilatazione termica dovuti a eccessiva differenza di temperatura fra gli strati superiori ed inferiori del manto.

Tetto piano

Già usato in Asia Minore (Assiri, Babilonesi e Fenici) nell’età preclassica, si è diffuso soprattutto nei paesi caldi del bacino Mediterraneo. A partire dagli inizi del XX secolo ha conosciuto una grande applicazione grazie all’avvento del Movimento Moderno prima, e dell’International Style poi, diventando uno dei simboli della nuova estetica architettonica, basata sulla linea retta, sulla regolarità dei volumi e sulla semplificazione e purezza delle forme. I Maestri del Movimento Moderno lo consideravano, inoltre, un’ulteriore superficie da utilizzare per funzioni soprattutto ricreative (si pensi, ad esempio, al “tetto giardino”, uno dei cinque punti della “Nuova Architettura” di Le Corbusier).

Anche nel tetto piano sono presenti falde di modesta pendenza per convogliare le acque verso i punti di raccolta (da 0,5 – 2% per quelli praticabili, fino all’8%). Componenti di un tetto piano sono:

  • struttura portante, di norma continua, realizzata con un solaio in laterocemento, ma esistono anche strutture discontinue in acciaio o, più raramente, in legno;
  • massetto delle pendenze, ottenuto con calcestruzzo alleggerito o, se la falda è di notevoli dimensioni, con strati di mattoni forati ad altezza variabile su cui si stende il calcestruzzo;
  • strato termo-isolante e guaina impermeabilizzante, anche con barriera al vapore;
  • piano di calpestio con pavimento; se il tetto non è praticabile si può proteggere lo strato impermeabilizzante con la ghiaia.

Bibliografia

Acocella A., Tetti in laterizio, Roma, 1994; Acocella A., Torricelli M. C., Il tetto come elemento di architettura, Carate Brianza, 1999; Benedetti C., Bacigalupi V., Materiali e progetto, Roma, 1996; Capomolla R., Mornati S., Vittori C., Solai, coperture e volte, Roma, 1995; Consorzio Produttori Tegole in Cemento (a cura), Il sistema tetto, Rimini, 1992; Neufert E., Enciclopedia pratica per progettare e costruire, Milano, 1978; Schunk E., Finke T., Jenisch R., OSTER J.H., Atlante dei tetti, Torino, 1999; Strappa G., Unità dell’organismo architettonico: note sulla formazione e trasformazione dei caratteri degli edifici, Bari, 1995.

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