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Tholos

Micene (Grecia), pianta e sezioni del Tesoro di Atreo, XIII sec. a.C. ( da G. Rocco, 1994).
Micene (Grecia), pianta e sezioni del Tesoro di Atreo, XIII sec. a.C. ( da G. Rocco, 1994).

Definizione – Etimologia

Gr. θόλος, edificio a pianta circolare spesso associato a culti funerari, eroici o dinastici, o adibito a thesauros. Il termine, se in Vitruvio indica la sola copertura a cupola di una rotonda, per successiva estensione individua l’intera struttura a forma circolare. Più comunemente, il termine è impiegato per indicare l’edificio funerario tipico dell’architettura micenea, sebbene il Robert sostenesse già nel 1939 che per queste architetture fosse più corretta la definizione di thymele, peraltro attestata in documenti epigrafici riferiti alla tholos di Epidauro.

Generalità e sviluppo tipologico

La tholos micenea è in parte costruita e in parte ricavata nella roccia: un corridoio ipetro scavato nel terreno, ma spesso rivestito da muri di contenimento (dromos) conduce a una camera funeraria circolare, coperta con pseudocupola formata da filari di conci lapidei, concentrici e progressivamente aggettanti verso il centro, che vanno a chiudere il vano in sommità senza realizzare una struttura spingente come una vera cupola. La porta di accesso alla camera centrale presenta un grande architrave monolitico sormontato da un’apertura di forma triangolare, chiamato triangolo di scarico, accorgimento necessario per evitare carichi eccessivi sull’architrave stesso. Nel cosiddetto Tesoro di Atreo, a Micene, la porta è inquadrata da un ordine di semicolonne e la superficie esterna, compresa la lastra che chiude il triangolo di scarico, è riccamente ornata da fregi in pietra decorati a rilievo con motivi geometrici policromi. Il tipo mostra, nella pseudocupola coperta esternamente da un tumulo, l’evidente memoria delle sepolture in uso nel Medio Elladico, anche se, sullo sviluppo di questa architettura funeraria, è probabile che abbiano influito pure le simili tombe circolari minoiche, ancora in uso a Creta in età micenea.
Nell’architettura greca, la tholos può essere semplice, costituita cioè da un singolo vano circolare, o periptera, circondata da una fila di colonne disposta attorno al nucleo centrale.
La tipologia semplice, senza peristasi, è stata a volte adottata nella realizzazione di hestiatoria per la consumazione dei pasti rituali comunitari. L’uso è attestato in antico, come dimostra l’edificio di Lathouresa, in Attica, datato al VII sec. a.C., che è stato interpretato come una sala per banchetti sacrificali collettivi. L’ambiente, a pianta circolare e probabilmente ipetro, presenta una banchina perimetrale, disposta lungo le pareti interne attorno a un focolare centrale semicircolare, ed è certamente antesignano delle tholoi destinate a banchetti pubblici che si trovano in età classica nelle agorai di Atene ed Eretria.
Il grande edificio ateniese, costruito tra il 470 e il 460 a.C. ai piedi del Kolonos Agoraios, era deputato a conservare i pesi e le unità di misura ufficiali, nonché a ospitare i banchetti di pritani, funzionari pubblici ma anche ospiti di Stato; a tal scopo, era disposto un filare di klinai o di banchine in muratura lungo il perimetro interno. La grandezza e la complessità del tetto imposero una inusuale fila interna di sei colonne a sostegno della copertura.
La tipologia della tholos dotata esternamente di peristasi appare già intorno al 580 a.C. nella tholos dorica del santuario di Apollo a Delfi, ma troverà ampia diffusione solo nel IV sec. a.C., come dimostrano le tholoi doriche del santuario di Athena alla Marmarià, sempre a Delfi, e di Epidauro e il monumento ionico voluto da Filippo II a Olimpia per celebrare, assieme alla vittoria di Cheronea, la dinastia degli Argeadi. Tutti gli esemplari di età tardoclassica presentano l’interno articolato con colonne libere o semicolonne di ordine corinzio, secondo i caratteri tipici del periodo ravvisabili nella commistione degli ordini architettonici e nella tendenza a impreziosire gli interni.
L’impiego del tipo persiste in età romana, pur con qualche variazione, tanto che nella Villa Adriana a Tivoli, in località Roccabruna, su un grande basamento cubico si erge una tholos con cella a pianta ottagonale non equilatera, circondata da una peristasi di sedici colonne; sempre a Villa Adriana, la tipologia è rappresentata anche nel padiglione circolare di Afrodite Cnidia, la cui cella era circondata da una peristasi di ordine dorico.
La tholos, nell’accezione di edificio per la celebrazione di un eroe (heroon) sarà ripresa nella realizzazione dei mausolei imperiali tardoantichi (Mausoleo di Galerio a Salonicco) e in alcune tra le più antiche chiese paleocristiane, i cosiddetti martyria, che pure riprendono la pianta circolare delle tholoi e ne ereditano in qualche modo la vocazione ad heroa, in quanto monumenti concepiti come commemorativi ed eretti preferibilmente in luoghi di martirio (Roma, S. Stefano Rotondo).
Il tema, in commistione con quello dei templi circolari, verrà variamente ripreso e sviluppato in tutta l’architettura rinascimentale, barocca e, in seguito, neoclassica. Uno dei primi esempi di rielaborazione, in chiave rinascimentale, degli antichi impianti circolari con peristasi si trova a Roma, nel Tempietto progettato nel 1502 da Bramante per il chiostro di San Pietro in Montorio, luogo in cui la tradizione cristiana colloca il martirio di San Pietro.

Bibliografia

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