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Timpano

Timpano con altorilievi raffiguranti soggetti mitologici (Xantos, monumento alle Nereidi).
Timpano con altorilievi raffiguranti soggetti mitologici (Xantos, monumento alle Nereidi).

Definizione – Etimologia

Dal greco tympanon, porzione di muro triangolare racchiusa all’interno della cornice del frontone, situata al di sopra dell’architrave nei lati corti del tempio greco.
Il termine contraddistingue anche lo strumento musicale a percussione e la parte terminale del condotto uditivo indicando la membrana tesa a coprire una cavità circoscritta da una corona perimetrale. Probabilmente, fin dall’antichità, il termine è stato usato in architettura per analogia con lo strumento musicale, riferendosi al diaframma murario –liscio, scolpito o dipinto– che come una membrana chiude lo spazio altrimenti vuoto delimitato dalla cornice del frontone. Si tratta quindi di una superficie di tamponatura, senza valore tettonico. Spesso è usato come sinonimo di frontone che tuttavia comprende anche la cornice orizzontale e i rampanti.

Generalità e storia

Benché la sua genesi sia legata alla struttura del tempio greco e quindi alla forma triangolare del frontone, alcuni esempi ellenistici e romani di frontoni e timpani semicircolari (biblioteca, Efeso; Iseum Campense, Roma) permettono di estendere l’uso del termine anche alla porzione di muro all’interno di un arco sopra la sua linea di imposta (anche lunetta).
In analogia col frontone, il timpano può essere detto spezzato quando la cornice orizzontale è interrotta provocando l’elisione di parte della superficie (palazzo di Diocleziano, Spalato; templi di Termessos e Mileto; arco di Orange, facciata laterale; cappella dell’Escorial) o assente (finestre dell’ultimo livello di palazzo Farnese, Roma) o quando i rampanti sono separati (palazzo Budini Gattai, Firenze). Di dimensioni ridotte, generalmente triangolare o come porzione di circonferenza ma anche di forme più complesse, il timpano può essere situato al di sopra delle bucature definendone la terminazione superiore.
I temi iconografici e l’organizzazione della decorazione timpanica si definiscono tra il VI e il V secolo a.C., con alcune varianti nel tempio italico e romano.
Forse in epoca arcaica il timpano era ornato da pitture ma le poche tracce superstiti non consentono di dedurre una tipologia. Nei primi esempi di timpani scolpiti (Corfù; Peloponneso nord-orientale) ricorrono rappresentazioni simmetriche di motivi religiosi – Gorgone o leoni in genere affrontati e nell’atto di divorare una preda – con valore apotropaico. Dalla fine del VI sec. a.C., appaiono temi mitologici con tentativo di resa spaziale più libera (Atene); la divinità resta nell’asse della composizione ma compaiono quadrighe di profilo, gigantomachie per gruppi staccati (Tesoro Megarese, Olimpia), figure giacenti ai lati. Dal V sec. a.C. le scene si animano grazie a sculture a tutto tondo o in altorilievo con accentuazione del movimento centripeto o centrifugo rispetto all’asse (templi di Aphaia, Egina; Zeus, Olimpia). Nel Partenone si definisce la caratterizzazione dei timpani orientale con scena statica e occidentale con scene di movimento; una simmetria meno rigida, l’uso del tutto tondo, la disposizione obliqua di alcune figure, il moto divergente impresso a quelle stanti e giacenti, dilatano lo spazio in profondità. Con il tempio di Asklepios a Epidauro i temi mitologici sono espressi in modo ugualmente mosso su entrambi i timpani ma è una tendenza religiosa che si estingue rapidamente durante l’Ellenismo, in cui i timpani vengono animati da elementi puramente decorativi.
Nel tempio italico il timpano in muratura è costruito a piombo rispetto alla facciata, con frontone molto sporgente (tempio di Nemi). In genere il timpano è liscio, privo di ornamenti, mentre dalla metà del IV sec. a.C. appaiono sculture a tutto tondo, spesso in aggetto rispetto allo spazio frontonale, con grande libertà nella scala di rappresentazione. Nel III sec. a.C. influenze greche, sia nei temi sia nell’organizzazione spaziale fanno la loro comparsa (templi di Giunone Cerite a Falerii Veteres; Apollo dello Scasato).
Il timpano del tempio romano di epoca repubblicana deriva da quello italico. In genere è formato da un muro a blocchi regolari a filo della facciata. In seguito, con la comparsa della scultura a rilievo, si attenua il ruolo della cornice orizzontale come piano di appoggio e prevalgono i temi iconografici di assemblee di divinità, figurazioni mitiche (Romolo e Remo), divinità isolate con i loro attributi ma anche trofei, armi, ghirlande o, soprattutto in Oriente, simboli (Sole, Luna, stelle, aquila, le tre porte, imago clipeata, busti sorretti da figure alate) legati alla concezione del timpano come parte dello spazio celeste, accolta anche nell’arte cristiana.
Dal Rinascimento il frontone viene gradualmente adottato nella terminazione delle facciate chiesastiche, in genere con timpano liscio (S. Agostino, Roma) o con oculo centrale (S.M. Novella, Firenze; S.M. delle Carceri, Prato), mentre nelle ville accoglie rilievi araldici (Poggio e Caiano) o una copiosa decorazione scultorea che dispone le figure, umane e non, giacenti e stanti, sul modello dei templi greci del V-IV secolo (ville Barbaro a Maser; Emo a Fanzolo; casino di Pio IV, Vaticano).
Nelle edicole si diffondono frontoni curvilinei, con timpano a conchiglia, triangolari con rilievo centrale di soggetto religioso o profano (tabernacolo della Mercanzia, Orsammichele, Firenze) o imago clipeata (arco di Castelnuovo, Napoli). Di limitate dimensioni sono posti sopra portali e finestr»e di palazzo, talvolta alternati (palazzi Branconio e Jacopo da Brescia, Roma), generalmente lisci ma, soprattutto fuori d’Italia, riccamente scolpiti con teste o busti in aggetto, decorazioni geometriche (Fontainebleau, ala Charles IX), mascheroni, cornucopie, mensole, delfini (Louvre, ala Lescot, Parigi; palazzo di Carlo V, Granada). Con la diffusione del bugnato rustico a volte il timpano, spezzato o meno, viene invaso da bugne (palazzi Maccarani e Caffarelli Vidoni, Roma).
I modelli rinascimentali permangono con varianti (trasformazione del frontone, ondulazione, rilievi) fino a inizio ‘900 (porta delle Suppliche, Firenze; palazzi Barberini e Propaganda Fide, Roma; S.M. della Sanità dei Crociferi, Milano; oratorio della Madonna del Rosario, Siena; arco del Meloncello, Bologna; Foro Italico, Roma).

Bibliografia

Arias, P.E., ad vocem in Enciclopedia dell’arte antica, vol. III, coll. 744-749; Ruschi P., Il “timpano alternato” e la sua rinnovata fortuna nel tardo Quattrocento, in «Studi di storia dell’arte, 1, 1990, pp. 73-94.

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