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Titanio (restauro)

Elemento chimico (Ti), metallo del blocco d, periodo 4, IV gruppo, numero atomico 22; bianco metallico. Abbondante in natura (IX per diffusione e IV tra i metalli, dopo Al, Fe e Mg) venne scoperto tardivamente e valorizzato solo alla metà del XX sec. con un processo di riduzione che ne consentì l’impiego a costi, tuttavia, ancora troppo elevati per l’edilizia. Presente nelle rocce ignee (ilmenite, leucoxene, perovskite, rutilo e anatase), sotto forma di ossidi complessi con impurità, a cui si deve la naturale colorazione scura; reso puro (99,0÷99,5%) si presenta bianco e brillante. Mostra eccellenti proprietà ingegneristiche: alta resistenza, discreto modulo di elasticità, basse densità, conducibilità e dilatazione termica, relativa facilità di lavorazione, biocompatibilità (ipoallergenicità, essenziale per l’impiego biomedico), non magnetico, può sostenere temperature elevate (p. di f.: 1660°C), buona durezza, eccellente resistenza alla corrosione (in particolare all’acqua salina), alla cavitazione e agli urti. Può essere formato a caldo; a freddo prevale la forte tendenza a riacquisire la forma originaria. La stabilità è dovuta alla formazione di un film, tenace ed altamente protettivo, d’ossido superficiale, capace di ricostruirsi se danneggiato.

Il biossido di titanio è proposto anche quale protettivo antibatterico, usato in trattamenti foto-catalitici contro gli effetti dell’inquinamento e quale protettivo anti graffiti. Il titanio puro costituisce circa un terzo della produzione, le leghe i rimanenti due terzi. 
La malleabilità ne consente l’impiego in pannelli compositi (adottati in architettura, derivati dall’aeronautica) come inalterabile finitura con una vasta gamma cromatica. La stabilità alla corrosione e all’ossidazione, insieme alla stabilità termica e alle caratteristiche meccaniche, ne consentono l’adozione negli interventi strutturali minimamente invasivi, nel consolidamento di statue, elementi litici e murature in contesti d’architettura tutelata. Recentemente il titanio è stato impiegato per il rivestimento di architetture contemporanee di grande impatto visivo come il notissimo Guggenheim Museum Bilbao (Frank Gehry, 1997) dove però, nel tempo, ha dato numerosi problemi di ossidazione e deformazione, richiedendo continui restauri.

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