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Triconco

Colonia (Germania), San Maria in Campidoglio.
Colonia (Germania), San Maria in Campidoglio.

Definizione – Etimologia

Edificio o parte di edificio realizzato su uno schema planimetrico costituito da un vano quadrilatero, su tre lati del quale si aprono tre spazi absidati. Il termine è infatti un composto di tri– e κóγχη (abside, conchiglia), ed è sinonimo di tricoro, trilobo, o più genericamente trifoglio. Ove si tratti di un edificio a pianta centrale, con quattro esedre aperte su un vano quadrato, si parla di quadriconco o tetraconco.
Il triconco può essere un elemento autonomo o costituire la terminazione centralizzata di un impianto longitudinale.

Generalità

Lo schema, grazie alla sua capacità di definire uno spazio unitario ma articolato in ambienti sussidiari o specializzati, ha ampia diffusione nell’architettura classica, sia civile (ville, palazzi, ambienti termali), sia funeraria. In età paleocristiana il modello viene applicato sia a spazi liturgici a pianta centrale (sacelli di diversa funzione memoriale e battisteri), sia come corpo absidale giustapposto a navate basilicali: tra gli esiti più noti, ricordiamo l’abside tricora della basilica martiriale di San Felice a Cimitile (primi anni V secolo) e San Lorenzo a Milano (impianto quadriconco). Nell’Oriente cristiano si sviluppa in particolare la connessione tra edifici martiriali triconchi e culto della Vergine, muovendo dalla ricostruzione giustinianea della basilica di Betlemme.
Il modello si afferma come completamento di sistemi di navate longitudinali soprattutto nel romanico di Colonia, a partire da Santa Maria in Campidoglio (consacrata nel 1065), per arrivare a San Martino il Grande e ai Santi Apostoli (seconda metà XII secolo); a sud delle Alpi, San Fedele a Como è l’esempio più prossimo ai casi romanici mitteleuropei, sebbene l’abside in asse abbia conformazione differente dai bracci del transetto.
Tra le sintesi gotiche più precoci si segnala il santuario-mausoleo di Santa Elisabetta a Marburgo, promosso dall’Ordine Teutonico nei decenni centrali del Duecento: tre bracci absidali uguali e senza deambulatorio si innestano sul corpo longitudinale a sala.
La cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore, nelle forme consolidatesi nel XIV secolo, rappresenta l’approdo più complesso dell’applicazione del triconco nella cultura gotica: su un impianto ottagono cupolato, innestato sul corpo longitudinale a tre navate, la dilatazione centrica è data dall’apertura di tre absidi, ciascuna delle quali è a sua volta articolata in cinque cappelle radiali.
Il tema degli impianti centralizzati absidati resta discusso nell’architettura rinascimentale, in particolare negli anni del dibattito sulla ricostruzione di San Pietro in Vaticano. Gli studi di Leonardo da Vinci sulla pianta centrale sperimentano soluzioni con quattro absidi innestate su corpi cubici cupolati; la formulazione costruita più radicale è il tetraconco di Santa Maria della Consolazione presso Todi, dei primi decenni del Cinquecento, riferito all’ambito bramantesco. Il crollo della cupola di San Lorenzo a Milano nel 1573 costituisce l’occasione per rilanciare gli studi sugli impianti centralizzati e absidati coperti da cupola, aprendo la stagione delle sperimentazioni barocche.

Bibliografia

Cadei A., Il triconco, l’ottagono e altri ascendenti del progetto di Santa Maria del Fiore, in Franchetti V. (a cura), Pardo Arnolfo di Cambio e la sua epoca. Costruire, scolpire, dipingere, decorare,  Roma, 2006, pp. 35-46; Scotti A., L’esperienza del giovane Borromini: edifici a pianta centrale, in Kahn-Rossi M., Franciolli M. (a cura), Il giovane Borromini. Dagli esordi a San Carlo alle Quattro Fontane, Milano, 1999, pp. 129-137.

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