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Trilite

La porta dei leoni dell'antica Micene.
La porta dei leoni dell'antica Micene.

Definizione – Etimologia

Il termine deriva dal greco treis (tre) e lithos (pietra), ovvero “composto da tre pietre” e indica un sistema strutturale formato da tre elementi lineari monolitici in cui il blocco orizzontale (architrave) è appoggiato sui due verticali (piedritti).

Generalità

Per la genesi del suo nome, il termine sembrerebbe essere strettamente connesso all’utilizzo della pietra ma, talvolta, nel linguaggio comune, si parla di trilite anche quando i materiali usati sono differenti, come ad esempio legno, metallo o cemento armato; si privilegia quindi il significato connesso al comportamento strutturale rispetto al materiale che lo compone.
Il trilite rappresenta l’archetipo del sistema costruttivo pesante in pietra, trasposizione della intelaiatura lignea.
Il trilite, o sistema trilitico, o sistema architravato è il principio costruttivo più intuitivo e antico e comprende tutte quelle configurazioni strutturali a tre elementi esenti da componenti orizzontali delle forze e fondate sulla trasmissione verticale delle forze-peso. Da un punto di vista strutturale, infatti, il trilite è caratterizzato dal fatto che l’architrave è semplicemente appoggiata sui piedritti mentre, ad esempio, nel telaio i tre elementi sono tra loro rigidamente connessi e l’architrave trasmette ai piedritti anche sollecitazioni di flessione e taglio, come spiega chiaramente G.B. Milani nel suo trattato.
Dato che l’elemento orizzontale è soggetto a flessione, gli antichi triliti in pietra erano soggetti a considerevoli limitazioni di luce a causa della modesta resistenza a trazione della pietra.
Un ulteriore limite statico è costituito dal fatto che il trilite perde stabilità facilmente se soggetto a un’azione orizzontale (ad esempio per azioni sismiche) o a un cedimento del terreno; tali dissesti, comportando una variazione della geometria del sistema, possono portare a eccessive concentrazioni di carico o al ribaltamento della struttura.
Le sollecitazioni di cui sono soggetti gli elementi costituenti il trilite sono la compressione per gli elementi verticali (pilastri, colonne, spalle murarie) e la flessione e il taglio per l’elemento orizzontale (architrave).
Un punto critico del sistema trilitico è l’appoggio tra l’architrave e il piedritto: un carico eccentrico può infatti produrre fratture per schiacciamento.
Lo schema costruttivo e formale trilitico è caratteristico di strutture primitive e di alcuni tipi di monumenti megalitici, ma è soprattutto l’elemento di base delle architetture dell’antico Egitto, della protostoria europea e dell’architettura classica greco-romana. Nell’ordine architettonico egizio il trilite è impiegato poggiando grandiosi architravi direttamente sulle colonne.

Esempi e sviluppo storico

Uno dei primi esempi di trilite è il dolmen, un particolare monumento funerario megalitico composto da due blocchi di pietra infissi nel terreno, posti a sostegno di una lastra di copertura orizzontale. Un esempio famoso si trova nel sito neolitico localizzato vicino ad Amesbury nello Wiltshire, in Inghilterra: Stonehenge. Esso è composto da un insieme circolare di triliti, la cui originaria funzione era probabilmente legata a significati astronomici.
Un altro esempio noto di trilite è la porta dei leoni dell’antica Micene, risalente al 1300 a.C., che ha un massiccio architrave sormontato da una imponente lastra a forma triangolare con inciso un bassorilievo raffigurante due leoni rampanti. L’ispessimento al centro dell’architrave e la lastra triangolare sono artifici triangolari che permettono di sostenere un forte peso scaricandolo più agevolmente sui piedritti laterali.
Nell’architettura romana di età tardo repubblicana e imperiale il trilite è generalmente sostituito da sistemi curvilinei, come archi, volte, cupole che consentono coperture di ben maggiore luce; il trilite rimane quindi con funzione quasi esclusivamente decorativa.
È la resistenza a flessione, offerta dalle moderne strutture in acciaio e cemento armato, e quindi che la possibilità di coprire grandi luci, che ha stimolato l’uso dello schema trilitico anche in alcuni esempi di architettura moderna; anche se le connessioni tra l’elemento superiore e i piedritti in questo caso non sono di semplice appoggio.
Un esempio di questa evoluzione dello schema trilitico può essere il padiglione di Berlino di Mies Van der Rohe, composto da pilastri metallici e da una piastra nervata che vuole sembrare semplicemente appoggiata su due pilastri incastrati alla base.

Bibliografia

Milani G.B., L’ossatura murale, Torino, 1901.

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