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Abitazione troglodita

Matera, "Sassi": interno di un'abitazione troglodita.
Matera, "Sassi": interno di un'abitazione troglodita.

Definizione – Etimologia

Forma elementare e primordiale di abitazione ricavata, in presenza di favorevoli condizioni geo-morfologiche del territorio e, solitamente, di climi particolarmente caldi, in ambienti ipogei o rupestri, naturali o scavati artificialmente. L’aggettivo “troglodita” (o “trogloditica”) a essa pertinente, derivato dal termine greco τρωγλοδύται (genericamente “abitatore delle caverne”), ne indica chiaramente il rapporto con i primi rifugi utilizzati dall’uomo preistorico per proteggersi dalle intemperie e dagli attacchi di animali feroci.

Generalità e processo formativo

Il processo formativo dell’abitazione troglodita inizia, dunque, con la caverna naturale abitata in età paleolitica, ossia laddove molti ritengono di rintracciare le origini stesse dell’architettura generalmente intesa. Il progressivo mutamento delle condizioni di vita dell’uomo preistorico che, nel corso del Mesolitico (circa 10.000-6000 a.C.), abbandonò il nomadismo per stabilirsi in comunità sedentarie, comportò, com’è noto, la necessità di costruire “fuori terra” capanne e palafitte, riunite in accampamenti o villaggi “terramaricoli”. Parallelamente a queste, l’espediente di adattare ad abitazione le cavità del suolo o di pareti rocciose perdurò, in specie, laddove le condizioni ambientali rendevano difficoltoso, se non impossibile, l’insediamento in superficie.
L’acquisizione, nel tempo, delle capacità tecnico-costruttive di base permise, per altro, la creazione di ambienti ipogei e rupestri tramite scavi artificiali, condotti, rispettivamente, nelle profondità del terreno e di coste rocciose, sfruttandone avvallamenti, terrazzamenti naturali e asperità. Alla luce delle testimonianze oggi note, queste prime forme propriamente architettoniche di abitazione troglodita risultano distribuite sul territorio con una differenziazione tipologica che sembra dipendere strettamente dalle condizioni climatiche delle diverse zone geografiche. Camere trincerate, seminterrate e protette da frasche, corteccia e pelli animali risultano, infatti, diffuse soprattutto nell’Europa centro-settentrionale (Scandinavia, Scozia, Alsazia), mentre ambienti totalmente ipogei e caverne scavate lungo i pendii di gole e crinali si localizzano, in ben più ampia percentuale, nelle aree contraddistinte da temperature elevate (Africa settentrionale e occidentale, Spagna, regioni del Sud Italia, Vicino Oriente, Messico).
Nell’ambito della tipologia residenziale, l’abitazione troglodita, vero e proprio archetipo organico di tutte le altre forme di alloggio, si distingue, in specie, per il suo carattere “anti-geometrico”, determinato dallo stretto legame con i fattori geo-morfologici del territorio che la ospita e, in sostanza, costantemente presente dalle origini fino ai giorni nostri, come dimostra il noto habitat rupestre dei “Sassi” di Matera, ancora oggi in uso e diviso in due quartieri detti “Caveoso” e “Barisano”. Qui, infatti, il tipo dell’abitazione troglodita risulta aver attraversato la storia dell’architettura locale ignorandone, per lo più, i progressi formali e tecnico-costruttivi, fatto salvo qualche sporadico motivo decorativo aggiunto alle facciate, soprattutto in età barocca. Scavate lungo i ripidi fianchi d’una profonda gravina calcarea e aggregate in unità munite d’uno spazio centrale comune, le case si distribuiscono affiancate e sovrapposte con una logica che, data la natura impervia del luogo, asseconda principalmente la necessità pratica dell’accessibilità, con i percorsi ricavati spesso sui loro stessi tetti. Il tipo ricorrente comprende un ambiente unico adibito a tutte le attività, con le suppellettili e il letto al centro e la cucina in prossimità del vano d’accesso; varianti a tale schema elementare sono date dall’aggiunta di locali laterali, adibiti al riposo dei figli adulti oppure, soprattutto in età medievale, a stalla.
Il caso appena richiamato di Matera mostra le connotazioni “rupestri” di molte abitazioni troglodite, riscontrabili anche in diversi habitat pugliesi (villaggio nella gravina Petruscio presso Mottola; Taranto) e siciliani (Cava Ispica presso Modica, Chiafura presso Scicli, oltre ai molti romitori trogloditi diffusi nel siracusano, dovuti allo stanziamento di monaci basiliani migrati da Oriente). Altri siti del sud Italia si caratterizzano, invece, per la presenza di ipogei preistorici serviti da un criptoportico aperto attorno ad un patio centrale (Caravella e Starita presso Bari), in qualche modo anticipatori, sotto il profilo tipologico, della casa mediterranea a corte. Da tali modelli sembrano infatti discendere le domus romane, ma soprattutto alcune case berbere nordafricane “semitroglodite”, caratterizzate da ambienti ipogei accessibili lungo le pareti di patii a pozzo scavati in terreni argillosi. Nel tipo d’insediamento troglodita più diffuso in Tunisia, detto Matmātā, tali patii, a pianta rettangolare, servono vani scavati su più livelli e sono collegati, tramite percorsi in galleria, a una corte d’accesso, talora con forma a esedra. Il patio, dove trovano posto la cucina all’aperto, lavatoi e stalle, qualifica anche i villaggi di carattere rupestre, con gli alloggi scavati in caverne poste su un unico livello e preceduti da un cortile non più a pozzo, ma parzialmente delimitato da muri.
Talvolta, le abitazioni troglodite sono riunite in complessi interamente sotterranei, sfruttati in caso di assedi prolungati (città di Ani in Armenia) ovvero adibiti ad attività di servizio per la città “costruita”.
Insediamenti ipogei molto articolati, costituiti da ambienti familiari e comunitari serviti da lunghi cunicoli su più livelli, sono le tre cosiddette “città sotterranee” di Sivasa, Kaymakli e Derinkuiu in Cappadocia, forse citate da Senofonte nell’Anabasi e arricchite da arredi intagliati direttamente nella pietra, analogamente a diversi altri siti trogloditi. Fra questi si ricordano, in specie per la loro inconsueta regolarizzazione geometrica, le grotte scavate lungo le valli fluviali dell’Anatolia centroccidentale, l’antica Frigia, ognuna consistente in più ambienti a pianta circolare o poligonale, talora illuminati da aperture nei soffitti.
Arredi scolpiti caratterizzano anche diversi insediamenti rupestri della Georgia: oltre ai monasteri di Lavra e Udabno; ne sono testimonianza sia le grotte del complesso di Uplis-Cixe, segnate da una lavorazione a travi e cassettoni dei soffitti che ricorda le tombe “a tumulo” etrusche, sia, soprattutto, i resti del monastero di Vardzia. Questo, contraddistinto da un complesso sistema di comunicazione e distribuzione attraverso gradinate, gallerie, portici, scale e cunicoli, nonché da ingegnosi dispositivi di approvvigionamento e smaltimento idrico, esibisce, infatti, intagli particolarmente accurati che, insieme alle coperture a botte, arricchivano le lunghe caverne adibite alla residenza dei personaggi più importanti. Un carattere decisamente più contingente mostrano, invece, i villaggi trogloditi fondati dai Sinagua nell’America settentrionale, le cui abitazioni appaiono ricavate nelle caverne naturali dei canyon (Square House Lomaki e Montezuma Castle).

Altri esempi

Insediamenti con abitazioni troglodite: Pantalica e Castronovo (Sicilia); Gravina di Riggio a Grottaglie (Puglia); Guadix (Spagna); Avcilar, Göreme e Üçhisar (Cappadocia); Shansi (Cina); Azerbaigian (Iran); Guermessa, Ghoumrassen, Chenini, Medenine, Douiret e Haddage (Tunisia); Nalut e Gebel tripolitano (Libia); Oasi di Siwa (Egitto); Pueblo Aztec e Pueblo Bonito (New Mexico).

Bibliografia

Fonseca C.D., Demetrio R., Guadagno G., Matera, Roma-Bari, 1998; Nicoletti M., L’architettura delle caverne, Roma-Bari, 1980.

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