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Tucul

Voce sudanese di origine araba, usata per indicare la dimora stabile negli insediamenti rurali di alcune popolazioni, specialmente dell’Africa orientale. 
In lingua tigrina corrisponde al termine aguùdò e in lingua amarica al termine bi̯ē´t, che significa “casa”. Si trova particolarmente in Eritrea e nelle regioni dell’altopiano etiopico a sud-ovest di Asmara, ma anche nella Nuova Caledonia e in America Meridionale. Dal punto di vista morfologico, si tratta di una capanna a pianta circolare con tetto conico di paglia o altri elementi vegetali. Le pareti sono generalmente in argilla cruda, talvolta rinforzate con pali di legno, oppure in pietre a secco o legate con fango. All’interno può avere più piani ed essere suddiviso in varie parti con diverse funzioni (abitazione, stalla) da pareti concentriche. Il diametro massimo arriva ai 25 m, l’altezza ai 15 m e il tetto, se particolarmente sporgente, può avere un serie di supporti esterni che costituiscono una sorta di portico. 
Per estensione, analoga cellula di villaggio turistico.

Bibliografia

Oliver P. (a cura), Encyclopedia of Vernacular Architecture of the World, Cambridge, 1997; Parenzan P., Africa senza pace: verità e cannibalismo nel mondo: dal tucul di sterco alla civiltà atomica, Taranto, 1971.

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