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Valutazione

Definizione

In generale, il suo significato corrisponde all’azione del valutare e ai risultati di tale attività, espressi in base a norme e criteri predefiniti.
Nel settore delle costruzioni, per evitare che permanga nell’alveo di principi astratti, il concetto di valutazione tuttavia necessita di essere abbinato ad attributi che ne specifichino i campi di applicazione e a metodiche codificate che ne definiscano le modalità operative.

Generalità

Gli ambiti più ricorrenti della valutazione rimandano ad azioni tradizionali e ad altre, innovative, strettamente connesse ai nuovi sviluppi e a nuove strategie disciplinari.
La gamma di possibili finalità che ne consegue risulta pertanto molto ampia, differenziata e multiscalare. Uno scenario articolato e ricco, di difficile restituzione con il solo ausilio di quadri logici e tassonomie interne, per cui è possibile richiamare, a puro titolo di esempio, solo alcune applicazioni, le più ricorrenti, della valutazione in edilizia:

  • La valutazione tecnica, il cui obiettivo è: verificare il rispetto dei requisiti progettuali e la conformità dell’esecuzione alle regole di buona prassi; verificare la conformità di materiali e prodotti utilizzati rispetto alle specifiche tecniche; verificare il rispetto della normativa cogente e contrattuale in tema di qualità e sicurezza. Rappresenta lo strumento principale del processo di validazione prevista nel vigente ordinamento dei lavori pubblici italiano.
  • La valutazione ambientale, finalizzata a individuare, descrivere e stimare gli effetti sull’ambiente (non necessariamente ambiente naturale) conseguenti all’attuazione di un determinato progetto. Introdotta dalla direttiva 85/337/CEE, è attualmente regolata in Italia dal Codice dell’ambiente (d.lgs. 52/2006 e d.lgs. 4/2008) che definisce procedure per la valutazione di impatto ambientale e strategica (VAS) e per la valutazione di impatto ambientale (VIA).
  • La valutazione di sostenibilità dei processi di trasformazione antropica del territorio, che, attraverso la sperimentazione di numerosi metodi operativi, mira a indirizzare il progetto verso scelte il più possibile compatibili e responsabili. Tra i più affermati, in Italia, si ricordano le linee guida per la valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici del protocollo Itaca approvato dalla Conferenza delle Regioni nel gennaio 2004.
  • La valutazione economica dei progetti, intesa come disciplina che si occupa della stima del costo di costruzione, ma anche del costo del ciclo di vita, life cycle costs secondo le prassi anglosassoni, che considera, oltre i costi di produzione, anche quelli di gestione e manutenzione, riqualificazione, demolizione, nonché, in alcuni casi, quelli sociali e ambientali.
  • La valutazione economica di un immobile, e cioè la stima del valore, finalizzata a collocare una proprietà sul mercato immobiliare.
  • La valutazione di durata, con riferimento alla questione della qualità nel tempo degli edifici. Sono da richiamare in merito i recenti studi sui metodi fattoriali, introdotti dalla serie delle norma ISO 15686, finalizzati alla valutazione della service life (vita utile) di edifici e componenti.
  • La valutazione del rischio introdotta principalmente per implementare le misure per la tutela e la sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili (d.lgs. 494/96 e Testo Unico sulla Sicurezza, d.lgs. n. 81/2008).
  • La valutazione energetica degli edifici, introdotta dalla Direttiva Europea 2002/91 Direttiva Energy Performance of Buildings e dal suo recepimento in Italia attraverso i due decreti attuativi (d.lgs. 192/2005 e d.lgs. 311/2006) che hanno introdotto un complesso regime di obblighi per le attività di progettazione ed esecuzione degli impianti di climatizzazione (estiva ed invernale) che hanno come finalità l’uso razionale dell’energia, il relativo contenimento dei consumi nella produzione nell’utilizzo di manufatti e l’uso di fonti rinnovabili di energia.

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