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Variante di progetto

Definizione

Con riferimento al quadro normativo inerente le opere pubbliche possono essere approvate dalle stazioni appaltanti varianti:

  1. progettuali, in sede di offerta, quando il criterio di aggiudicazione è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa;
  2. del progetto approvato, in corso d’opera, previo accertamento del responsabile di procedimento sentito il progettista e il direttore dei lavori nel rispetto delle condizioni e dei limiti indicati dalla stessa normativa.

Generalità

La stazione appaltante autorizza gli offerenti a presentare varianti progettuali solo quando previsto nel bando di gara e prende in considerazione per l’aggiudicazione dell’appalto esclusivamente le proposte di varianti che rispettano le modalità di presentazione e i requisiti minimi prescritti e menzionati nel capitolato d’oneri allegato al bando di gara.
Le varianti in corso d’opera possono essere autorizzate esclusivamente per:

  1. esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari;
  2. cause impreviste e imprevedibili o per l’intervenuta possibilità di utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione che possono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti nella qualità dell’opera o di sue parti e sempre che non alterino l’impostazione progettuale;
  3. presenza di eventi inerenti alla natura e alla specificità dei beni sui quali si interviene verificatisi in corso d’opera, o di rinvenimenti imprevisti o non prevedibili nella fase progettuale;
  4. onerosità o difficoltà dell’esecuzione;
  5. manifestarsi di errori o di omissioni del progetto esecutivo che pregiudicano, in tutto o in parte, la realizzazione dell’opera o la sua utilizzazione.

In tutti questi casi per poter effettuare la manutenzione e le eventuali modifiche dell’intervento nel suo ciclo di vita utile, gli elaborati del progetto sono aggiornati in conseguenza delle varianti che si siano rese necessarie, a cura dell’esecutore e con l’approvazione del direttore dei lavori. La stazione appaltante nel caso in cui sia riscontrata, a giudizio del responsabile del procedimento, qualsiasi modifica non autorizzata dei lavori appaltati può pretendere la messa in pristino dei lavori e delle opere nella situazione originaria a cura e spese dell’appaltatore.
Le varianti in corso d’opera possono essere disposte: in genere autonomamente dalla stazione appaltante, meno frequentemente dal direttore dei lavori (limitatamente alla risoluzione di aspetti di dettaglio) e dall’appaltatore.
La stazione appaltante può richiedere una variante per sopravvenute esigenze connesse al modificarsi di leggi e regolamenti, eventi specifici verificatisi in corso d’opera o rinvenimenti imprevisti e non prevedibili nella fase progettuale tali da alterare le condizioni dell’opera sino a rendere inefficace il progetto originario, nel limite di un quinto dell’importo contrattuale a seguito di verifica effettuata dal responsabile del procedimento sull’effettiva esistenza delle suddette circostanze previa l’approvazione e la copertura, nei casi in cui non siano previsti limiti nella variazione dell’importo contrattuale, della maggiore spesa da parte dell’organo decisionante della stazione appaltante.
Comunque la stazione appaltante può disporre unilateralmente varianti in aumento o in diminuzione rispetto a quanto previsto nel contratto, nel limite di un quinto e prima del raggiungimento del quarto quinto dell’importo contrattuale senza che nulla spetti all’esecutore a titolo di indennizzo, comunicando tempestivamente all’appaltatore l’intenzione di avvalersi di tale facoltà.
Tranne che nel caso di varianti dettate dal manifestarsi di errori o di omissioni del progetto esecutivo ai fini della determinazione del quinto, l’importo dell’appalto è dato dalla somma del contratto originario, aumentata dell’importo degli atti di sottomissione e di eventuali atti aggiuntivi per varianti già intervenute, e degli importi, diversi da quelli a titolo risarcitorio, eventualmente riconosciuti in sede di transazione o di accordo bonario fra la stazione appaltante e l’appaltatore.
Quando le varianti proposte dalla pubblica amministrazione sono contenute entro il limite del 20% in più o in meno dell’importo contrattuale l’appaltatore è tenuto alla loro esecuzione, purché non mutino sostanzialmente la natura dei lavori compresi nell’appalto; ma, a meno dei contratti a corpo, se la variante in diminuzione delle opere, pur non eccedendo complessivamente il quinto del contratto, comporta significative variazioni (almeno del 20%) delle singole voci di spesa, si deve valutare se riconoscere all’amministratore un equo compenso, presumendo che una variazione delle proporzioni tra le diverse voci possa risultare per lui penalizzante laddove avesse calcolato la propria remunerazione sulle quantità di contratto distribuendola in modo non uniforme tra le diverse voci.
Le variazioni sono valutate ai prezzi di contratto, ma se comportano categorie di lavorazioni non previste o si debbano impiegare materiali per i quali non risulta fissato il prezzo contrattuale si provvede alla formazione di nuovi prezzi.
Nel caso di varianti derivanti da errori o omissioni progettuali (inadeguata valutazione dello stato di fatto, mancata o erronea identificazione della normativa tecnica e rispetto dei requisiti funzionali ed economici prestabiliti, violazione delle norme di diligenza nella predisposizione degli elaborati progettuali) il responsabile del procedimento ne dà immediatamente comunicazione all’osservatorio dei lavori pubblici e al progettista che è responsabile per i danni subiti dalla stazione appaltante. Se esse eccedono il quinto dell’importo originario del contratto la stazione appaltante, riconoscendo all’appaltatore iniziale il pagamento dei lavori eseguiti, dei materiali utili e del 10 % dei lavori non eseguiti, fino a quattro quinti dell’importo del contratto, procede alla risoluzione del contratto e indice una nuova gara alla quale invita l’aggiudicatario iniziale
Il direttore dei lavori può proporre una variante che comunque non incida sull’importo globale del contratto ossia con una compensazione fra variazioni di costo in aumento e in diminuzione se è comporta una spesa (in più o in meno) contenuta entro:

  1. il 5% dell’importo complessivo delle singole categorie di lavori (desunte dal computo metrico estimativo per gli interventi il cui corrispettivo è previsto a misura e dallo schema di contratto per gli interventi a corpo e/o a misura);
  2. il 10% nel caso di lavori di restauro, recupero, ristrutturazione e manutenzione;
  3. il 20 % per le categorie di lavori su interventi sui beni culturali vincolati, tale percentuale se vi è la disponibilità finanziaria nel quadro economico tra le somme a disposizione della stazione appaltante, previa autorizzazione del responsabile del procedimento può eccedere anche del 10% rispetto all’importo originario del contratto.

Per la legittimazione di questo tipo di variante (discrezionale) non è necessaria l’approvazioni da parte di organi decisionali o modifiche contrattuali, ma sufficiente che esista un ordine scritto del direttore dei lavori. Per interventi sui beni culturali questo tipo di varianti sono ammesse, nel limite del venti per cento in più dell’importo contrattuale.
L’appaltatore può ottenere una variante migliorativa del progetto originario che comporti una diminuzione della spesa a condizione che presenti alla direzione dei lavori una proposta volta a migliorare aspetti funzionali, singoli elementi tecnologici o singole componenti del progetto, purché non comportino una riduzione delle prestazioni qualitative e quantitative stabilite nel progetto stesso e mantengano inalterati i tempi di esecuzione dei lavori e le condizioni di sicurezza dei lavoratori. Per dimostrare l’idoneità delle proposte si ricorre a specifiche tecniche di valutazione (ad esempio l’analisi del valore) con la tempestività necessaria a evitare interruzioni o ritardi nei lavori una “perizia tecnica di variante”, corredata del nuovo quadro economico, che essa venga giudicata dal direttore dei lavori e sia approvata dal responsabile del procedimento; le economie derivanti da questo tipo di variante sono ripartite al 50% ciascuno tra la pubblica amminsitrazione e l’appaltatore che ha proposto la variante.

Normativa

D.lgs 163/206 e smi; d.p.r. 207/2010 e smi.

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