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Veduta

Definizione

Col termine veduta si identifica la rappresentazione pittorica, grafica o fotografica, da uno o più punti di vista, di un paesaggio, di una intera città o di un particolare ambiente urbano.

Derivazione – Processo formativo

Un primo riferimento può essere individuato nella veduta di Padova eseguita da Giusto de’ Menabuoi nella Basilica del Santo (1382-83); in essa l’immagine della città, non ancora subordinata alle regole della prospettiva scientifica, è resa in maniera sufficientemente realistica ma anche tendenziosa, visto che, attraverso l’utilizzazione di più punti di vista, è effettuata una selezione fra i monumenti da rivelare o, viceversa, da nascondere.

Nei decenni successivi si sviluppano varie vedute, come quelle che rappresentano la Roma quattrocentesca, le auli descrivono la città sinteticamente attraverso singole emergenze monumentali. Notevolmente più evolute e raffinate sono la magnifica veduta di Napoli dal mare, nota come Tavola Strozzi (1472-73), quella di Firenze, nota come veduta della Catena (post 1472), e quella di Venezia realizzata da Jacopo de’ Barbari (1500): opere in cui la rappresentazione della città perde ogni astrattezza per acquistare in precisione topografica e spazialità.

Nel Cinquecento il genere acquista una maggiore diffusione grazie anche al formarsi di una nuova committenza ecclesiastico-nobiliare; da ciò l’articolazione della veduta in varie direzioni, come nei cicli pittorici che rappresentano i possedimenti delle principali casate e in quelli che ne celebrano le imprese architettoniche. L’utilizzazione della tecnica dell’incisione e della stampa consente inoltre l’immissione in un fiorente mercato internazionale degli “Atlanti” e l’ampia diffusione del genere della “pianta in alzato”.

L’opera di Gaspar Van Wittel fornisce una straordinaria sintesi delle tendenze pregresse, contribuendo alla diffusione di quel vedutismo che poi, nella seconda metà del Settecento, grazie ad artisti cosmopoliti come Canaletto e Bernardo Bellotto, raggiungerà il massimo della scientificità e della popolarità, per diffondersi nei principali paesi europei. Ma quando un simile risultato sembra stabilmente assicurato, assistiamo all’affermazione del “capriccio”: un genere che, nell’opera di artisti geniali e imprevedibili, quali Giovan Battista Piranesi, Francesco Guardi, Marco Ricci, Giovanni Paolo Panini o degli stessi Canaletto e Bellotto, assembla in un’unica veduta, solo apparentemente realistica, parti eterogenee.

Trasparente metafora concernente la soggettività del “reale”, la veduta è destinata ad attraversare la contemporaneità per costituire una sorta di umanistico antidoto – riscontrabile in tante deformazioni pittoriche e fotografiche – rispetto alla “oggettività” delle più recenti tecnologie, basate sull’indefinito innalzamento del punto di osservazione, all’interno di un processo inarrestabile che dalla “veduta panoramica” è pervenuto all’aerofotografia e alle immagini satellitari.

Bibliografia

AA.VV., A volo d’uccello – Jacopo de’ Barbari e le rappresentazioni di città nell’Europa del Rinascimento, Venezia, 1999; AA.VV., Gaspare Vanvitelli e le origini del vedutismo, catalogo della mostra (Roma 2002 – Venezia 2003), Roma, 2002; Briganti G., L’Europa dei vedutisti, Milano, 1968; Buscaroli R., La pittura di paesaggio in Italia, Bologna, 1935; De Seta C., Strafollino D. (a cura di), L’Europa moderna – Cartografia urbana e vedutismo, Napoli, 2001; Guidoni E., Leonardo da Vinci e le prospettive di città. Le vedute quattrocentesche di Firenze, Roma, Napoli, Genova, Milano e Venezia, Roma, 2002; Micalizzi P., Greco A. (a cura di), I punti di vista e le vedute di città – secoli XVII-XX, in «Storia dell’Urbanistica», 2.II (2010); Salerno L., I pittori di vedute in Italia (1580 – 1830), Roma, 1991.

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