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Definizione – Etimologia

Sostanza utilizzata per la finitura e la protezione delle superfici in legno, metallo o plastica, caratterizzata dalla capacità di formare, una volta applicata, una pellicola superficiale trasparente. Il termine deriva dal latino medievale ver(o)nix-ver(o)nicis (resina odorosa), proveniente dal diminutivo bereníkion della parola greca Bereníkē, città della Cirenaica fondata da Berenice e corrispondente all’attuale Bengasi.

Cenni storici

Con questo termine i Romani indicavano una resina estratta dai ginepri attorno alla città di Berenix, conosciuta con il nome di “sandracca” che, sciolta nell’alcool e successivamente unita alla trementina veneziana, avrebbe costituito la base per la produzione di vernici per la protezione dei manufatti in legno, almeno fino al Settecento. Nell’edilizia, l’uso delle moderne vernici risale agli anni ’50 del secolo scorso, ma è a partire dal decennio successivo che si è avuto uno sviluppo particolarmente significativo sia in termini prestazionali che di riduzione dell’impatto ambientale: fra le diverse tecnologie sviluppatesi, quelle oggi maggiormente applicate ai rivestimenti e alle finiture murarie sono le emulsioni acquose, acriliche e viniliche e le vernici in polvere, prive di solventi.

Caratteristiche tecniche e classificazioni

A differenza delle tinte (prive di pellicole e impiegate per il trattamento dei muri intonacati o a faccia vista), la vernice è utilizzata prevalentemente su materiali lignei, metallici o plastici (oggi anche su cemento e fibrocemento) ed è composta da una miscela di elementi filmogeni (a base di oli, resine naturali o sintetiche) con funzione legante, e sostanze volatili (acqua o solventi chimici) che evaporano e sciolgono il primo componente facilitandone la formazione della pellicola protettiva.

A questi elementi si aggiungono: le cariche (silicati o solfati), aventi funzione di riempimento e livellamento; gli essiccanti, che accelerano il processo di essiccazione dell’olio e dei diluenti e che migliorano la resistenza ai raggi UV; gli additivi, che definiscono l’aspetto estetico e aumentano la protezione agli agenti atmosferici.

Le vernici sono generalmente trasparenti, ma possono anche contenere pigmenti colorati: in questo caso prendono il nome di smalti. I leganti sono gli elementi da cui dipendono le caratteristiche tecniche e prestazionali della miscela. In base al tipo di legante, le vernici si dividono in naturali e sintetiche.

La vernice naturale è una miscela composta da resina naturale (colofonia, trementina ecc.) e olio essiccante (olio di lino, di tung ecc.), che non contiene prodotti di origine petrolchimica; in base alla maggiore o minore quantità di olio nella miscela, si distinguono le vernici diluite (più durevoli) da quelle concentrate (più dure e più lucide).

La vernice sintetica contiene resine artificiali, di diversa origine: acrilica, vinilica, silossanica, alchidica, epossidica, poliuretanica mono o bicomponente. Prima dell’applicazione, le vernici si presentano o allo stato liquido o in polvere; nel primo caso la formazione della patina (lucida o opaca) avviene a seguito dell’evaporazione del solvente o della reazione della resina o dell’olio; in quelle in polvere, che sono prive di solventi, a seguito della fusione dei componenti solidi. Sebbene di ridottissimo spessore, la vernice è applicata generalmente in tre strati: fondo (con funzione di ancoraggio al supporto e di base per gli strati successivi), strato intermedio (che definisce lo spessore e la consistenza del sistema) e finitura (con funzione protettiva e di resa estetica).

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