Villaggio | Wikitecnica.com

Villaggio

Definizione – Etimologia

Originato dal latino villa (nell’accezione di fattoria, casa di campagna), come il francese village da cui più propriamente deriva, il termine definisce un abitato privo di opere di fortificazione, in affiancamento a vicus (insieme di case, usato nei toponimi di piccoli comuni italiani, svizzeri e francesi) e a pagus che indicava il nucleo abitato unitamente al territorio di pertinenza. Ne derivano le denominazioni di villanus e paganus, entrambe riferite agli abitanti dei villaggi di campagna. Il termine è utilizzato per indicare sia una struttura abitativa arcaica complessa, sia un piccolo nucleo abitativo di campagna o ancora un quartiere autonomamente funzionale destinato a scopi precisi (villaggio olimpico, villaggio universitario, villaggio operaio) o situato in luoghi determinati (villaggio montano). È costituito da case prevalentemente monofamiliari, distese lungo una via di collegamento o raccolte attorno ad una piazza, dotato di servizi civici e religiosi. In etnologia individua la forma elementare dell’aggregazione abitativa.

Derivazione – Processo formativo

Le più antiche strutture identificabili in villaggi sono quelle degli insediamenti di età neolitica e delle età dei metalli, quando si verifica (dopo la cosiddetta rivoluzione neolitica) una consistente diffusione di nuclei abitativi in forma organizzata nel Mediterraneo, in Gran Bretagna e lungo i grandi fiumi dell’Europa centrale, attuati secondo le più differenti combinazioni e con svariati sistemi di sviluppo dei rapporti tra spazio esterno e spazio interno alle abitazioni.
Per quanto riguarda le epoche storiche il villaggio si fa discendere dall’insediamento complesso della villa romana con le sue propaggini territoriali, ma anche dalle prime aggregazioni di pagi e vici. Insediamento rurale per eccellenza, contrapposto alla città per la mancanza di dinamismo socio-culturale della sua comunità, il villaggio si diffonde e si moltiplica in Italia tra l’XI e il XIII secolo, stabilizzandosi prevalentemente in montagna e solo più tardi, a seguito della grande depressione del basso Medioevo, discendendo verso la pianura. Queste piccole comunità autosufficienti sono considerate le prime forme di aggregazione fra compagine urbana e campagna e si innestano perlopiù sulle strutture romane già esistenti nel territorio. Si tratta di esempi di limitate dimensioni che però sono espressione di una società organizzata il cui andamento è condizionato dalla pratica agricola che in quel periodo storico registrava un avanzamento tecnologico epocale (rotazione triennale delle colture, diffusione dei mulini ad acqua, nuovi sistemi di aggiogamento del bue).
È fra il XVII e il XVIII secolo che il villaggio, nell’essere considerato quale elemento di contrapposizione alla vita urbana, viene investito dei significati di una alta vivibilità alternativa, per essere poi confinato definitivamente a un ruolo subalterno alla città. Proprio la sua modesta estensione e la dipendenza dalle pratiche agricole e artigianali, prevalenti attività di sostentamento, sono state considerate, nel tempo, le cause principali del mancato sviluppo socio-organizzativo e culturale della comunità residente.
La struttura del villaggio, quale regolare aggregazione di cellule abitative lungo una direttrice viaria o attorno a un elemento naturale, è stata letta in età contemporanea per spiegare l’origine della “concentrazione pianificata dell’habitat”.

Bibliografia

Guidoni E., L’architettura popolare italiana, Roma-Bari, 1980; Rudofsky B., Le meraviglie dell’architettura spontanea, Roma-Bari, 1979.

Copyright © - Riproduzione riservata
Villaggio

Wikitecnica.com