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Viridario

Dal latino viridarium, derivato da viridis, “verde”, “boschetto”, “giardino”, in latino medievale anche col significato di campo seminato a farro o altro foraggio verde. 
Si indica oggi con il termine “viridario” il giardino ornamentale della domus romana, collocato all’interno del peristilio, introdotto in epoca ellenistca e distinto dall’hortus, l’orto, che aveva invece una funzione prettamente utilitaria. 
Questi giardini erano caratterizzati da un disegno geometrico che seguiva la simmetria della domus ed erano spesso abbelliti, oltre che dalle diverse essenze arboree ed arbustive, da sculture, vasche d’acqua e fontane. 
Il medesimo termine, in epoca medievale e rinascimentale, indica il giardino all’interno di un chiostro monastico oppure un giardino spesso delimitato da un muro e collocato esternamente all’edificio. Per la scarsa durabilità delle essenze arboree e vegetali, sono particolarmente rare le evidenze materiali degli antichi giardini di cui permane, invece, prevalentemente la documentazione scritta o iconografica. Sulla base di questo si può, in qualche caso, comprendere e restituire la configurazione antica.

Esempi

Viridarium della Villa San Marco a Castellammare di Stabia (NA), I sec. a.C.; Viridarium della Villa dei papiri, Ercolano (NA), I sec. a.C.

Bibliografia

Blair MacDougall E., ed., Ancient Roman Villa Gardens, Washington D.C., 1987; Bowe P., Gardens of the Roman World, Los Angeles, 2004; Cardini F., Miglio M., Nostalgia del Paradiso: il giardino medievale, Roma-Bari, 2002; Trotta G., Giardini urbani a Firenze: dal “Viridario” quattrocentesco di Bartolomeo Scala al parco romantico dei Della Gherardesca, “Storia Urbana”, 1997, 79, pp. 47-74; Vesco M., Viridaria e città. Lottizzazioni a Palermo nel Cinquecento, “Storia dell’urbanistica”, Sicilia, VI, Roma, 2010.

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