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Vulnerabilità 

Definizione – Etimologia

Dal lat. vulnus, ferita correlato anche al sanscrito vranà, strappare, lacerare. Si indica con vulnerabilità un aspetto di debolezza di un sistema, ossia la sua suscettibilità a subire un danno in presenza di uno specifico evento esterno. In generale, la vulnerabilità di un bene o di una persona è la sua predisposizione a subire un danno di un certo grado in presenza di una pericolosità di assegnato livello ed è una caratteristica propria del bene, indipendente dalla pericolosità dell’evento a cui è sottoposto. Ad ogni tipo di pericolosità corrisponde, pertanto, una certa vulnerabilità. La definizione di una vulnerabilità deve, inoltre, tener conto sia delle caratteristiche delle singole entità che possono essere danneggiate (vulnerabilità diretta), sia degli effetti negativi che tale danneggiamento può determinare indirettamente sul sistema del quale l’entità può fare parte (vulnerabilità indotta). Si parla, infine, di vulnerabilità differita in rapporto agli effetti che si possono manifestare in fasi successive all’evento e alla prima emergenza, tali da modificare il comportamento dell’entità stessa o del sistema.

Quantificazione

In ambito architettonico ed ingegneristico particolare attenzione è posta allo studio della vulnerabilità di una costruzione nei confronti di calamità naturali quali uragani, inondazioni ecc. e soprattutto sisma, in quanto eventi che provocano danni alla stabilità o al buon funzionamento della costruzione stessa. In particolare la vulnerabilità sismica di una struttura è la sua propensione a subire un danno di un certo livello in presenza di un’azione sismica di assegnata intensità. La vulnerabilità sismica di una struttura viene normalmente individuata mediante una modellazione che fornisce, in termini probabilistici, il danno fisico previsto in funzione dell’intensità dell’accelerazione al suolo dovuta al sisma. La vulnerabilità sismica è, in genere, quantificata mediante il rapporto tra l’accelerazione al suolo che produce una data riduzione di efficienza o il collasso di una costruzione, e l’accelerazione al suolo del sisma di riferimento. Risulta quindi fondamentale, per ridurre la vulnerabilità di una costruzione, stabilire in primo luogo la probabilità che in un luogo accada un certo evento in un dato periodo, per poi identificare gli elementi della struttura maggiormente a rischio e determinare il potenziale livello di danno cui potrebbero essere sottoposti tali elementi nel caso in cui si verifichi l’evento calamitoso. È successivamente possibile programmare interventi volti a ridurre il rischio e migliorare la funzionalità della struttura.

In Italia, a seguito dei numerosi e disastrosi eventi sismici che hanno colpito il paese nella seconda metà del secolo scorso, come i terremoti del Belice, del Friuli e dell’Irpinia, si è sviluppata un’accresciuta sensibilità per la sicurezza sismica delle costruzioni, che ha portato ad uno sviluppo della ricerca scientifica in tale settore e alla successiva promulgazione di norme tecniche finalizzate alla definizione della vulnerabilità sismica di edifici e di centri abitati e alla loro messa in sicurezza. In particolare, sono stati definiti anche differenti criteri di vulnerabilità ammissibile in relazione al valore storico, architettonico, artistico, sociale e strategico degli edifici.

Inoltre, è stata definita una nuova mappa con i livelli di sismicità dell’intero paese. Per gli edifici esistenti, e in particolare per quelli che già hanno superato o subito danneggiamenti in precedenti eventi sismici, la vulnerabilità può essere individuata anche mediante un’identificazione della risposta fornita dalle varie strutture, o da strutture simili, agli eventi sismici pregressi, ovvero mediante indagini storiche e valutazioni di tipo empirico-sperimentale.

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