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Xystòs

A. Palladio, I Quattro Libri dell'Architettura, III, XXI: Delle palestre, e de i Xisti de' Greci. Lo Xistos è indicato con la lettera N.
A. Palladio, I Quattro Libri dell'Architettura, III, XXI: Delle palestre, e de i Xisti de' Greci. Lo Xistos è indicato con la lettera N.

Definizione – Etimologia

L’aggettivo greco ξυστός (raschiato, levigato) associato al sostantivo δρόμος (pista, strada) indica un portico dal pavimento liscio (Erodoto, Seneca, Plutarco) o anche un campo in terra battuta (Pausania). Luogo di allenamento, lo xystòs è sempre parte di un complesso ginnasiale o di una palestra.

Storia, processo formativo e interpretazioni

Il termine xystòs ricorre nelle fonti epigrafiche greche relative all’attività svolta nelle palestre; una iscrizione conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli registra la carica di xistarca (ξυστάρχης) cioè di sorvegliante nello xystòs degli allenamenti atletici. A Delfi, l’iscrizione CID 2.139 elenca i lavori di manutenzione dello xystòs eseguiti in vista dei giochi Pyizici del 246 a.C. È presente soprattutto nei più importanti e articolati ginnasi dei siti dove si svolgevano i periodici giochi rituali, come a Delfi e Olimpia. Ad Amphipolis di Tracia, a nord-est del ginnasio, l’ampio xystòs è delimitato da un colonnato dorico lungo uno stadio (circa 175 m); la sua larghezza, pari a 7 m, poteva ospitare tre atleti affiancati in corsie delimitate da liste di legno; lo scavo ha restituito anche tracce della linea di partenza.

In età ellenistica, per l’influenza culturale romana e i contatti con l’oriente, sempre più spesso allo xystòs si associarono spazi alberati. Vitruvio, affermando che le palestre rientrano nell’uso greco, nel De architectura (libro V, capo 10, 4) ha proposto un modello derivato dagli esempi ellenistici, da quelli della nativa Campania, ma soprattutto dal complesso di Olimpia, certo trainante. L’autore latino ha correttamente distinto lo xystòs dagli spazi alberati, i paradromides (παραδρομίδες) greci, precisando però che dai latini questi sono ugualmente chiamati xysta.

I trattatisti di età moderna hanno ripreso dal testo vitruviano il tema dello xystòs, talvolta adattandolo a realtà differenti, come giardini e logge. Palladio, citato il termine già nel sottotitolo dei suoi Quattro Libri dell’Architettura, nel proemio ai lettori ha inserito gli xystòs e le palestre “de’ Greci” nell’elenco degli edifici pubblici, quasi fossero elementi tra loro autonomi. Nella traduzione di Vitruvio fatta da Claude Perrault, lo xystòs diviene “luogo piantato d’Alberi, e chiuso da portici per ogni lato” (Venezia, 1747); la resa in volgare di monsignor Barbaro ha avanzato una etimologia ardita: “Xisto significa raschiato … perché gli Atleti si facevano là raschiar la pelle di tutto il corpo con le striglie”. Nell’Ottocento, si completò la trasformazione semantica: nel Dizionario dello Zecchini (Torino, 1860) xisto è tra i sinonimi di loggia con galleria, ringhiera, portico, peristilio, ambulacro.

Esempi

Amphipoli di Tracia, Delfi, Eretria di Eubea, Nemea, Pergamo (ginnasio superiore), Thyatira, Cirene, Afrodisia (terme di Traiano), Efeso (ginnasio del porto), Gerusalemme.

Bibliografia

Miller St.G., Arete. Greek sports from ancient sources, London, 2004; Netzer E., The architecture of Herod, the Great Builder, Tübingen, 2006; Winter F.E., Studies in Hellenistic architecture, Toronto, 2006.

Priene, palestra-ginnasio. I sedili separano lo xystòs dal paradromion (da Miller ST. G., Ancient Greek Atletics, New Haven, 2006, fig. 267).

Priene, palestra-ginnasio. I sedili separano lo xystòs dal paradromion (da Miller ST. G., Ancient Greek Atletics, New Haven, 2006, fig. 267).

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