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Ziqqurat

Dur-Sharrukin (Iraq), ricostruzione dello Ziqqurat detto ‘osservatorio'. Da Perrot G., Chipiez Ch., Histoire de l'art dans l'Antiquitaè, II, 1884.
Dur-Sharrukin (Iraq), ricostruzione dello Ziqqurat detto ‘osservatorio'. Da Perrot G., Chipiez Ch., Histoire de l'art dans l'Antiquitaè, II, 1884.

Definizione – Etimologia

Dall’Accadico zikkurratu(m), voce del verbo zaqāru (sollevare), il termine che può quindi tradursi come «elevato», designa un edificio cultuale mesopotamico a gradoni, sormontato probabilmente da un tempio. Si tratta dell’edificio simbolo dell’architettura mesopotamica, entrato nell’immaginario collettivo attraverso l’episodio biblico della Torre di Babele, ispirata allo ziqqurat di Babilonia.

Storia e sviluppa

È ipotesi credibile che lo ziqqurat sia derivato per filiazione dal tipo del tempio su terrazza. Il più antico tempio mesopotamico su terrazza conosciuto, a Eridu, risale all’inizio del V millennio a.C. La tradizione prosegue nel IV millennio (ad es. il Tempio Bianco di Uruk); della fine dello stesso millennio è il tempio di Tell Uqair, che sorge su due terrazze sovrapposte. Durante il III millennio altri templi su terrazza vennero costruiti ad Uruk, a Khafadje e in siti siriani come Tell Brak e Tell Mozan.
Nello stesso periodo troviamo già, in Iran, edifici a più gradoni chiamati ziqqurat dai loro scopritori, ma la parentela formale, tipologica e funzionale di tali costruzioni con lo ziqqurat mesopotamico è ancora tutta da discutere.
Il termine zikkurratu comparve all’inizio del II millennio a.C. e non è chiaro se il carattere discriminante di tale edificio rispetto ai templi sopraelevati fosse il numero di terrazze. Sappiamo inoltre che i Sumeri chiamavano gigùna alcuni monumenti, forse proprio i templi sulla sommità degli ziqqurat, dal momento che la parola è ripresa con tale significato in lingua accadica (gigunu). Che corrisponda o meno all’uso antico del termine, si tende oggi a chiamare ziqqurat quegli edifici mesopotamici ad almeno tre terrazze sovrapposte, sulla cima dei quali si può solo immaginare l’esistenza di un santuario, essendo ormai perdute tutte le sovrastrutture.
I più antichi ziqqurat noti risalgono al XXI sec. a.C., periodo in cui i re sumeri della III dinastia di Ur promossero una imponente campagna di lavori pubblici che portò alla costruzione di quattro ziqqurat: ad Ur, Uruk, Eridu e Nippur, tutti a tre terrazze sovrapposte. Benché l’orientamento sia diverso, i quattro edifici sembrano l’applicazione di un medesimo modello, caricato di valori religiosi e ideologici, come testimoniano gli inni reali coevi.
I sovrani della I dinastia di Babilonia portarono avanti la tradizione iniziata ad Ur, restaurando ziqqurat o costruendone di nuovi. Il più noto sovrano di tale dinastia è Hammurabi (reg. 1792 – 1750 a.C.), cui si deve lo ziqqurat dell’Ebabbar di Larsa, mentre a suo figlio Samsu-iluna (reg. 1749 – 1712 a.C.) risalgono iscrizioni che documentano la costruzione degli ziqqurat di Sippar e di Kish. Alla stessa dinastia risale il primo stadio dello ziqqurat di Babilonia, così come quello di Borsippa e quello di Akkad. In Alta Mesopotamia i primi ziqqurat risalgono al XVIII sec.: quelli di Tell Rimah e di Assur sarebbero ascrivibili al sovrano Samsi-Addu (reg. 1815 – 1775 a.C.). In area elamita, nello stesso periodo sarebbe sorto lo ziqqurat di Susa.
Nella seconda metà del II millennio la costruzione di ziqqurat continuò, insieme alla manutenzione di quelli esistenti. I re cassiti di Babilonia ne eressero uno a Dur-Kurigalzu e ingrandirono quello di Babilonia, mentre i sovrani assiri ne costruirono due presso il tempio di Anu e Adad a Kar-Tukulti-Ninurta.
Nella prima metà del I millennio a.C., i re assiri Assurnasirpal II (reg. 883 – 859 a.C.) e Sargon II (reg. 722 – 705 a.C.) eressero ziqqurat rispettivamente a Kalkhu e a Dur-Sharrukin.
Con la caduta dei regni mesopotamici, cessò anche la manutenzione del patrimonio monumentale, attività fondamentale trattandosi di edifici in mattone crudo. L’ultimo ziqqurat venne realizzato ad Uruk nel III secolo a.C., sotto la dinastia seleucide; in seguito, i monumenti vennero lasciati andare in rovina a causa degli agenti atmosferici e del reimpiego di materiali.

Caratteristiche architettoniche e  ostruttive

Lo ziqqurat è una costruzione massiccia ed elevata che costituisce il punto focale di un complesso sacro recintato, comprendente un tempio (in Alta Mesopotamia adiacente allo ziqqurat, altrove a breve distanza da esso) e altri edifici cultuali o amministrativi. Lo ziqqurat consiste in una successione di terrazze (da tre a sette) di pianta quadrata o rettangolare, sormontate da un tempio. La già citata assenza di resti di templi superiori rende ipotetica una simile ricostruzione. Esistono tuttavia argomenti significativi a sostegno dell’esistenza di tali templi, come l’ipotetica derivazione tipologica dello ziqqurat dal tempio su terrazze, o le fonti storiche, tra cui le descrizioni dello ziqqurat di Babilonia fatte da Erodoto o contenute nella Tavola dell’Esagil, o ancora le raffigurazioni sui sigilli mesopotamici, che attesterebbero in modo più o meno chiaro la presenza di una cella sacra sulla terrazza sommitale.
Le dimensioni di base degli ziqqurat variano da caso a caso: i più piccoli hanno lati di una trentina di metri di lunghezza (come a Tell Rimah), mentre i più grandi (quello di Chogha Zanbil e quello costruito ad Uruk dai seleucidi) superano i cento metri. Per la maggior parte, comunque, la lunghezza dei lati si attesta tra i 40 e i 60 m.
Si è già detto che i primi ziqqurat presentavano tre gradoni; il numero massimo sarebbe probabilmente quello di sette (come nello ziqqurat di Babilonia), che caratterizzerebbe la versione più matura del tipo, come si può supporre osservando una tavoletta scolare mesopotamica tarda, ritraente l’elevato di uno ziqqurat idealizzato con, appunto, sette livelli.
Nel valutare l’altezza degli ziqqurat è necessario considerare il problema delle sovrastrutture oggi assenti. Se le rovine dello ziqqurat di Dur-Kurigalzu non superano i 57 m, è verosimile che la struttura raggiungesse in origine i 70 m; analogamente, lo ziqqurat di Babilonia potrebbe avere avuto un’altezza di 90 m (secondo altre stime intorno ai 60).
Lo schema tipico delle scalinate di accesso prevede una rampa frontale, ortogonale alla facciata, e due simmetriche aderenti a questa; è però ignoto come si raggiungesse il tempio alto (per gli ziqqurat assiri è possibile che ciò avvenisse dal tetto del tempio adiacente).
Quanto a tecniche e materiali, gli ziqqurat sono costruiti in mattoni crudi di forma quadrata o rettangolare, apparecchiati in modo da evitare la continuità dei giunti. Per contribuire a tenere legati gli enormi spessori murari (entro i quali venivano lasciati corridoi di ventilazione per favorirne l’essiccazione) erano spesso impiegate stuoie di canne (allettate in orizzontale a intervalli regolari) e spesse corde tese per tutta la lunghezza della costruzione, usate come catena. Solo il paramento esterno era in mattoni cotti, articolato in semicolonne e nicchie e a volte ancorato alla compagine interna anche attraverso aste lignee. La malta alla base dello ziqqurat era di natura bituminosa, per isolare l’edificio dall’umidità.

Bibliografia

Busink T.A., L’origine et l’évolution de la ziggurat babylonienne, in «Jaarbericht Ex Oriente Luz» 21, 1969-1970, pp.91-142; Schmid J.G., The History of the Construction of the Ziggurat, in «Sumer» XLI, 1985, pp.44-47.

Ur (Iraq), resti dello ziqqurat, XXI sec. a.C.

Ur (Iraq), resti dello ziqqurat, XXI sec. a.C.

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