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Accessibilità (restauro)

Roma, Mercati Traianei, scorcio dell'area da uno dei punti più elevati, reso accessibile attraverso una combinazione di rampe e ascensori.
Roma, Mercati Traianei, scorcio dell'area da uno dei punti più elevati, reso accessibile attraverso una combinazione di rampe e ascensori.

Accessibilità nell’ambito del restauro

Nello specifico settore del restauro, e più in generale del patrimonio edilizio esistente, il tema dell’accessibilità ha iniziato a diffondersi soltanto agli inizi degli anni ’90 del XX secolo, a seguito dell’approvazione della legge 13/1989, che estendeva alle fabbriche esistenti, se sottoposte a ristrutturazione, l’obbligo di adeguamento normativo. Oggi, alla luce di un fecondo dibattito sviluppatosi fino a tutto il primo decennio del 2000, possiamo considerare acquisito il concetto che l’accessibilità costituisca parte integrante del progetto di restauro, inteso nella più ampia accezione di “conservazione integrata”. Lo stretto legame tra monumento e uso, infatti – condizione intrinseca dell’architettura, per la quale non possono valere istanze di “pura contemplazione” (Bellini) – conduce a ritenere il restauro come un intervento che, lungi dal sottrarre le opere al pubblico godimento, deve “salvarle consentendo che sussistano il più a lungo possibile, come parti esteticamente e storicamente vive della nostra società” (Carbonara).

Se affermiamo dunque, almeno in linea teorica, che non esistono incompatibilità fra istanze di conservazione e di accessibilità, occorre tuttavia riconoscere che il patrimonio architettonico è quasi sempre caratterizzato da barriere architettoniche, spesso legate alla sua stessa identità e alle sue vicende storiche. Una parte di esso, inoltre, è costituita da manufatti che in passato si prefiggevano proprio lo scopo di impedire l’accessibilità (castelli, rocche, torri). Il tema presenta quindi particolari criticità rispetto all’ambito della progettazione ex-novo, al punto che, più propriamente, si preferisce parlare di “superamento delle barriere architettoniche” già esistenti piuttosto che di accessibilità. Quest’ultimo orientamento è stato integralmente recepito nelle Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale, emanate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con D.M. 28 marzo 2008. Senza innovare il corposo impianto normativo italiano in materia di accessibilità, le Linee Guida si propongono di declinarlo nello specifico ambito dei luoghi di interesse culturale.

Due concetti, in particolare, già richiamati nella definizione generale di accessibilità, trovano specifica applicazione in questo campo: quello della visitabilità e quello delle soluzioni alternative.

Il primo, definito dalla legge 13/1989, consiste nel garantire l’accesso “agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare”. Tale obiettivo, declinato nello specifico settore dei luoghi di interesse culturale, può tradursi nel garantire l’accessibilità agli spazi più significativi di un luogo di interesse culturale, fondamentali per la comprensione della sua identità architettonica e dei suoi valori, oltre, naturalmente, agli spazi di relazione ed ai servizi. Talvolta l’obiettivo della visitabilità appare come l’unica via concretamente praticabile, in particolare nel caso delle aree archeologiche, dove una piena accessibilità risulterebbe di fatto impossibile, finendo per snaturare anche l’identità stessa del bene culturale. Un esempio, in tal senso, è costituito dagli interventi effettuati nell’area dei Mercati Traianei a Roma nei primi anni del XXI secolo, dove si è optato per una soluzione che rende accessibili le parti più significative del complesso e, in specie, i punti in grado di offrire una visione dall’alto, che ne consenta la comprensione spaziale.

Un secondo concetto, da affiancare al precedente, è quello delle soluzioni alternative, introdotto anch’esso fin dalla legge 13/1989, che trova particolare applicazione nel campo del patrimonio architettonico esistente. La presenza di vincoli legati alle vicende storiche e all’identità stessa del patrimonio, infatti, rende raramente praticabile la mera prescrizione normativa. Tuttavia è quasi sempre possibile – attraverso una progettazione consapevole e innovativa – conseguire i requisiti dell’accessibilità attraverso una soluzione “alternativa”, capace cioè di offrire le stesse prestazioni senza ricorrere al rigido dettato degli standard. In questi casi la legge richiede una specifica relazione del progettista che dimostri “l’equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili”. Spesso tali soluzioni consistono in interventi “a monte” rispetto alla fisicità del bene culturale: un caso eloquente è costituito dal parco di Villa d’Este a Tivoli, dove le lunghe distanze e i notevoli dislivelli sono superati non attraverso rampe o apparecchi di sollevamento – i quali avrebbero fortemente alterato l’identità del giardino storico – ma attraverso un sistema di club-car elettrici che consentono a tutti di percorrere in sicurezza il parco.

Criteri per la progettazione dell’accessibilità nei luoghi di interesse culturale

I criteri per la progettazione dell’accessibilità nei luoghi di interesse culturale vengono articolati, nel testo delle citate Linee Guida, in sette categorie:

1) orientamento;

2) superamento delle distanze;

3) superamento dei dislivelli;

4) fruizione delle unità ambientali e delle attrezzature;

5) raccordo con la normativa di sicurezza e antincendio;

6) allestimento di spazi espositivi;

7) monitoraggio e manutenzione.

L’ambito fondamentale dell’orientamento comprende gli accorgimenti atti a far conoscere all’utenza – ed in particolare alle persone con disabilità sensoriali – la propria collocazione nell’ambiente (punti di riferimento, linee di riferimento), nonché le relative possibilità di spostamento e fruizione (segnaletica, mappe, modelli tattili). Il tema del superamento delle distanze si presenta particolarmente complesso nel caso di parchi, giardini storici ed aree archeologiche, dove si richiede quasi sempre la presenza di un sistema di trasporto compatibile con le istanze della conservazione. L’ambito del superamento dei dislivelli rappresenta da sempre uno dei nodi più complessi, dove le istanze della conservazione e dell’accessibilità possono più facilmente entrare in conflitto.

I sistemi più diffusi (rampe, ascensori, piattaforme elevatrici, servoscala) consentono spesso di affrontare la maggioranza dei casi, pur avendo ciascuno specifici limiti. Resta il problema delle grandi scalinate monumentali – valga per tutti l’esempio dello scalone vanvitelliano della Reggia di Caserta – che vanno intese non soltanto come barriere ma soprattutto come elementi essenziali dell’identità architettonica, per i quali è necessario immaginare – oltre ai meccanismi di superamento del dislivello – anche una possibile fruizione della loro spazialità.

Particolare attenzione, infine, occorre prestare al tema del monitoraggio e della manutenzione. Un buon progetto di accessibilità, infatti, può essere facilmente compromesso da carenze in questo campo. Andranno, pertanto, preferite soluzioni che facilitino gli interventi manutentivi, evitando il ricorso a meccanismi complessi e di non facile gestione.

Bibliografia

Bellini A., La pura contemplazione non appartiene all’architettura, in «TeMa», 1, 1998, pp. 2-4; Carbonara G., Teoria e metodi del restauro, in Id. (a cura), Trattato di restauro architettonico, Torino 1996, vol. I, pp. 91-99; Laurìa A. (a cura), Persone “reali” e progettazione dell’ambiente costruito L’accessibilità come risorsa per la qualità ambientale, Rimini, 2003; Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale, Roma 2008, 20092; Pane A., Accessibilità e superamento delle barriere architettoniche negli edifici e nei siti storici: alcuni problemi ricorrenti, in «Arkos», VI, 11, luglio-settembre 2005, pp. 39-46; Picone R., Conservazione e accessibilità. Il superamento delle barriere architettoniche negli edifici e nei siti storici, Napoli 2004; UNITED NATIONS, Convention on the Right of Persons with Disabilities, 2006; Vescovo F., Pane A., Norme per il superamento delle barriere architettoniche, in Di Muzio A. (a cura di), Manuale del geometra, geometra laureato, ingegnere junior, architetto junior. Guida pratica all’esercizio della professione per le costruzioni civili, 2 voll., Bologna 2009, vol. II, pp. 1877-1968.

 

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