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Acquasantiera

Recipiente destinato a contenere l’acqua santa, l’acquasantiera è costituita di norma da una vaschetta lapidea, di forma rettangolare o curvilinea, che è posta su un piedistallo oppure è murata o agganciata con staffe metalliche sulla parete interna della chiesa.
Talvolta realizzata con materiali di spoglio – essenzialmente vasi o capitelli – può essere arricchita da decorazioni scultoree, tra le quali spiccano per la loro bellezza e drammaticità le figure antropomorfe come cariatidi o telamoni che, nel tardo Medioevo, fungono da sostegni del bacino superiore. La sua origine è legata alle valenze purificatrici dell’acqua, connotazioni (già presenti in ambito pagano e derivate dai bacini lustrali e dalle pratiche di abluzione sacrale adottate nelle diverse culture storico-religiose fin dai tempi più remoti) che si configurano quale componente primaria e fondamentale del rito cristiano del battesimo. L’estensione di tale sacramento coincide con l’usanza dell’aspersione domenicale dei fedeli, esercitata dal sacerdote con l’ausilio di contenitori leggeri e facilmente trasportabili: quest’atto, che è assente nella Chiesa orientale ed è documentato per la prima volta nelle liturgie francesi di epoca carolingia, da dove si diffonde rapidamente in tutta l’Europa cristiana, viene all’inizio affiancato e poi sostituito dalla più semplice abitudine di farsi il segno della croce dopo aver immerso le dita nell’acqua benedetta delle acquasantiere, appositamente collocate all’ingresso delle chiese.
Sebbene sia possibile che esemplari più antichi siano andati dispersi nel corso dei secoli, probabilmente nella fase iniziale tale funzione viene svolta da recipienti mobili (vasi metallici), poiché la presenza di acquasantiere fisse – di pietra o di marmo, con forme che ricordano la struttura dei fonti battesimali – è accertata soltanto a partire dall’età romanica.

Bibliografia

Bassan E., voce Acquasantiera, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, Milano, 1991, I, pp. 108-113.

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