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Androne

Dal greco andron, appartamento o sala degli uomini. Disimpegno al piano terra che collega l’ingresso con la corte interna, ovvero l’ingresso stesso. Nella casa greca era uno spazio tra la corte degli uomini (andronitis) e la corte delle donne (gynæconitis), dedicato a sala dei banchetti e utile a regolare, tramite una porta, la vista e l’accesso alla parte della casa riservata alle donne e accessibile solo ai membri della famiglia. Nella domus romana l’andron diventa il corridoio che collega l’atrium con il peristilium, passando accanto al tablinum. Secondo Vitruvio, infatti, i romani chiamavano impropriamente andrones questi spazi. L’ambiguità deriva dalla doppia funzione svolta dall’androne nella casa greca arcaica: sala per i banchetti e collegamento. Nella domus romana il passaggio diventa indipendente e tale spazio, a doppia funzione, si specializza nel triclinium e nell’andron, anche in seguito all’evoluzione sociale che consente alle donne maggiore autonomia.
Nell’architettura religiosa indicava la parte del tempio riservata agli uomini ed è ancora in uso nella chiesa greca, dove, nella parte meridionale, gli uomini, separati dalle donne, assistono alle funzioni religiose. Nell’architettura militare l’androne è un passaggio o galleria sotterranea che, passando sotto il parapetto, collega l’interno del castello con il fossato. Nell’evoluzione del tipo palazzo, a partire dal Quattrocento, l’androne diventa un ambiente che collega l’ingresso con la corte interna, a volte in sostituzione di un vano di una casa a schiera rifusa, con copertura a volta e decorazioni dipinte raffiguranti la casata.

Bibliografia

Du Cange C., Glossarium mediae et infimae latinitatis, I, Niort, 1883, col. 247a.; Granger F.  (a cura di), Vitruvius on architecture edited from the Harleian manuscript 2767, London, 1955, (VI, 7, 3-4); Voß J. H., Homers Odyssee, II, Tübingen, 1806.

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