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Arce

L’arce secondo G. Ippolo, Roma (da A.M. Colini, Il Campidoglio nell’antichità, in “Capitolium”, XL, 4, 1965, pp. 175-185).
L’arce secondo G. Ippolo, Roma (da A.M. Colini, Il Campidoglio nell’antichità, in “Capitolium”, XL, 4, 1965, pp. 175-185).

Dal latino arx, luogo alto, rocca, cittadella fortificata. Cicerone chiama fundus Arcanus la villa del fratello Quinto Tullio ad Arx Volscorum (Rocca d’Arce, Frosinone). Con accezione orografica, Virgilio ricorda che “Roma septemque una sibi muro circumdedit arces”. Nella Historia Langobardorum (datata 787-789), Paolo Diacono così indica il luogo del Castrum Casini (Montecassino).
Nelle città romane, a partire dal IV secolo a.C., l’arce era sede di edifici di culto o di rilievo politico; esempi sono a Cosa e a Osimo (Auximum), ma più nota è a Roma l’Arx Capitolina, con il tempio di Giunone Moneta (“ammonitrice”, 344 a.C.) e la Zecca (III secolo a.C.). Era la sommità est del colle a sella, Arx et Capitolium, posto tra l’area dei fori e il Campo Marzio e valicato dal sentiero passante per l’Asylum; dal foro salivano sul colle anche le Scalae Gemoniae e il Gradus Monetae. Il sito, leso da incendi storici (83 a.C., 60 e 80 d.C.) e dall’assetto del Foro di Traiano, fu gravemente compromesso nel 1885 con la costruzione del Vittoriano.
Arce è anche la parte più elevata di insediamenti preistorici (come nella terramara di Castellazzo di Fontanellato, Parma), talvolta delimitata da un fossato o da una palizzata.

Bibliografia

Filippi D., L’arx Capitolina e le primae Capitolinae arcis fores di Tacito (hist., III, 71): una proposta di lettura, in “Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma”, XCIX, 1998, pp. 73-84; Hülsen C., Arx, in Pauly A.F., Wissowa G., Real-Encyclopädie der klassischen Altertumswissenschaft, Stuttgart-München, 1896; Landolfi M., La sezione archeologica del Museo Civico di Osimo, Osimo (Ancona), 2002; Mazzei P., Nuovi dati per la topografia dell’Arce in Campidoglio, in “Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma”, XCIX, 1998, pp. 7-50; Platner S.B., The Septimontium and the Seven Hills, in “Classical Philology”, I, 1906, 1, pp. 69-80.

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