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Archeologia

Sommario: 1. Definizione-Etimologia2. Storia e metodi di indagineBibliografia

1. Definizione-Etimologia

Dal greco archaiologìa, composto da archaìos, antico, e lògos, discorso o studio. Il termine era già utilizzato dagli storici antichi, come Tucidide, per indicare un procedimento che permette di ricostruire vicende del passato attraverso il ritrovamento, la raccolta, la documentazione e l’analisi delle loro tracce materiali o documentarie.
Allo scavo archeologico, che costituisce il metodo operativo principale dell’archeologia, si affiancano attività propedeutiche, come quelle ricognitive di quanto pervenuto dei periodi passati, e parallele, come le branche specifiche dell’epigrafia e della numismatica. Caratteristico dell’archeologia è il fine scientifico, il che permette di espungere dalla sua storia tutte le attività che nei secoli sono state volte al recupero di opere d’arte e di oggetti e materiali di pregio (violazione di tombe, recupero di marmi, ricerca di tesori, commercio antiquario illegale, ecc.).

2. Storia e metodi di indagine

Dal XV al XVIII secolo

Iniziatore della moderna archeologia viene pertanto ritenuto Ciriaco Pizzecolli, detto Ciriaco d’Ancona, viaggiatore ed erudito del XV secolo, a cui si deve la riscoperta dell’Acropoli di Atene, delle piramidi egiziane e di molti altri siti archeologici, da lui visitati e documentati con schizzi grafici e relazioni scritte. Nonostante episodiche apparizioni negli scavi praticati in Italia tra il XVI e il XVIII secolo, la documentazione a fini consapevolmente scientifici di uno scavo fece la sua prima apparizione nel 1784 in Virginia, a opera di Thomas Jefferson, che scavò un tumulo sepolcrale a puro fine conoscitivo.
Nei Paesi anglosassoni, la nascita dell’interesse per culture, poi definite preistoriche e protostoriche, di diverse epoche e latitudini, accomunate dalla conservazione di siti antropizzati e dati materiali e dalla completa assenza delle fonti scritte, portò la nascente archeologia ad allargare i suoi orizzonti sempre più sul versante storico-antropologico, come alternativa all’iniziale orientamento storico-artistico: non più o non solo le opere d’arte, ma gli oggetti di uso quotidiano diventarono oggetto di attenzione come testimonianze del passato, indipendentemente dalla loro eventuale qualità artistica.

Il XIX secolo

Nel XIX secolo, grazie allo studio parallelo della geologia, veniva teorizzato e messo a punto in Gran Bretagna e nei Paesi scandinavi lo scavo stratigrafico: come le rocce si depositano in strati sovrapposti, con quelle più antiche alla base e quelle via via più recenti che le vanno a coprire, in modo analogo gli strati di terreno che si depositano in un sito permettono di individuare la successione cronologica dei manufatti che vi si rinvengono. Tale metodologia, che prevede tra l’altro la documentazione relativa a ogni oggetto rinvenuto, si rivelò adatta a ogni tipo di sito e di epoca; estesa anche ai siti e ai materiali di epoca postclassica, pose le basi per la creazione dell’archeologia medievale. Ciononostante, alcune imprese fondamentali dell’archeologia del XIX secolo, come le scoperte di Heinrich Schliemann a Troia e Micene, o di Arthur Evans a Cnossos, nonché i grandi sbancamenti operati nel Foro Romano in epoca pontificia, furono operati senza una particolare metodologia scientifica.

Dal XIX al XX secolo

In Italia, il metodo stratigrafico fu applicato per la prima volta nella seconda metà del XIX secolo dal paletnologo Luigi Pigorini; in seguito fu impiegato anche negli scavi effettuati a Pompei da Giuseppe Fiorelli e Amedeo Maiuri. A Roma, i primi scavi stratigrafici effettuati scientificamente nel Foro ebbero luogo tra il 1898 e il 1925, sotto la guida di Giacomo Boni; negli stessi anni Rodolfo Lanciani registrava ritrovamenti e dati che emergevano dagli sterri provocati dalle nuove costruzioni dovute all’ampliamento della Capitale, mentre i lavori dovuti alla propaganda fascista nei primi decenni del XX secolo mancarono spesso di un’adeguata documentazione. La via dell’indagine stratigrafica veniva invece seguita in Liguria da Nino Lamboglia, che peraltro può essere considerato uno dei fondatori dell’archeologia subacquea, e da vari studiosi di paleontologia e di archeologia preistorica.
In seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, i lavori per la ricostruzione portarono all’elaborazione di metodi di indagine particolari, legati a scavi di emergenza e caratterizzati da tempi limitati e da contesti stratigrafici complessi, che aprirono la strada all’archeologia urbana. Lo scavo stratigrafico fu perfezionato nel corso del XX secolo da Mortimer Wheeler, propugnatore dello “scavo per quadrati”, e da Edward Harris, che mise a punto, alla fine degli anni Settanta, lo “scavo per grandi aree”. I metodi archeologici sono stati applicati allo studio di epoche storiche anche relativamente recenti, ad esempio al periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione Industriale (archeologia industriale), e persino a indagini sulla società contemporanea (analisi dei rifiuti urbani). Considerata parte integrante degli studia humanitatis, l’archeologia è stata al tempo stesso profondamente improntata a metodi scientifici: la scoperta del carbonio 14, quella della termoluminescenza, la messa a punto della dendrocronologia sono soltanto alcune delle tecniche avanzate che supportano la datazione dei ritrovamenti organici e inorganici.

Metodologie contemporanee

L’archeologia è stata, negli ultimi cinquant’anni, soggetta a continui ripensamenti riguardo ai suoi temi, ai suoi limiti temporali e ai suoi fini, per quanto riguarda sia l’esplicitazione dei metodi di indagine, sia le finalità della ricerca.
In questo contesto, negli anni Sessanta fu elaborato negli Stati Uniti un nuovo metodo di studio, relativo al periodo preistorico o protostorico, che prese il nome di archeologia processuale o new archaeology. Effettuando un procedimento inverso rispetto ai metodi tradizionali e partendo da ipotesi teoriche sui grandi processi culturali, verificati solo in seguito tramite lo scavo, si riconosceva un ruolo centrale ai fenomeni antropologici e si staccava lo studio degli insediamenti dalla storia delle varie culture umane. All’archeologia processuale e al suo sviluppo, detto archeologia post-processuale, si sono inoltre affiancate nuove specializzazioni, quali l’archeologia cognitiva, l’archeologia neo-marxista e neo-evoluzionista, e la cosiddetta gender archaeology.
Nel mondo italiano e mediterraneo la nuova archeologia non ha avuto molto seguito, soprattutto a causa dell’importanza data alla visione storica di questo particolare ambiente culturale, ma anche alla capacità di adattamento alle condizioni ambientali dimostrata dalle varie civiltà. Qui la problematica dello scavo, in un contesto sempre più fittamente antropizzato, si intreccia alla necessità di nuovi metodi di prospezione che permettano di individuare per tempo le aree da sottoporre ad attività di ricerca, di pianificazione delle risorse territoriali, di conservazione, restauro ed esposizione di quanto ritrovato, di tutela di quello che viene ormai considerato un patrimonio dell’umanità.

Bibliografia

Barker Ph., Tecniche dello scavo archeologico, Milano, 2010; Bianchi Bandinelli R., Introduzione all’archeologia classica come storia dell’arte antica, Roma-Bari, 1976; Carandini A., Storie della terra. Manuale di scavo archeologico, Torino, 1991; D’Andria F. (a cura di), Metodologie di catalogazione dei beni archeologici, Bari, 1997; Francovich R., Manacorda D., Dizionario di archeologia: temi, concetti e metodi, Roma-Bari, 2000; Gelichi S., Introduzione all’archeologia medievale: storia e ricerca in Italia, Roma, 1997; Giannichedda E., Uomini e cose. Appunti di archeologia, Bari, 2006; Harris E.C., Principi di stratigrafia archeologica, Roma, 1995; Manacorda D., Lezioni di archeologia, Roma-Bari, 2008; Mannoni T., Giannichedda E., Archeologia della produzione, Torino, 1996; Medri M., Manuale di rilievo archeologico, Roma-Bari, 2003; Renfrew C., Bahn P., Archeologia: teoria, metodi e pratica, Bologna, 2006; Torelli M., Menichetti M., Grassigli G.L., Arte e archeologia del mondo romano, Milano, 2008.

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