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Autorimessa

Sommario: 1. Definizione – Etimologia2. Generalità3. StoriaBibliografia

1. Definizione – Etimologia

Struttura coperta, generalmente su più livelli, destinata a ospitare autoveicoli. Il termine è sinonimo di garage (dal francese), di rimessa o del più raro autosilos.

2. Generalità

Le autorimesse vengono realizzate o come strutture indipendenti, ovvero come annesso a un altro edificio. Nel primo caso si configurano frequentemente quali edifici multipiano fuori terra, soprattutto in situazioni, quali ad esempio gli aeroporti, dove è necessario ospitare un gran numero di veicoli entro una distanza ravvicinata a un determinato luogo, al fine di contenere gli spostamenti necessari per raggiungere il luogo di sosta. Autorimesse quali strutture autonome su più livelli sono anche frequenti nei centri urbani, dove l’alta densità di autoveicoli, soprattutto nelle ore lavorative, rende indispensabile la creazione di appositi spazi per il parcheggio al di fuori delle sedi stradali. Le Autorimesse quali pertinenze di altri edifici possono essere intese per soddisfare il solo fabbisogno della funzione cui sono collegate, ovvero accogliere anche flussi dall’esterno. La quasi totalità degli edifici a destinazione d’uso sia pubblica sia privata ospita dunque oggi delle autorimesse, anche in virtù della necessità di reperire le superfici richieste dalla legge e dagli strumenti urbanistici in materia di parcheggi.
Le Autorimesse possono essere realizzate con strutture interrate o fuori terra. Nel primo caso, a causa delle complesse esigenze di sicurezza antincendio e degli alti costi di realizzazione, il numero di livelli è generalmente contenuto; nel secondo, le rimesse possono raggiungere un numero consistente di piani fuori terra. Il disimpegno tra i differenti livelli è, il più delle volte, risolto attraverso l’uso di rampe inclinate; in mancanza degli spazi necessari allo sviluppo delle rampe, possono adottarsi sistemi meccanizzati quali ascensori, operati da addetti o anche completamente automatizzati.

3. Storia

Le prime Autorimesse nascono, all’inizio del Novecento, come strutture specificamente destinate ai centri cittadini, supplendo quindi alla mancanza di spazi concepiti per la rimessa degli autoveicoli. Il crescente numero di mezzi circolanti fa sì che nel 1901 a Londra, nei pressi di Piccadilly Circus, venga inaugurata la prima autorimessa su sette livelli. Negli Stati Uniti, dove la motorizzazione procede a ritmi sostenuti, i primi garage vengono spesso realizzati quali pertinenze di altre strutture, come nel caso di quello costruito a Chicago nel 1918 dagli architetti Holabird & Roche per l’hotel La Salle. Tale edificio, che si ritiene essere la prima autorimessa del continente americano, è stato demolito nel 2005.
La crescente urbanizzazione e il rapido incremento del numero e uso dei veicoli privati per gli spostamenti nel corso del ventesimo secolo fa dell’autorimessa un elemento urbano di sempre maggiore rilievo. Nelle città degli Stati Uniti, le strutture si configurano in gran parte come edifici di notevoli dimensioni, caratterizzati a volte dalla mancanza di aperture verso l’esterno, producendo quindi immagini monolitiche, altre volte mettendo in mostra le automobili custodite al loro interno, quasi come in una vetrina. Quest’ultimo è il caso del grande parcheggio di Temple Street, a New Haven, completato da Paul Rudolph nel 1962 ai margini del campus dell’Università di Yale. L’edificio, che ospita al piano terreno esercizi commerciali, è definito da cinque solai a “vassoio”, in calcestruzzo a vista e plasticamente sagomati, dentro ai quali sono visibili i veicoli parcheggiati.
Frequenti sono altresì, negli Stati Uniti, i casi di edifici nei quali l’autorimessa, pur non rappresentando l’unica funzione, assume una rilevanza del tutto particolare. Notevoli in questo senso le celebri Marina City Towers di Chicago, realizzate da Bertrand Goldberg nel 1964: le due torri gemelle, a uso residenziale, ospitano nei 15 piani inferiori un’autorimessa. Louis Kahn, nel suo progetto del 1953 per il centro di Philadelphia, intuisce il potenziale dell’autorimessa quale nodo di scambio per la mobilità urbana e ne dà un’interpretazione altamente monumentale, integrando un basamento di parcheggi di cinque piani in un anello di funzioni terziarie articolate in torri, creando pertanto una piazza in quota sopra alla copertura dell’ultimo livello.
Nelle città europee, e in particolare in quelle italiane, l’autorimessa segue uno sviluppo differente, manifestandosi raramente sotto forma di edificio autonomo, mentre ben più frequenti sono le realizzazioni dove l’edificio viene celato per consentire un più controllato inserimento nel contesto urbano. Emblematico, da questo punto di vista, il parcheggio sotterraneo nella romana Villa Borghese, la cui elegante struttura portante è stata progettata nel 1972 da Luigi Moretti. Analogamente, negli stessi anni, Giancarlo De Carlo realizza, nel quartiere Mercatale di Urbino, ai piedi del centro storico, un’ampia autorimessa interrata, intesa come punto di accesso alla città storica per i turisti in visita. A Forlì, Maurizio Sacripanti completa, nel 1981, il parcheggio-piazza, lacerto incompiuto di un più ampio intervento di riqualificazione di una porzione di centro storico. In questo caso l’autorimessa, grazie a un sofisticato sistema di quote, si configura come mediazione del dislivello del terreno, dando vita, in copertura, a una piazza per l’adiacente convento di San Domenico, soluzione inedita e di grande efficacia nella riconnessione della continuità spaziale della città.

Esempi

Mission Bay Parking, San Francisco, WRNS Studio, 2010; Autorimesse in Lincoln Road, Miami, Jacques Herzog e Pierre de Meuron, 2010; Autorimessa Metronio in via Magna Grecia, Roma, Riccardo Morandi, 1957; Haniel Garage, Düsseldorf, Paul Schneider von Esleben, 1951; Super Garage, Milano, Tito Bassanesi Varisco, 1950.

Bibliografia

Henley S., The architecture of parking, London, 2007; McDonald S.S., The parking garage: design and evolution of a modern urban form, Washington, 2007.

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