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Azanica, architettura

Definizione – Etimologia

Lungo la fascia costiera dell’Africa orientale, dalla Somalia al Mozambico, fiorisce, tra l’VIII e il XV secolo e fino alla dominazione portoghese, una civiltà agricola dedita al commercio dei prodotti dell’entroterra con il Mediterraneo, con il vicino Oriente e anche con Paesi lontani (India e Cina), definita “azanica” dal nome anticamente attribuito a questi territori dai geografi greci.

Caratterizzazione

Influenze

L’architettura e, in genere, la cultura materiale che ne è testimonianza hanno carattere eminentemente composito, con apporti soprattutto arabi che interagiscono con gli originari residenti e con le popolazioni sospinte verso la costa dalle favorevoli condizioni di vita e dalla pressione delle stirpi guerriere dell’interno; a partire dal XIII-XIV secolo, questi centri presentano un carattere prevalentemente musulmano. L’influenza persiana, che è testimoniata, nel settore settentrionale, dalla moschea di fondazione iraniana detta “Arba-rukún” a Mogadiscio e dai due superstiti minareti (minareto) della città, si estende almeno fino a Zanzibar; quella indiana, o indo-musulmana, si riscontra nella forma degli archi adottati nelle costruzioni della costa e soprattutto nell’impianto della moschea di Kilwa (Tanganica ora Tanzania, XV secolo), con copertura a cupole su trentasei pilastri e volte a botte nei passaggi laterali; si rilevano, inoltre, apporti di provenienza indonesiana.

Costruzioni

La quasi totalità degli edifici esistenti risale o è posteriore al XV secolo: le costruzioni più importanti sono le moschee (gami, in lingua locale juma), a pianta rettangolare allungata (solo in quelle più recenti prevale la larghezza rispetto alla lunghezza), con la nicchia absidale (abside) del mihrab, posta sul lato nord, avente in genere stipiti scolpiti e decorati con inserzioni di porcellana o di maiolica, e l’arco appuntito, spesso multiplo e inserito in una cornice quadrata con incavi laterali per le lampade. Il mihrab è sormontato da una piccola cupola, mentre la copertura delle navate, salvo casi eccezionali (kilwa), è costituita da un soffitto piatto, realizzato con lastre di roccia corallina e ricoperto, come il pavimento, da un conglomerato di pietruzze e calce (detto segf). Altrettanto interessanti sono le strutture tombali (tomba) del tipo “a pilastro”, costituite da una stele fusiforme o anche a sezione circolare, ottagonale o quadrata, di probabile originario simbolismo fallico, eretta sul lato est del recinto rettangolare che ospita la tomba; un altro tipo di sepoltura presenta una grande lapide tombale ellittica, con una specie di pinnacolo che sormonta la facciata.

Insediamenti

I principali insediamenti urbani si succedono lungo la costa o sulle isole antistanti (da nord a sud, Mogadiscio, Brava, Patta, Lamu, Malindi, Gedi, Mombasa, Pemba, Zanzibar, Kilwa); ma con la cultura azanica sono in rapporto anche centri dell’interno, di probabile origine bantu, a economia agricola: il sito archeologico di Engaruka, sul confine nord dell’ex Tanganica, a circa 480 km dalla costa, ha rivelato le rovine di una città con quasi 7000 case a tetto piatto, sepolcreti e terrazzamenti costruiti con pietre poste l’una accanto all’altra a formare dei cerchi. Le città della costa sono caratterizzate da basse cinte murarie, talvolta munite di bastioni e porte, e da fortezze. Le residenze conservate sono a un solo piano, talora (in particolare a Gedi) con stanze aperte su un cortile d’ingresso. In alcune città esiste un’abitazione più complessa, probabilmente con funzione di palazzo, estesa su una superficie che può raggiungere un migliaio di mq: quella di Gedi, che conserva l’originaria struttura del XV secolo, presenta un portale d’ingresso archiacuto, cortili posti a un livello inferiore a quello degli ambienti circostanti con gradinate laterali che fungevano da sedili, varie stanze provviste di nicchie e ripiani a parete, e locali di servizio.

Bibliografia

Arecchi A., Abitare in Africa: architetture villaggi e città nell’Africa subsahariana dal passato al presente, Milano, 1999; Kirkman J.S., Azanici Centri, in Enciclopedia Universale dell’Arte, II, coll. 287-289.

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