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Basamento

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Dal sostantivo latino basìs, elemento architettonico che funge da mediazione tra le strutture di fondazione e quelle in elevato, il basamento assume una duplice funzione: costruttiva, in quanto trasferisce in fondazione i carichi provenienti dallo spiccato dell’edificio, ed estetica, come elemento morfologico di un determinato linguaggio architettonico. 
Il termine si diffuse per opera dei trattatisti rinascimentali, nel tentativo di codificare una nuova sintassi compositiva. 
Il basamento può dunque essere assimilato concettualmente alla base, ma, a differenza di questa, non regge un solo elemento costruttivo, ma l’intera opera in elevato. In tale accezione, possono essere inclusi nel tipo il piedistallo di colonne votive o monumenti isolati, la crepidine del tempio greco ed il podio delle architetture monumentali di età romana, elaborazione della precedente tradizione etrusco-italica. 
La crepidine accoglie e distribuisce in piano i carichi gravitazionali puntuali, portati dalle colonne, sopraelevando al contempo la cella, vero fulcro dell’attività cultuale. In Grecia, anche nelle tipologie edilizie a carattere civile, in particolare prima della loro monumentalizzazione di età ellenistica, è facilmente riscontrabile un basamento, solitamente in calcare, o poros, atto a costituire un solido appoggio per elevati realizzati con materiali deperibili, quali i mattoni crudi. L’elaborazione di tali presupposti porta, in età tardoclassica ed ellenistica, ad un sovradimensionamento dell’elemento, avviando la trasformazione dello stesso in podio, contestualmente ad una più articolata composizione delle forme e delle lavorazioni. 
Divengono esemplari di questo passaggio gli imponenti altari a ∏ (Pergamo, Tino), la sepoltura monumentale di Mausolo ad Alicarnasso, in cui l’elemento podio si ripete per tre sovrapposizioni, ed infine, la raffinata decorazione nell’alto basamento dell’Arsinoéion di Samotracia. Anche in area etrusco-italica, la necessità di “staccare” l’edificio dal terreno, conferendogli una visuale preferenziata e dominante, ha portato alla formazione di un podium, gradonato in direzione di accesso, adoperato sia nell’impianto a tre celle (Capitolium), che in quello ad alae (Tempio di Fiesole) e del peripteros sine postico (Tempio C di Largo Argentina a Roma). 
Con l’importazione di una sintassi architettonica ellenistica, il podio si arricchisce di cornici di coronamento e di base. Il primo profilo impiegato, la cyma recta, subisce, verso la fine del II sec. a.C., l’inversione in cyma reversa, sormontata in sommità da un gocciolatoio a becco di civetta (lysis in Vitruvio III, IV, 4). 
L’elemento va consolidandosi come il basamento impiegato nella gran parte delle tipologie dell’architettura templare romana, mentre la crepidine viene riservata a sporadici impianti peripteri di chiaro influsso ellenico.

Bibliografia

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