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Bassorilievo

Definizione – Etimologia

Termine accolto dall’Accademia della Crusca e oggi usato per designare una delle tecniche scultoree che prevede l’intaglio della superficie di un blocco squadrato in pietra o in legno. Col vocabolo s’intende indicare, nello specifico, il contrasto rialzato, in cui l’immagine ritratta è rilevata, a meno della sua metà, sopra il piano di fondo. Per realizzare il bassorilievo in metallo è adottata, invece, la tecnica del martellamento o della fusione.

Il bassorilievo nella storia

Il bassorilievo è impiegato, già prima del terzo millennio a.C., in Egitto e in Mesopotamia. Gli esemplari egizi più antichi risalgono agli inizi del periodo dinastico: le cosiddette “palette da belletto”. 
All’epoca dell’Antico Regno (2850-2200 a.C. circa) è introdotto, inoltre, il rilievo “abbassato”, in cui le figure sono scolpite entro cavità scavate nel fondo. In Mesopotamia il bassorilievo fa la sua prima comparsa col rilievo del re sumero Ur-Nina. 
Intorno al 2500 a.C. è realizzata la stele susiana del re Naram-sin, che rivela, rispetto al passato, alcune innovazioni tecniche. In quest’opera emergono, infatti, le due caratteristiche peculiari del rilievo asiatico, in antitesi con quello egizio: maggior plasticità delle figure e connessione col fondo paesistico, rappresentato prospetticamente. 
Il rilievo nel Medio Oriente raggiunge il massimo fulgore presso gli Hittiti, diffondendosi anche in Assiria e in Persia. 
Nella civiltà greca i bassorilievi più antichi sono scolpiti, nel VII sec. a.C., a Creta. Un’evoluzione si riscontra nei frontoni e nei fregi rinvenuti a Delfi (v. Tesoro dei Sifni e Tesoro di Cnido, VI sec. a.C.). 
Nella prima metà del V secolo sono abbandonate le formule più arcaiche, ancora impiegate, ad Atene, nel frontone dell’Hekatompedon (520 a.C.), in virtù di un maggiore plasticismo. In questo periodo vengono scolpiti sia il Trono Ludovisi (460 a.C. circa, oggi a Roma) sia, in Italia meridionale, le decorazioni del tempio di Hera a Selinunte. 
Uno dei massimi capolavori dello stile severo è rappresentato dalle metope del tempio di Zeus a Olimpia (465-456 a.C. circa) che anticipano, nella loro composizione chiaroscurale, gli esiti scultorei successivi. Pochi anni dopo, infatti, l’équipe dello scultore Fidia realizzerà la splendida decorazione del Partenone. Nei fregi della seconda metà del V secolo prevalgono temi plastici più complessi, con maggiori convessità e sottoquadri che rivelano evidenti esiti pittorici (figure marmoree del fregio dell’Eretteo di Atene, 420-406 a.C.). 
Nel IV secolo non si assiste, invece, ad un vero e proprio mutamento nello stile. Una nuova maniera di scolpire si avrà solo all’epoca di Alessandro Magno (v. il sarcofago per il re di Sidone, oggi a Istanbul). 
Durante l’ellenismo sono aggiunti sfondi architettonici e paesistici e si diffonde il “rilievo a quadretto”, mitologico e di genere, le cui forme si avvicinano a quelle del dipinto su tavola. In Grecia, dove il bassorilievo rimane, in realtà, un’attività artistica secondaria rispetto all’altorilievo e al tutto tondo, l’uso di questa tecnica scultorea si sviluppa in prevalenza nelle arti minori. Durante l’ellenismo si diffondono soprattutto il cammeo e lo sbalzo. Nel periodo arcaico dell’arte etrusca i bassorilievi risentono delle formule e dei modelli orientali. 
In seguito, le opere etrusche subiranno l’influenza greca. Tale influsso è anche riscontrabile nei bassorilievi realizzati in età romana. L’Ara di Domizio Enobarbo (II sec. a.C.) e il fregio dell’Ara Pacis (13-9 a.C.) non rappresentano, tuttavia, un modo innovativo di scolpire in rilievo. I primi cambiamenti sono individuabili nelle scene di trionfo raffigurate sull’arco di Tito (80-85 d.C.). Il bassorilievo con episodi desunti dalla storia contemporanea è impiegato, con senso pittorico, nei fregi delle colonne coclidi di Traiano (110-113 d.C.) e di Marco Aurelio (180-193 d.C.). 
In epoca imperiale si inizia a sostituire il trapano con lo scalpello, introducendo nella scultura un cromatismo nuovo. Una delle opere più esemplificative, in questo senso, è la base dioclezianea del Foro Romano (IV sec. d.C.), in cui le zone d’ombra, solcate da profonde incisioni, creano un effetto di rilievo illusionistico. Un simile gioco di ombre è riscontrabile sia nei rilievi originali dell’Arco di Costantino (312-315 d.C.) sia nei sarcofaghi di epoca paleocristiana. 
Nell’età bizantina il bassorilievo assume i caratteri di frontalità propri dell’arte orientale. Accanto ai rilievi sui sarcofaghi ravennati (IV-V sec.) meritano attenzione, sempre a Ravenna, gli stucchi del Battistero degli Ortodossi (458 d.C.) e l’ambone del vescovo Agnello nella cattedrale (VI sec. d.C.). 
Le porte della basilica di S. Sabina in Roma rappresentano, infine, un raro esempio di bassorilievo ligneo (422-432 d.C.). Andata persa nell’età barbarica la tradizione del plasticismo classico, la scultura in pietra appare tradotta, mediante un processo di astrazione formale, in un rilievo piatto e nettamente profilato (come nel duomo di Cividale, l’Altare di Ratchis, 739-744). L’influsso carolingio sulla cultura artistica lombarda è attestato dalle lastre d’oro e d’argento dell’Altare di Vuolvinio in S. Ambrogio a Milano (835 d.C.). Nello stesso periodo si diffondono, in particolare, gli oggetti in avorio. Il bassorilievo in pietra torna in auge con l’architettura romanica, di cui è, senz’altro, uno degli elementi più caratteristici. 
Il primo artista ad affrontare i problemi prospettici è Wiligelmo, attivo nel duomo di Modena e in quello di Parma. Più decorativo è Benedetto Antelami, la cui opera risente della plastica dell’Île-de-France (XII sec.). Le novità d’oltralpe si manifesteranno, inoltre, in altri centri italiani (v. capitelli del chiostro della cattedrale di Monreale). 
Nel rilievo romanico, in cui le figure risultano tutte subordinate ad un solo piano-limite anteriore, le scene sono poche, simmetriche e ritmate (v. formelle bronzee realizzate da Bonanno per la porta di S. Ranieri nella cattedrale di Pisa). 
In età gotica il bassorilievo sopravvive, nella cultura europea, accanto al mezzo e all’altorilievo, acquisendo semplicità e naturalezza. 
L’uso del bassorilievo si protrae fino al Quattrocento, epoca in cui, grazie anche al successo riscosso dalle formelle di Lorenzo Ghiberti per la Porta del Paradiso del Battistero di Firenze, ha una notevole propagazione. 
Per merito di Donatello si diffonde la tecnica dello schiacciato o stiacciato, in cui il rilievo emerge appena dal piano di fondo. All’epoca del Rinascimento maturo, il bassorilievo continua ad essere adottato, soprattutto nell’Italia centrale, per la decorazione di tombe, pareti, zoccoli e transenne. Il contrasto, già emerso nell’opera di Ghiberti, fra parti tonde e stiacciate, si accentua nella produzione manierista di Benvenuto Cellini e del Giambologna. La tecnica del bassorilievo è impiegata nei piedistalli farnesiani dei monumenti equestri realizzati da Francesco Mochi a Piacenza, nonché lungo i palchi del teatro Olimpico a Vicenza e del teatro Farnese a Parma. 
Poco utilizzati nel Seicento, il bassorilievo e lo stiacciato di tipo classico, tornano in auge, alla fine del XVIII secolo, grazie all’opera di Antonio Canova. Condannato dai critici neoclassici, perché antitetico ai caratteri fondamentali della scultura, è nuovamente impiegato nell’Ottocento e nel Novecento.

 

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