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Bastide

Beaumont-du-Périgord, planimetria catastale del XIX secolo (Archives Departementales du Périgord).
Beaumont-du-Périgord, planimetria catastale del XIX secolo (Archives Departementales du Périgord).

Definizione – Etimologia

Dal francese bâtir, costruire, in latino medievale e in occitano bastida, anticamente designava una struttura mobile, in legno, usata durante l’assedio di cinte fortificate e, in seguito, una costruzione difensiva posta accanto alle mura urbiche. A partire dal basso Medioevo è invece documentato un nuovo significato che poco o nulla ha a che fare con la difesa: bastida seu villa nova, o anche bastida seu populationes, ovvero bastide intesa come centro di popolamento. In questa accezione, diffusa tra il terzo decennio del XIII secolo e gli anni settanta del XIV e circoscritta all’area francese del sud-ovest, bastide è una città nuova, la cui fondazione è sancita da accordi scritti – ad esempio, il parragium che consentiva al proprietario del suolo di partecipare al profitto spettante al sovrano per la nuova fondazione – stipulati tra l’autorità fondatrice (a turno i conti di Tolosa, i re francesi e i re inglesi anche duchi di Guascogna) e i proprietari terrieri, nonché dalla Carta dei Costumi donata alla comunità insediata. A lungo ha resistito la convinzione, anche indotta dal  nome – si pensi alla Bastille di Parigi o ai bastioni delle cinte murarie d’età moderna – che si trattasse di città fortificate per la difesa dei confini territoriali. Oggi il termine è usato anche per indicare alcuni tipi di case di campagna della Provenza.

Generalità

La fondazione di una bastide è, dunque, in primo luogo la costituzione di una nuova comunità (congregare populationem) cui vengono assegnati lotti per l’edificazione delle case (platea, ayral o localium), giardini da coltivare posti ai margini dell’abitato (casal) e appezzamenti di terreno agricolo all’esterno della città (arpents, journaux). Generalmente di piccole dimensioni e destinate ad accogliere la popolazione sparsa nelle campagne da impiegare nella coltivazione delle aree incolte circostanti, le bastides divengono un’importante fonte di reddito per i sovrani che si alternano nelle fondazioni, i quali percepiscono sia le tasse sul mercato settimanale e sulla fiera annuale che si svolgono in ciascuna di esse, sia i censi dovuti sui lotti, tanto abitativi che agricoli, assegnati all’atto dell’insediamento. Saranno così fondate numerose bastides – un numero imprecisato, anche superiore a 350 – di cui la gran parte caratterizzata da un impianto urbano regolare con disposizione a scacchiera delle strade e da una piazza porticata di forma quadrangolare, luogo deputato alle attività di mercato. Seppure diffuse in molte altre parti d’Europa (Polonia, Slesia, Boemia e Spagna), nelle bastides francesi l’uso della piazza quadrata porticata rivela un carattere innovativo espresso dal forte legame con la doppia croce di strade che la origina. I portici (cornières, ambans), che tuttavia non sempre completano l’intero perimetro, sono profondi quanto la larghezza della carreggiata che li attraversa su tutti i lati della piazza: ne risulta uno spazio definito, chiuso al piano superiore, ma allo stesso tempo saldato all’impianto urbano per via delle strade che lo delimitano. La chiusura della piazza, d’altronde, permetteva un maggiore controllo di natura fiscale sui flussi di merci che transitavano per il mercato. Completano la bastide la halle, una struttura lignea destinata, oltre che al mercato, a funzioni pubbliche (anche a due elevazioni come a Villeréal), il pozzo, posto pure nella piazza, e la chiesa. Quest’ultima può disporsi rispetto alla piazza in diversi modi, in base al modello insediativo adottato e agli equilibri di potere tra Corona e autorità religiosa: in posizione diagonale, con enfatizzazione della monumentalità dell’edificio, sancendo una reciproca convivenza (come a Monpazier e, in genere, nelle bastides aquitane); o in un isolato parallelo (come a Villefrache-sur-Lot) come espressione di un allontanamento del potere religioso; oppure, più raramente, adiacente alla piazza secondo il tradizionale rapporto chiesa-sagrato. Porte e cinte murarie, spesso più tarde rispetto al primo insediamento, tradiscono in diversi casi la rigorosità della maglia viaria poiché eseguite da maestranze non esperte nelle tecniche agrimensorie adottate invece nel tracciamento dei nuovi insediamenti. Le strade sono organizzate in modo gerarchico e in base a diverse funzioni. Le carreyras o carreteras percorrono l’intero centro urbano, dando accesso alle residenze e, incrociandosi ortogonalmente, originano al centro la piazza del mercato; le vie secondarie, i moulons, costeggiano i lati lunghi dei lotti abitativi; infine, i vicoli (carreyrous), presenti in alcune fondazioni, tagliano gli isolati longitudinalmente e servono il retro delle case. Gli andrones sono, invece, spazi minimi tra i lotti abitativi (circa 1 piede, pari a 0,33 m), riscontrabili solo in alcuni modelli di bastides, destinati alla raccolta delle acque nere e piovane da convogliare nei carreyrous. L’androne, utile anche per interrompere il propagarsi del fuoco in caso di incendio, ha assicurato il rispetto della proprietà privata e, in molti casi, il mantenimento della ripartizione originaria dei lotti.

Derivazione, processo formativo e filoni tipologici

Nel vasto panorama di città di fondazione che nello stesso periodo si realizzano in tutta Europa, l’esempio francese si distingue per le molteplici, raffinate soluzioni tipologiche e per la qualità dell’intervento a scala territoriale, sistematico e fondato sull’organizzazione gerarchica delle funzioni amministrative. Dunque definiscono una bastide non solo le caratteristiche geometriche, quanto l’insieme di quegli aspetti politici, giuridici, economici e geografici che ruotano attorno a essa. Sono le prime bastides, tuttavia, quelle che esprimono il carattere più originale, totalmente francese, di questo fenomeno urbanistico, i cui prodromi sono da ricercarsi nell’esempio di Montauban, fondazione dei conti di Tolosa del 1144. La crociata albigese nel territorio tolosano, tuttavia, avrebbe interrotto tale iniziale spinta creatrice e solo nel 1222, infatti, sarebbe stata fondata dal conte di Tolosa Raymond VII la prima bastide: Cordes. Le bastides sorgono in un territorio già caratterizzato da esperienze di fondazioni precedenti, le sauvetées (X-XI secolo) e i castelnaux (XII-XIII secolo), villaggi sorti con lo scopo di aggregare comunità che lavorino le terre rispettivamente di abbazie e monasteri o di famiglie signorili, in cambio di protezione e di taluni diritti; ne rimane traccia nei toponimi come Sauveterre (1281) e Castelnau-Barbarens. Il modello insediativo adottato attinge alla tradizione sassone e tedesca della croce di strade, innovato mediante il suo raddoppio, realizzando così una doppia croce quale forte segno cristiano esibito dai crociati in tutta Europa. Ma l’apporto culturale più importante proviene dai cistercensi, esperti agrimensori e fondatori di bastides nei territori da loro posseduti, e si manifesta nella scacchiera che determina una piazza chiusa da portici, riproduzione del chiostro dell’abbazia o traduzione in chiave urbanistica dell’intersezione tra navata e transetto della chiesa.

Bibliografia

AA.VV., Les bastides d’Aquitaine, du Bas-Languedoc et du Béarn. Essai sur la régularité, Bruxelles, 1985; AA.VV., Bastides: villes et villages du Sud-Ouest, in “Monuments Historiques”, 158, 1988; Guidoni E., Cistercensi e città nuove, in I cistercensi e il Lazio, Atti del convegno, Roma, 1977, pp. 259-273; Higounet C., Paysages et villages neufs du Moyen Age, Bordeaux, 1975; Lavedan P., Hugueney J., La création urbaine en France, in Lavedan P., Hugueney J., L’Urbanisme au Moyen Age, Genève, 1974, pp. 59-100; Lauret A., Bastides: villes nouvelles du Moyen Age, Toulouse, 1988; Randolph A., The Bastides of Southwest France, in “The Art Bulletin”, LXXVII, 1995, 2, pp. 290-307.

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