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Bottega

Pescocostanzo, domus con aperture tradizionali di botteghe.
Pescocostanzo, domus con aperture tradizionali di botteghe.

Definizione – Etimologia

Locale generalmente collocato al piano terreno e affacciato su strada o su spazio di pubblico passaggio, destinato alla conservazione di merci in vendita o prodotte e riparate in vani adiacenti adibiti a laboratorio artigianale. L’origine del lemma (latino apothēca derivato dal greco apothéke, “magazzino”, “ripostiglio”, del verbo apotíthémi, “ripongo”, “metto in serbo”) indica l’atto intenzionale di conservare la merce riponendola in luogo sicuro.

Generalità e trasformazione del significato

Trattandosi di un’attività essenziale alla vita e all’esistenza a fini sociali dell’uomo, la lavorazione (con produzione e vendita) delle merci ha da sempre occupato un ruolo di primaria importanza nell’esercizio associativo e di scambio, sia nel dominio di uno stesso gruppo etnico sia tra differenti popolazioni. Ne è prova la primitiva nascita del baratto che potrebbe aver determinato, se non in concreto luoghi dedicati, per lo meno un’organizzazione di strutture provvisorie. Un sistema organizzato di botteghe distinte per mestieri nelle strade dell’abitato, ricavate in ambienti rettangolari o quadrangolari comprendenti un magazzino interno, sembra comparire con la civiltà assiro-babilonese ed egizia. Diverso e più evoluto nel mondo dell’antica Grecia, il commercio mostra un iniziale adattamento in costruzioni provvisorie localizzate in aree destinate allo scopo, in seguito progredite negli edifici con portici intorno ai luoghi di mercato. Priene e la stessa Atene (portico di Attalo) costituiscono testimonianza tangibile dell’evoluzione avviata al concetto di vendita e di spazio ad esso riservato. 
Tabernae
 ed edifici porticati destinati al commercio sono attestati nel mondo romano da numerose fonti e testimonianze archeologiche. Nel tessuto delle città appare di frequente un sistema di strade ordinate per genere di commercio che ne ha suggerito la denominazione: Vicus Unguentarius, Vicus Vitrarius o, da Cicerone (Cat., I 4, 8), Via dei falcari. 
Integrate all’abitazione del proprietario bottegaio o del tutto indipendenti, le botteghe mostrano quasi costantemente un’articolazione a uno o più ambienti, connessi a un piano ammezzato (pergula) servito direttamente da una scala interna o con accesso dall’esterno, utilizzati a deposito, laboratorio o camera da letto. Un banco, solitamente in muratura, ostruiva la grande apertura su strada e si estendeva all’interno per poggiarvi superiormente la merce in vendita. 
Forme embrionali di case munite di loggia mercantile a livello strada sono testimoniate, in molte città al centro di cospicui traffici commerciali (Firenze, casa corte mercantile; Venezia, casa corte poi fondaco ecc.), ancor prima della rivoluzionaria nascita del tipo d’abitazione medioevale europea che ospitava al piano terra lo spazio per la bottega. Ereditando l’antica tradizione di spazio per il commercio non accessibile all’acquirente, la “casa a schiera” medioevale proporrà un’ampia apertura, semi o totalmente chiusa da un muretto che ospitava il banco di esposizione, separata dall’accesso alla scala per i piani superiori abitativi. L’organizzazione della vendita esclusivamente all’esterno, tranne che per la clientela di riguardo, determinerà gradualmente in molti casi (Bologna, Kerkyra) una progressiva acquisizione dello spazio pubblico mediante l’iniziale impiego di tettoie a protezione della merce, trasformate presto in portici (certe volte) interamente privatizzati. Unitamente alle logge che ospitavano i mercati cittadini o rionali, logge aperte sono pure presenti al piano terra, o a fianco, di molti palazzi rinascimentali per le attività mercantili praticate dai ricchi mercanti e banchieri (Firenze, Palazzo Medici). Il primo vero cambiamento del concetto di spazio commerciale si realizza solo in pieno ‘700 con la vendita organizzata all’interno della bottega che, nel frattempo, aveva sostituito l’apertura-bancone con un’ampia chiusura a vetri. 
Altro fenomeno particolarmente interessante si osserva nella Parigi di fine Settecento in cui si realizza la trasformazione, a fini commerciali, degli spazi interni all’isolato tramite il cosiddetto fenomeno di “annodamento” (specializzazione mediante copertura) che genera percorsi coperti con struttura in ferro e vetro. La nascita del passage determinerà un radicale cambiamento alla nozione di spazio per la vendita, da questo momento organizzato in edifici qualificati in “gallerie commerciali” che si diffondono in tutta l’Europa, di cui i casi milanese, napoletano e romano costituiscono per l’Italia gli unici significativi esempi. 
Tale innovazione del sistema di vendita originerà un indubbio dinamismo, coincidente con la sostanziale trasformazione dell’attività mercantile, che il rapido incalzare dei processi di urbanizzazione delle città amplificherà fino alla progressiva sostituzione della bottega classica con il negozio, dissolvendo parzialmente la funzione di laboratorio, prerogativa inalienabile della nascita della bottega.

Accezione moderna del termine

Il profondo cambiamento avviato dal XIX secolo con la produzione industriale farà progressivamente mutare la bottega nell’esercizio a prevalente vocazione commerciale o artigianale, in seguito, dal secondo dopoguerra, trasformato nel sistema del commercio organizzato che coniuga assieme l’attività di produzione e vendita con evidente riduzione della consueta distinzione tra bottega e negozio. Il negozio-bottega, che insieme al piccolo artigianato di servizio ha avuto larga diffusione nelle aree centrali della città, con alcune importanti specializzazioni a “vie commerciali” (via Condotti a Roma; via Montenapoleone a Milano), è attualmente presente anche nei quartieri periferici costituenti unità urbane parzialmente autonome. A seguito dell’elevata mobilità e dell’organizzazione commerciale dominata dalla grande distribuzione su scala mondiale che ha accelerato, trasformando, le tradizionali forme di vendita, si assiste alla nascita di grandi centri commerciali (factory outlet centre) in posizione extraurbana in cui convivono assieme piccoli negozi-bottega ed un ipermercato, integrati da esercizi che offrono una serie di servizi (tempo libero, intrattenimento, ristorazione, promozione turistica).

La bottega come fenomeno artistico

Dal medioevo al XV secolo il termine sta a indicare, in un contesto artistico contraddistinto dal lavoro artigianale organizzato in modo corporativo, il luogo in cui pittori e scultori eseguivano le proprie opere ed anche l’atelier in cui si formavano gli allievi, evidenziando l’accezione di spazio fisico utilizzato per l’apprendimento delle arti da cui evolve, in progresso di tempo, il concetto di scuola artistica. Nel corso del ‘500, i mutati interessi teorici degli artisti e un clima di rinnovamento dell’organizzazione del lavoro, porteranno alla radicale variazione della bottega d’arte in accademia, mentre l’attività di formazione artistica condurrà a un grande cambiamento con un interesse verso finalità specificamente didattiche (studio). “Opera di bottega” è l’espressione ricorrente nella letteratura specializzata di XIX e XX secolo ad indicare l’esito del lavoro eseguito (interamente o in parte) dagli allievi di un maestro.

 

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