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Brefotrofio

Dal latino brephotróphium, derivato dal greco brephotrophéion, composto di bréphos (neonato) e tréphein (allevare, nutrire). 
Struttura di pubblica assistenza organizzata e attrezzata dal punto di vista igienico, sanitario e sociale per garantire il ricovero e l’assistenza di bambini abbandonati o in stato di bisogno. 
Al termine “brefotrofio”, ormai desueto, è subentrato oggi quello di “istituto per l’assistenza all’infanzia”. 
In origine, il brefotrofio era semplicemente inteso come luogo dove si accolgono e si allevano i bambini abbandonati. Il primo brefotrofio propriamente detto, sorto in Occidente con tale scopo, è quello fondato a Milano nel 787. 
L’origine remota dei brefotrofi sembra comunque risalire ai primi secoli del Cristianesimo, con una maggiore diffusione a partire dall’alto medioevo, quando le comunità monastiche cominciarono a fondare istituti di natura non solo religiosa ma anche assistenziale. 
Esempi architettonicamente importanti sono quelli dell’Ospedale di Santo Spirito a Roma (1198), dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze (nei secoli XIII-XIV) e dell’Ospizio dell’Annunziata a Napoli (secolo XVI). 
A partire dal pontificato di Innocenzo III (1198-1216) i brefotrofi venivano spesso dotati di un congegno, chiamato ruota degli esposti, cioè una ruota girante su un perno e collocata all’esterno delle mura del brefotrofio, che permetteva alla madre di lasciare il bambino senza essere riconosciuta, evitando in questo modo le pratiche di abbandono più diffuse, per strada o in chiesa. 
L’impiego della ruota venne abolito con il r.d. 16 dicembre 1923, n. 2900. Un esemplare di ruota, appartenuto probabilmente al brefotrofio di Montpellier, è conservato presso l’Ospedale degli Innocenti di Firenze. In Italia il servizio di pubblica assistenza ai bambini abbandonati o in stato di bisogno è oggi di competenza delle amministrazioni provinciali.

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