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Cappella

Sommario: 1. Definizione – etimologia2. Processo formativoBibliografia

1. Definizione – etimologia

Il termine, derivato dal latino tardo capella (diminuitivo di capa, cappa), che designava specificamente il vano, nel palazzo dei re merovingi, dove era venerato il mantello di san Martino, fu usato, dalla metà del secolo VIII, per definire i luoghi nelle diverse residenze carolingie riservati al culto e alla conservazione delle reliquie; poi, in senso più generale, assume il significato di ambiente destinato allo svolgimento di funzioni religiose, dotato di un solo altare e generalmente, ma non sempre, di piccole dimensioni, sia nella forma di edificio a sé stante, sia integrato in un complesso architettonico più ampio (chiesa, palazzo, villa, castello, collegio, convento, ospedale o altro). In questo secondo caso la cappella può essere semplicemente accostata all’edificio maggiore o collegata ad esso mediante un portico o un vano di passaggio, mantenendo quindi una propria indipendenza strutturale e spaziale, come pure può essere ricavata all’interno dell’organismo di cui è parte e del quale occupa un ambiente separato e autonomo, o infine aprirsi e comunicare direttamente con altro spazio di tale organismo, dal quale è indivisibile.

2. Processo formativo

Cappelle come edifici isolati

Piccoli edifici religiosi (variamente indicati con i termini oratorium, basilicula, ecclesiola e altri), sono largamente diffusi nell’architettura cristiana già dai primi secoli, sia nelle grandi città che nei villaggi e nelle campagne. Tra questi le cappelle erette sul luogo di sepoltura o a ricordo di un martire (martyria e memoriae), riprendono le tipologie planimetriche già impiegate negli heroa pagani e nelle aediculae romane, a pianta quadrata o rettangolare, absidata o meno, poligonale, circolare, a croce greca o latina, trilobata o quadrilobata, e le diverse combinazioni tra questi schemi. Agli stessi modelli si richiamano le cappelle funerarie, isolate o interne a un complesso cimiteriale, destinate ad accogliere una o più tombe, talora contrassegnate dalla presenza di un altare con reliquie a protezione dei defunti. Connesse al tema funerario sono le cappelle dedicate al Santo Sepolcro, derivate dalla Anastasys costantiniana (ma spesso senza alcun preciso riferimento iconografico o architettonico al modello), la cui diffusione in tutta Europa, dal terzo decennio del secolo XI, è in rapporto con l’espansione dell’ordine dei Templari.

Cappelle integrate a strutture edilizie diverse, ma con propria autonomia spaziale e specifiche funzioni, sono quelle realizzate sopra le porte urbane a protezione della cinta, in genere dedicate a S. Martino, e quelle (cappella di S. Michele) costruite in facciata delle chiese medievali, al piano superiore del nartece o del portico d’ingresso, talvolta riservate al sovrano.

Le cappelle palatine, annesse alle residenze imperiali e reali e adibite al servizio spirituale delle corti, già in uso nei palazzi tardo-antichi e bizantini, vedono una nuova fioritura in epoca carolingia e sono riproposte, soprattutto in Francia e in Germania, nei palazzi e castelli di minori feudatari ecclesiastici e laici, anche come monumento sepolcrale personale o dinastico. Spesso questo tipo di cappella è articolato su due piani (cappelle doppie), connessi attraverso un affaccio diretto, il livello superiore riservato al servizio religioso per il principe e la corte, l’altro ai fedeli di diverso rango; un esempio è la Cappella Palatina di Aquisgrana (795-803), ottagonale con ambulacro e soprastante galleria, che ospita il seggio imperiale e si affaccia sul vano inferiore dov’è l’altare. Questo edificio s’impone come un modello prestigioso, ripreso sia nelle stesse forme, sia in modo più libero, con pianta quadrata (cappella vescovile di Hereford, 1079-95) o cruciforme (cappella di St. Klemens a Schwarzrheindorf, 1151). In alcune cappelle doppie manca la comunicazione visiva diretta tra i due livelli. Su due piani indipendenti è la Sainte-Chapelle di Parigi, (1243-48), con pianta rettangolare allungata e conformata come uno scrigno luminoso per accogliere le prestigiose reliquie della corona di Francia.

La soluzione, che amplia il quadro iconografico delle cappelle palatine carolingie e romaniche prevalentemente centriche (ma non mancano esempi di più antiche cappelle rettangolari, a cominciare dalla Cámara Santa di Oviedo, VIII sec.), incontra un ampio e prolungato successo in Francia e in Inghilterra, nelle cappelle signorili e vescovili gotiche, sia doppie che nella variante a un solo piano, isolate o interne ai palazzi. In Italia l’impianto longitudinale è adottato nella cappella annessa al palazzo degli Scrovegni a Padova (1301-05), con pareti murarie, funzionali alla stesura della decorazione dipinta.

Col Rinascimento, grazie al mecenatismo della nuova aristocrazia cittadina, si costruiscono cappelle private presso le maggiori chiese e conventi: ne sono esempio, a Firenze, la Sacrestia vecchia di S. Lorenzo (cappella sepolcrale di Cosimo il Vecchio) e la cappella Pazzi in S. Croce, entrambe con vano dell’altare (scarsella) separato. Cappella signorili, commemorative e votive, isolate o autonome all’interno di edifici sacri o profani, con impianti squadrati o poligonali, circolari o ellittici, si continuano a realizzare fino al XVIII sec. e oltre, accanto a modelli complessi e mistilinei, che culminano, in periodo barocco, nella ricerca di effetti volumetrici e spaziali sorprendenti (Santuario del Vallinotto,1738-39).

Cappelle inglobate in altri edifici

Molte e varie anche le cappelle spazialmente inscindibili dagli edifici di cui fanno parte: nelle chiese sono indicati dalle fonti medievali come capellae i due vani ai lati dell’abside (capella maior), destinati a ospitare ulteriori altari e posti in asse alle navate laterali o sul transetto, per i quali è usuale la definizione di absidi minori. Impiegati in occidente a partire dal X secolo, questi spazi, che trovano un precedente, ma con altre funzioni, nei pastopforia delle chiese orientali, si moltiplicano nelle chiese monastiche con coro ad absidi scalari o a gradoni. Dal XIII secolo, per consentire più celebrazioni simultanee, nelle chiese cistercensi si allineano due o tre cappelle su ciascun braccio del lato orientale del transetto, e talvolta altre su quello opposto e sulle testate. Una soluzione diversa, attuata già alla fine del secolo X, ripresa nelle grandi cattedrali gotiche, è rappresentata dal coro con deambulatorio e cappelle radiali, disposte a raggiera a partire dal centro della curva absidale; in alcuni esempi le cappelle radiali si aprono direttamente sull’abside senza l’ambulacro.

In Inghilterra, dove prevale il modello del coro a fondo piatto, si impiegano retrocori e ambulacri rettilinei, sui quali s’innesta un’unica cappella assiale, in genere dedicata alla Vergine (Lady Chapel). Infine, sebbene ambienti isolati e più o meno autonomi siano stati realizzati sui fianchi laterali delle chiese almeno dall’VIII secolo (cappella di S. Zenone in S. Prassede a Roma), solo intorno al terzo decennio del XIII viene aperta una serie continua di cappelle lungo l’intero corpo delle navate, nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, tamponando gli spazi tra i contrafforti, e nelle chiese a nave unica degli Ordini mendicanti. Impiegate organicamente in chiese quattrocentesche (S. Andrea a Mantova, 1470), le cappelle laterali sono adottate nel tipo di chiesa della Controriforma (Gesù di Roma, 1568; S. Ignazio, 1626), dove sostituiscono di fatto le navate laterali; in questi edifici le testate del transetto sono dotate di grandi altari, assumendo funzione di cappelle. Nel Tardo Rinascimento e nel Barocco, fino all’Ottocento, con la saturazione degli spazi laterali di molte chiese e la sostituzione di cappelle esistenti (esempio: le basiliche romane di S. Maria Maggiore e S. Giovanni), si realizzano cappelle gentilizie monumentali, ma diverse tra loro in pianta e nelle forme e dimensioni dell’alzato.

Anche nel XX sec. sono state realizzate cappelle di particolare interesse architettonico, sia autonome che integrate in altri edifici: si ricordano, nei due tipi, quelle realizzate da Le Corbusier negli anni cinquanta (cappella di Ronchamp; cappella del convento de La Tourette).

Bibliografia

Leclerq H., Chapelle, in Dictionaire d’archéologie chrétienne et de liturgie, II, 1, coll. 406-428, Paris 1913.

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