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Cariatide

Statua femminile usata, in luogo di una colonna, per sorreggere una trabeazione. Il termine lat. Caryatis, dal gr. Καρυα̃τις (donna di Carye), frainteso da Vitruvio, è impiegato, al posto di χόρη, solo in età tardoclassica.
Il tipo, nato in ambito orientale, soprattutto ebanistico, raramente architettonico (Tell Halaf), si diffonde in area ellenica sin dall’età arcaica (Gülnar, Amyklai, Delfi), spesso in ambito funerario, come rimarcato dalla sovrapposizione dell’Eretteo al Cecropion e dall’impiego di cariatidi nell’Heroon di Limyra.
In ambito greco, la cariatide sostituisce il fusto proporzionato di una colonna, sorretto da un plinto e sormontato da un capitello, mentre, presso i Romani, perde la propria connotazione strutturale, venendo impiegata piuttosto come decorazione (foro di Augusto, villa Adriana).

Bibliografia

Ferri S. (a cura), Vitruvio. Architettura (libri I-VII), Roma, 1960, p. 37; Hellmann M.-Ch., L’architecture grecque, I. Les principes de la construction, Paris, 2002, pp. 202-208.

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