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Carico

Il termine ha un vasto impiego nell’ambito delle costruzioni civili, meccaniche ecc.
Come antico participio passato di “caricare” (deriv. dal tardo lat. carricare, “mettere del materiale sul carro”), ha come significato originario “ciò che è caricato”, quindi “materiale pesante”, e infine “peso”.
In architettura il termine carico ha un significato che è divenuto più ampio, fino a indicare una qualunque azione che causa uno stato di sollecitazione e/o di deformazione o degrado. I carichi sulle costruzioni possono essere classificati in base al modo di esplicarsi (diretti o indiretti), secondo la modalità di azione (statici, pseudo statici e dinamici), secondo la variazione della loro intensità nel tempo (permanenti, variabili, sovraccarichi da uso, eccezionali e sismici). I carichi inoltre possono anche essere classificati, in funzione della loro superficie di applicazione, in carichi concentrati (ovvero applicati in un’area piccola rispetto alle dimensioni strutturali) o distribuiti (ovvero applicati lungo una linea o su una superficie aventi dimensioni paragonabili alle dimensioni della struttura).
Nelle normative vigenti, per la valutazione della sicurezza strutturale su base probabilistica, per carico (o azione) si indica una qualunque causa perturbatrice capace di indurre uno stato limite in una struttura (“ultimo”, ovvero connesso alla resistenza strutturale, o di “esercizio”, ovvero connesso alla funzionalità strutturale). Per tale ragione, con carico (o azione) non si intende indicare solo un sistema di forze o spostamenti applicati alla struttura, ma anche una causa di degrado endogeno o esogeno (agenti aggressivi, gelo, umidità ecc.) che possa compromettere la funzionalità dell’opera. In genere si assume che più carichi di natura diversa possano agire contemporaneamente sulle costruzioni (ad esempio peso proprio, carichi permanenti, neve, vento ecc.); per tale motivo, i carichi devono essere opportunamente combinati in funzione dei criteri assunti per la verifica della sicurezza.

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