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Castrum

La Via Praetoria di un castrum in un bassorilievo romano, da G. Du Choul, Discorso del S. Guglielmo Choul Gentilhuomo lionese..., Padova 1558.
La Via Praetoria di un castrum in un bassorilievo romano, da G. Du Choul, Discorso del S. Guglielmo Choul Gentilhuomo lionese..., Padova 1558.

Definizione – Etimologia

Termine latino (pl. castra) con cui si designano gli accampamenti militari romani. È nota la classificazione dei castra effettuata sulla base del carattere più o meno stabile dell’insediamento legionario: accampamenti da marcia o per battaglia (castra temporanei o aestiva e castra sustentoria), acquartieramenti semipermanenti per il controllo delle regioni di confine (castrua hiberna), poi trasformati, a partire dall’età augustea, in fortini permanenti (castrum stativa).

Derivazione – Processo formativo

Rimane ancora irrisolta, invece, la questione relativa al rapporto intercorrente tra l’impianto dei castra e quello delle città coloniali romane. Se per lungo tempo si è creduto che nella fondazione dei nuovi centri urbani fossero state riproposte le modalità insediative proprie della castrametatio, l’insieme di teorie e prassi consolidate che guidavano la realizzazione degli acquartieramenti militari, oggi appare più accreditata la tesi secondo la quale, al contrario, i mensores in forza all’esercito, gli esperti gromatici incaricati della realizzazione degli accampamenti, avrebbero mutuato modelli insediativi già sperimentati nella pianificazione delle colonie marittime laziali.
È proprio l’impiego della groma a spiegare alcuni dei caratteri distintivi del castrum romano, contraddistinto da una croce di strade, secondo una impostazione cardo-decumanica fondativa dell’urbanistica romana, secante un tessuto a maglia regolare. I due assi viari principali, la Via Principalis e la Via Praetoria, congiungenti le quattro porte aperte lungo il recinto fortificato del campo (la porta decumana, la porta praetoria e le portae principales dextera e sinistra), si intersecavano in corrispondenza del praetorium, l’alloggio del comandante del contingente, che interrompeva la continuità di quest’ultima strada e in prossimità del quale sorgevano i principia, gli edifici pubblici destinati ad ospitare le funzioni amministrative dell’insediamento. Un reticolo viario perfettamente ortogonale, composto da assi stradali secondari di minore sezione e paralleli ai due principali, tra cui nello schema polibiano spiccava la Via Quintana tracciata parallelamente alla Via Principalis, definiva isolati rettangolari ispirati a una attenta modularità in cui si componevano gli alloggi temporanei (tende e padiglioni) o stabili (baracche in legname o edifici in muratura) per i diversi contingenti che componevano le due o tre legioni ospitate nei castra di maggiore dimensione, ridottesi poi dal I sec. d.C. ad una soltanto.

La forma degli accampamenti era quadrangolare, il più delle volte rettangolare, talvolta con soluzioni ad angoli arrotondati, in particolare nei castra sorti lungo il limes germanico, ma anche ad andamento circolare, secondo la cosidetta castrametatio Galbae, in uso soprattutto nel Basso Impero. A protezione dell’accampamento venivano realizzati sistemi più o meno complessi di fortificazioni, composti da fossati (fossa), terrapieni (agger), palizzate (vallum) e altri strumenti di difesa realizzati con tronchi di legno acuminati, mentre all’interno del campo uno spazio sufficientemente ampio tra il recinto e gli alloggiamenti (intervallum) veniva lasciato libero, sempre per ragioni di sicurezza.
In molti casi i castra dislocati nelle aree più lontane dell’Impero furono il punto di partenza per la costruzione di realtà urbane durature e spesso anche complesse. Ciò avvenne in special modo in Britannia dove gli insediamenti militari romani, realizzati durante il  dominio romano dell’isola, avrebbero condizionato la cultura urbanistica altomedievale del mondo anglosassone, nel momento del rilancio della vita urbana, attraverso la rielaborazione di modelli antichi su cui impostare le nuove città dell’Inghilterra cristiana (Chester).
Ancora il medesimo termine, riferito però a complessi edilizi costruiti alla periferia o entro la capitale dell’Impero, indica i casermaggi realizzati pressochè secondo lo stesso modello per alloggiare particolari corpi di guardia e contingenti militari di stanza a Roma (castrum praetoria, castra urbana, castra equitum singularium).
Il tema del castrum “degli antichi” fu, per tutto il corso del Cinquecento, al centro dell’attenzione di trattatisti e teorici dell’arte della guerra che più volte si impegnarono nella ricostruzione, anche grafica, del suo impianto-tipo sulla base delle indicazioni fornite dalle fonti letterarie, tra cui, prima fra tutte, le Historiae di Polibio. In particolare, l’interesse di architetti e ingegneri militari per le regole insediative dell’accampamento romano, parzialmente riproposte a secoli di distanza negli alloggiamenti militari da campo degli eserciti di antico regime, avrebbe finito per condizionare sia le teorizzazioni sulle città ideali sia le modalità attuative di espansioni e addizioni urbane nonché di nuovi insediamenti pianificati.

Questo filone di ricerca vide il coinvolgimento di architetti rinascimentali anche assai celebri: fu il caso, ad esempio, di Sebastiano Serlio che dedicò interamente l’Ottavo Libro della sua Architettura civile a questo tema, arricchendolo di oltre una cinquantina di tavole grafiche in cui venivano rappresentati non solamente gli impianti dei castra nelle loro differenti declinazioni tipologiche ma anche i singoli edifici che li componevano, definendone persino i dettagli dell’ornato; o, ancora, quello di Andrea Palladio che si cimentò nella elaborazione di numerose incisioni a corredo di una edizione dei Commentari di Caio Giulio Cesare, prima fra tutte quella in cui ricostruiva dettagliatamente l’articolazione di un castrum romano.

Bibliografia

Baatz D., Der Römische Limes. Archäologische Ausflüge zwischen Rhein und Donau, Berlin, 2000; Cascarino G., L’esercito romano: armamento e organizzazione, 3 voll., Rimini, 2007-2009;  Du Choul G., Discorso del S. Guglielmo Choul Gentilhuomo lionese, consigliere del re, e presidente delle montagne del Delfinato, sopra la Castrametatione, e bagni antichi de i Greci, e Romani. Con l’aggiunta della figura del Campo Romano, Padova, 1558; Gros P., Torelli M., Storia dell’urbanistica. Il mondo romano, Roma-Bari, 2007; Hale J.R., Andrea Palladio, Polybius and Julius Caesar, in «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», 40, 1977, pp. 240-255; I Commentari di C. Giulio Cesare, con le figure in rame de gli alloggiamenti, de’ fatti d’arme, delle circonuallationi delle citta, & di molte altre cose notabili descritte in essi. Fatte da Andrea Palladio per facilitare a chi legge, la cognition dell’historia, Venezia, 1575; Le Bohec Y., L’esercito romano: le armi imperiali da Augusto alla fine del III secolo, Roma, 1993; Lenoir M., Des fortifications du camp / Pseudo-Hygin; texte etabli, traduit et commente, Paris, 1979; Miller M.C.J., Devoto J.G., Polybius and Pseudo-Hyginus. Fortification of the roman camp, Chicago, 1994; Pamment Salvatore J., Roman Republican Castrametation: a reappraisal of historical and archaeological sources, Oxford, 1996; Serlio S., Architettura civile. Libri sesto, settimo e ottavo nei manoscritti di Monaco e Vienna, (ed. critica a cura di Fiore), Milano, 1994, pp. 487-622.

 

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