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Cisterna

Castra Albana, interno della cisterna ancora oggi funzionante.
Castra Albana, interno della cisterna ancora oggi funzionante.

Definizione – Etimologia

Dal latino cista (contenitore). Cavità naturale o artificiale destinata a contenere riserve d’acqua, che accompagna l’uomo nel processo di occupazione stabile del suolo consentendogli di vivere in condizioni altrimenti precarie.

Generalità

Diffusa in ogni epoca e in ogni civiltà, è nel mondo romano che la cisterna si evolve e raggiunge esiti tecnici a tutt’oggi insuperati. Per i periodi più arcaici è relativamente difficile distinguere tra cunicoli di captazione di sorgenti sotterranee, cisterne vere e proprie o silos per la conservazione di cereali: un caso famoso sono i cunicoli del Palatino a Roma, risalenti a età regia, già interpretati come santuari sotterranei e attualmente meglio inquadrati tra le opere utilitaristiche. Sempre sul Palatino dovrebbe aver avuto realmente il ruolo di cisterna la tholos in cappellaccio tranciata dalle fondazioni del tempio della Vittoria: l’intonaco che la riveste sembra aver avuto le caratteristiche idrauliche, che diventeranno inequivocabili con la scoperta e l’adozione del cocciopesto come impermeabilizzante. La costruzione di cisterne troverà nel cementizio un materiale estremamente versatile che, oltre al completamento e alla regolarizzazione di eventuali cavità naturali, permetterà la costruzione ex novo e la copertura voltata di vani sempre più ampi e a più navate, fino ad arrivare alle dimensioni monumentali delle Sette Sale a Roma, della Piscina Mirabile o delle Cento Camerelle a Baia, o alle cisterne ancora funzionanti dei Castra Albana o di varie isole italiane. Nonostante una certa ripetitività tipologica, in casi particolari le cisterne offrono lo spunto per inedite soluzioni architettoniche, come nella tiberiana villa Iovis, costruita sulla vetta aspra e arida di Capri, con quattro diversi blocchi funzionali (rappresentanza, residenza, terme e servizi) incrostati sui quattro lati di un grandioso cubo, costituito da più piani di cisterne per l’acqua piovana. A Costantinopoli, oltre alle ben note Yerebatan Sarayi e Bin Bir Direk, esistono ancora numerose cisterne ad impianto modulare scandito da colonne che sorreggono volte in mattoni: tipologia che passerà dal mondo bizantino a quello ottomano, costituendo i sotterranei dei cortili del palazzo di Topkapı. Anche le cisterne scoperte furono però di uso comune nel mondo romano e assunsero dimensioni anche colossali: ricordiamo lo stagnum Agrippae a Roma, in cui confluivano le acque di tutti gli acquedotti, o il bacino parte naturale e parte costruito di Bosra nella Nabataea, ancora oggi in uso, fino alle fantasiose realizzazioni della Kairouan degli Aghlabiti.

Bibliografia

Hodge A.T., Roman Aqueducts and Water Supply, London, 1992.

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