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Classico, classicismo

Sommario: 1. Definizione-Etimologia2. Generalità e significati3. Classico e classicismo4. Periodizzazioni ed esempi storici5. Classicismo6. Principali declinazioni del classicismo7. Il classicismo in Italia8. Giudizi sul classicismo

1. Definizione-Etimologia

Dal latino classis, porto, categorie di censo, “classi” scolastiche, anche (Aulo Gellio, II secolo d.C.) giudizio di valore: classicus auctor, cioè scrittore di prim´ordine.

2. Generalità e significati

Il concetto di classico quale categoria culturale, artistica, architettonico-urbanistica, è però (salvo interpretazioni traslate) modello critico di età moderna denotante la produzione letteraria, artistica ed architettonica della cosiddetta “età antica”: ma con due differenti significati. O quello della grecità del V-IV secolo a.C., in cui si considera esser stata raggiunta la perfezione e, dunque, la sua valenza metastorica. Oppure quello, più allargato, di un unitario sistema culturale ed artistico che, dunque, si estende a comprendere gli esiti della romanità imperiale perché semplificativamente considerata erede della grecità. Tale duplicità di significati dipende dal rapporto che, nella cultura dell´Occidente, lega l´attualità (un oggi sempre mobile) o a un suo preciso momento passato, oppure a un passato assunto come valore simbolico e metastorico.
Nei secoli medievali l´Occidente cristiano (non così né quello di ambito bizantino, né inoltre l’ambito islamico mediterraneo) aveva obliterato l´architettura della grecità. Il solo unitario e autoritativo referente del mondo antico era una romanità trans-temporale (anche comprensiva della versione paleocristiana) denotata dal generico concetto di Antico. Per l’architettura questo quadro sostanzialmente non cambia fino alle soglie dell´età moderna. Per gli architetti del Quattrocento e del primo Cinquecento, l’Antico, inteso in questa accezione metastorica, viene assunto come progetto e meta da raggiungere: cioè “rinasce” (“Rinascimento”) l´Antico in quanto sistema e paradigma di valori. Ne è un aspetto determinante il nuovo interesse per il trattato di Vitruvio (I secolo a.C.): che però, e fino alla metà del XV secolo, era conosciuto solo in modo approssimativo. Nel testo vitruviano i risultati di dell´architettura greca, specialmente per la parte che concerne il lessico degli ordini, sono tradotti in norme armonico-proporzionali finalizzate alla prassi progettuale degli architetti romani: quei risultati sono stati cioè romanizzati.
Però, in linea con la cultura umanistica, anche gli architetti, già nel Quattrocento (Brunelleschi) e soprattutto poi a partire dai primi decenni del Cinquecento, sono spinti a ricercare un contatto diretto con le fonti: cioè con i superstiti edifici dell´antichità (compresi quelli ancora parzialmente interrati). Ne inizia dunque un minuzioso e sistematico rilevamento metrico-proporzionale (ordini architettonici, elementi lessicali, soluzioni costruttive, e altro), e in parte tipologico, inteso a verificare sia, edificio per edificio, la corrispondenza (o i limiti di tale rispondenza) con le norme vitruviane, sia, e inoltre, la possibilità di adozione dei modelli tipologici antichi.
Nei primi decenni del XVI secolo, con sviluppi fino alla metà del secolo e oltre, queste ricerche producono anche scelte architettoniche caratterizzate da forme decorative di gusto antiquario. Nel contesto del seicentesco accendersi del contrasto tra “antichi” e “moderni”, riappare in maniera più precisa il concetto di classico. Prima nella letteratura e nella filosofia, poi nelle arti figurative (pittura e scultura), successivamente nell´architettura. Più avanti ancora, alla metà del Settecento, Winckelmann definirà il classico come norma, proporzione, idealità, equilibrio stabile del pensiero, controllo sulle passioni. I modelli del classico divengono così archetipi di valore universale. Alle soglie dell´Ottocento per Hegel il classico era rispondenza esatta del contenuto e delle forme (del pensiero, dell´espressione) e così via. Queste interpretazioni del classico sono però meglio definite dal termine “neoclassico”.
È comunque nel contesto culturale sei-settecentesco (dal XVIII secolo anche in chiave archeologica), e più ancora in quello ottocentesco, che il termine classico denota non genericamente l´antica cultura dell´Occidente, ma, come già anticipato, l´insieme di grecità, ellenismo e romanità che (in letteratura, filosofia, storiografia, scultura, pittura, architettura) diventa anche specifica disciplina accademica. Il concetto di classico, in quanto valore assoluto ed atemporale, si contrappone dunque alle inquietudini delle insorgenti tendenze artistiche del tempo (romanticismo tedesco, inglese e così via). Oggi, per estensione semantica, il termine classico viene adottato anche per definire i valori e gli elementi ritenuti connotativi di qualsivoglia dei modelli di qualsivoglia delle culture, europee o no, o di loro peculiari fasi.

3. Classico e classicismo

Dal termine “classico” deriva quello di “classicismo” ed è evidente il loro legame lessicale. Però classico e classicismo denotano concetti differenti che propongono più problemi critici. In particolare le periodizzazioni adottate per la storia della filosofia, della letteratura e delle arti figurative (scultura e pittura) non sempre sono utilizzabili per la storia dell´architettura e ancor meno per quella degli impianti urbani. In entrambi i casi, nel passaggio da una ad altra fase, e ancor più da una ad altra area, si registrano infatti sia anticipazioni, sia ritardi (per fenomeni di vischiosità e continuità) rispetto ai centri di elaborazione delle nuove tendenze. Si parla dunque di più momenti definibili con il termine di classico e, conseguentemente, di più classicismi.

4. Periodizzazioni ed esempi storici

Comunque, pur con riferimento alla Grecia del V secolo, nella storia urbana e dell´architettura, il termine classico connota oggi due diverse periodizzazioni. In quella più estesa l´inizio del classico coincide con la data della ricostruzione del tempio di Aphaia ad Egina (480 a.C.), e la sua conclusione con la data della morte di Alessandro Magno (323 a.C.). Vi rientrano sia il Tempio di Zeus ad Olimpia (dal 470 a.C.), considerato riferimento canonico (ma non mancano varianti) dell´ordine dorico, quanto l´Eretteo (421-405): tipologicamente anomalo, perché dedicato a più e diverse deità. Vi rientra inoltre l´attività pianificatoria di Ippodamo da Mileto, i cui criteri ci sono però noti soltanto dalla laudativa, ma generica e difficile da interpretare, indicazione di Aristotele: Ippodamo ha introdotto una nuova e importante “divisione della città”. L´impianto urbano a griglia ortogonale, sbrigativamente definito ippodameo, era però già adottato da alcuni secoli nella pianificazione delle colonie greche. Aristotele doveva dunque alludere a qualcosa d´altro. Comunque ad Ippodamo (ne sono discussi i dati biografici) è oggi attribuito con certezza il solo piano della città portuale del Pireo e con qualche incertezza quello della città di Thurii (443 a.C.). Nella periodizzazione cronologicamente più limitata, il periodo classico concerne soltanto la fase periclea (461-429 a.C.) di Atene. Vi rientrano: il Tempio di Atena ed Efesto (449-444), il Partenone (447-432), i nuovi Propilei di Mnesicle (437-432), e altro ancora.
È comunque certo che i risultati di eccellenza del classico dipendono da un doppio ordine di scelte essenzialmente percettive. Da un lato quelle linguistico-tipologiche (contemperamento delle tradizioni dimensionali dei templi ionici e dorici; parziale commistione tra le loro rispettive matrici strutturali, lessicali e sintattiche, e altro). Dall´altro lato quelle dei sofisticati artifici di natura armonico-proporzionale (le cosiddette “correzioni ottiche”): convessità dello stilobate; non verticalità delle colonne e loro ridotta o annullata entasi; maggiore diametro delle colonne d´angolo; opportuni dosaggi chiaroscurali; variabile rapporto tra colonne e intercolumni e altro ancora.

5. Classicismo

Il termine “classicismo”, derivato da classico, denota un fenomeno presente in più momenti e fasi nella storia dell´architettura dell´Occidente. Sottende sempre un “riferimento” alla cultura architettonica di un passato “classico”; che è però cronologicamente e concettualmente variabile perché correlato alla fase culturale da cui si guarda a quel passato. Consiste comunque in una scelta simbolica di matrice o politica, o religiosa, o formale, o identitaria (nel senso di un voler appartenere a un certo contesto: proprio o altrui). Si possono citare alcuni tra i principali classicismi.

6. Principali declinazioni del classicismo

Un primo esempio è quello del sistema ellenistico (nel quale Alessandria sostituisce Atene), che utilizza metamorficamente la commistione tra modelli greci ed esperienze mediorientali. In area anatolica ne sono centri più attivi e innovativi Mileto, Efeso e Pergamo. Altri esempi riguardano la romanità imperiale. Il sistema architettonico introdotto a Roma da Augusto, pur non escludendo né le radici italiche, né le già da tempo immesse valenze ellenistiche, guardava anche alla qualificante cultura architettonica della Grecia di età classica (a Roma in alcuni aspetti del Foro di Augusto, ad Atene nel caso del tempio di Roma ed Augusto). Anche Adriano, con sistematica intenzionalità citazionale, accoglie in più occasioni (aggiundendoli a quelli ellenistici) i temi classici: nella sua villa di Tivoli (sala dei pilastri dorici), in alcuni interventi su Roma (anche scoperti di recente) e ad Atene (la “città di Adriano” rispetta quella “di Teseo”: non vi si sovrappone ma vi si aggiunge).
Nella tarda età imperiale altri esempi di classicismo sono presenti sia nell´architettura ufficiale di età costantiniana (Arco di Costantino) sia in quella paleocristiana. Ne sarebbe prova, in questo caso, la configurazione dell´edificio chiesastico cristiano come aula absidata: nell´edilizia civile romana questo tipo di aula era finalizzato ad adunanze di varia finalità ed il rito cristiano prevede appunto l´adunanza dei fedeli. In ambito paleocristiano, soprattutto a Roma, il classicismo compare nell’adozione di forme di colonne e capitelli di età imperiale.
In età medievale il classicismo è fenomeno presente in più casi. Nell’architettura carolingio-ottoniana quale effetto della “rinascenza” della romanità imperiale romana sollecitata da Eginardo. In quella romanica (anche come eco della locale presenza di architetture della romanità) sia di area italiana (a Brescia, a Firenze, a Roma, e in altre città), sia di area francese (a Nîmes, ad Arles, a St. Gilles du Gard, o a Cluny III: va tenuto conto che nell´omonima abbazia erano presenti copie del trattato di Vitruvio). In quella specificamente federiciana (ad esempio la Porta di Capua) e così via. Si è trattato sempre, però, di riferimenti all´antichità romana sotto forma di “citazione” di taluni suoi caratteri o elementi: talvolta morfologico-dimensionali (forma e relazioni proporzionali di piante), talaltra lessicali (capitelli, paraste, parti d trabeazioni, e così via), talaltra ancora sotto forma di fattuale immissione di elementi architettonici o decorativi tratti da monumenti antichi.
Nell´età moderna, ed in particolare nel Cinquecento, nel Seicento e nei primi decenni del Settecento, il classicismo, in architettura e nella pianificazione (urbana e paesistica), diventa sistema culturale generalizzato. Che, prima promosso dall´Italia e poi adottato in Francia ed in Spagna, si diffonde in quasi tutta l´Europa (con diversa cadenza cronologica), ma secondo linee di sviluppo differenti da Paese a Paese.

7. Il classicismo in Italia

In Italia sono riconoscibili più forme di classicismo.

Lo sperimentalismo imitativo

Quella definibile come sperimentalismo imitativo inizia a Roma alle soglie del Cinquecento. Ne sono esponenti principali, nel programma di rinnovamento papale della città, Bramante, Raffaello, Giulio Romano, Antonio da Sangallo il giovane, Peruzzi, altri loro collaboratori. La molteplicità delle soluzioni, rilevate nei superstiti edifici della Roma imperiale, ha infatti stimolato l´elaborazione di una cultura architettonica fondata sulla sintassi e sul lessico romano-imperiale: impiego di elementi degli ordini architettonici, edifici a pianta centrale con volte e cupole, aspetti decorativi (stucchi, e “grottesche”), materiali insoliti quali le conchiglie, le finte rocce, o altro (Pirro Ligorio, Alessi, Buontalenti, e altri). Ma che, al contempo, era anche creativamente autonoma. Ne sono conseguiti innovativi e importanti esiti tipologici: i palazzi (cardinalizio-papali, o patrizi, o dell´alto funzionariato), le ville cardinalizie e del patriziato civile e religioso, i nuovi edifici chiesastici a pianta centrale o con schemi che abbandonano il tema basilicale a tre navate, sostituendolo (in special modo in chiave controriformistca e gesuitica capelle laterali con schemi a navata unica e capelle laterali, coperture a volta di varia foggia, capocroce cupolato, ed altro ancora.

La linea “archeologistica”

Una seconda linea, quella “archeologistica”, si afferma nei decenni centrali del Cinquecento (Pirro Ligorio, l´Alessi o altri ancora). Ne è aspetto peculiare l´immissione di reperti (scultorei, architettonici) dell´antichità o imitativi di tali reperti.

La terza linea

Una terza linea, che si diffonde verso la metà del Cinquecento, è una più avanzata elaborazione, anche alla luce della nuova cultura prospettico-percettiva, dello sperimentalismo dei primi decenni di quel secolo. Ne sono principali esponenti Michelangelo, Palladio, Vasari, Ammannati, l´Alessi (in una sua seconda forma di progettualità). Questa linea è stata variamente definita come fine di una “terza maniera”, oppure come sviluppo manieristico, in parte anche contestativo, delle posizioni del primo Cinquecento, e così via. In questo stesso quadro si colloca anche una deriva elitaristica (legata ad ambienti di corte) volutamente contestataria dei canoni lessicali dall´antichità romana: in chiave ironica (deformazione o finto degrado di elementi costruttivi che sembrano in procinto di cadere od altro (Giulio Romano) o come inversione sintattica e morfologica di elementi architettonici (nel tardo Cinquecento Buontalenti).

La trattatistica

Un´ulteriore ed importantissima linea (perché mezzo di trasmissione delle conoscenze teoriche e dei risultati applicativi) è quella della trattatistica, che si avvia dagli anni Quaranta del XVI secolo e che sarà destinata a protrarsi a lungo. Nel Cinquecento si distinguono, tra gli altri, i trattati del Serlio, che hanno influenzato anche la Francia; quello del Palladio (e suoi epigoni) che, diffusamente adottato in ambito anglosassone (e di qui in quello nordamenricano), ha dato luogo al fenomeno del neopalladianesimo; infine quello del Vignola, che fino all´Ottocento diverrà il più diffuso referente manualistico italiano. Correlata, ma diversa è la linea dei trattatisti francesi. Interessa sottolineare che ciascuno di questi trattati contiene sia proprie interpretazioni degli ordini vitruviani, sia modelli tipologici, e altro, che derivano dall´esperienza progettuale dell´autore.
Questa varietà di linee del classicismo italiano ha qualche riflesso in Francia (per la presenza, dagli inizi del Cinquecento, di architetti italiani chiamati dalla corte), ma è assai meno riconoscibile in altri Paesi europei. Alcuni dei quali, anzi, non hanno recepito il significato di “sistema” razionale e simbolico sotteso alle novità italiane e ne accolto soltanto alcuni suggerimenti lessicali. Ha giocato, in questo, anche il diverso carattere della committenza, che rifletteva un altrettanto differente quadro politico-istituzionale.

Il Seicento

Nel Seicento l´architettura italiana segue linee di sviluppo del classicismo proprie e dunque differenti da quelle degli altri Paesi europei. Assume cioè le rigogliose e magnificenti forme del barocco (nelle sue varie declinazioni: berniniana, borrominiana, guariniana), che, soprattutto a Roma, diventa anche espressione del trionfante cattolicesimo della Controriforma. Invece in Francia il classicismo assume una forma aulica: l´architettura quale strumento ed espressione del potere assoluto (Hardouin-Mansart) e degli ambienti religiosi e laici che vi erano collegati. Versioni analoghe si avranno anche in aree allora di ambito imperiale e germanico (anche a Praga sotto Massimiliano I). Una versione importante del classicismo religioso è quella che, dalla seconda metà del Cinquecento e nel Seicento, guida le scelte architettoniche di importanti ordini religiosi: principalmente quello gesuitico.

Tra Seicento e Settecento

Tra Seicento e Settecento la chiave palladiana del classicismo trova invece, come detto, larga diffusione in ambito britannico e poi nordamenricano. Cioè in contesti sociopolitici ed economici dove aveva forte peso la componente “borghese”; perché, è stato detto, la flessibilità e adattabilià delle soluzioni palladiane (razionalizzanti ed elitarie, ma non auliche) ben si prestava, appunto, alle variabili situazioni insediative (anche paesistiche) di questi ceti. Un altro aspetto del classicismo seicentesco, inteso come espressione del controllo razionale esercitato sulla realtà, è quello della progettazione di ampi e lunghissimi assi viari: tanto nel caso della realizzazione dei grandi parchi regali, quanto, più in generale, nelle sistemazioni urbanistiche e territoriali (i modelli francesi saranno adottati in tutta Europa). Con riferimento alla soluzioni adottate nella progettazione degli assetti territoriali (assi viari urbani, viali di sistemazioni di parchi a grande scala), queste sono state messe in relazione con le nuove conoscenze dell´ottica e delle sue applicazioni (“canocchiali visivi” e vedute lontane) e con le altrettanto nuove concezioni matematiche (il concetto di “infinito”).

Il Settecento e l´Ottocento

Questo quadro si modifica nei primi anni decenni del Settecento. Il classicismo da un lato scompare per il difondersi di accentuazioni irrazionalistiche (le componenti dei cosiddetti “capricci”, del pittoresco e del “rococò”), dall´altro lato ricompare come effetto della componente della cultura razionalizzante che si contrapone alle pulsioni irrazionalistiche. Questa seconda linea culturale si svolge in parallelo con il diffondersi delle componenti illuministiche adottate anche dai “sovrani illuminati” (ne è esempio italiano la Reggia di Caserta).
Si svilupperà da qui il neoclassicismo, destinato a dominare la scena dell´architettura europea all´incirca per mezzo secolo, ma sostanzialmente abbandonato dopo i primi decenni dell´Ottocento. Prima, infatti, si è trasformato in una confusa fase eclettica, poi (fine XIX secolo-primi decenni del successivo) è sato del tutto sostituito da ricerche lessicali di altra natura (Art Noveau e sue declinazioni nazionali) e da una maggiore attenzione tanto alla psicologia quanto al sociale.

Il Novecento

Un nuovo classicismo riaffiora però in vario modo nell´architettura del Novecento ed in particolare in quella italiana, che sembra anche echeggiare la “pittura metafisica”. Nel corso degli anni Venti e Trenta, è soprattutto a Roma che, nella chiave ideologica del regime fascista, se ne colgono segni evidenti nell´edilizia pubblica (alcune parti del quartiere oggi detto EUR, dove assume talvolta l´aspetto di sottile dissociazione intellettualistica e allusiva; il nuovo complesso sportivo, oggi detto Stadio Olimpico, e altri episodi). Ciò è avvenuto trasferendo nella concreta realizzazione degli elementi decorativi degli edifici (colonne, parti di frontoni ed altro) quei procedimenti di arbitraria semplificazione (e “modernizzazione”) grammaticale degli elementi degli ordini architettonici così come erano stati didatticamente elaborati nelle accademie del disegno. Fenomeni analoghi sono presenti anche a Parigi e nella Germania nazista.
Ed è ancora a Roma che, attorno agli anni Cinquanta, si ripropone in modo nuovo il tema del classicismo. Questa volta caratterizzando l´edilizia religiosa secondo le indicazioni del clero cattolico in chiave di classicismo seicentista (una sorta di neoseicentismo: non neoclassicismo): perché considerato espressione simbolica della fase trionfante del cattolicesimo papale.

8. Giudizi sul classicismo

Del classicismo sono stati dati giudizi contrapposti. Di segno positivo quelli che lo hanno assunto come modello simbolico di perfezione (in più sensi: politico, culturale, ed altro). Di segno negativo quelli che lo hanno giudicato fattore raffrenante della libertà dell´invenzione (dalle varie componenti ottocentesche fino a quella modernista del Novecento).
Dalla seconda metà del Novecento sono infine apparse componenti architettoniche nelle quali sono nuovamente filtrati spunti figurativi allusivi al classicismo. Sia, nell´ambito (elitario) del cosiddetto “postmoderno” e in questo caso sotto forma di “bricolage” più o meno allusivo, mnemonico, e dissacrante. Sia, anche, nell´ambito del turismo di massa: dove l´allusione al classicismo è solo un aspetto delle tecniche di mercificazione dei prodotti commerciali.

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