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Cocciopesto

Definizione – Etimologia

Nella tecnica costruttiva romana è un impasto di calce, sabbia o pozzolana e frantumi di laterizi (da cui prende il nome) che possono avere granulometrie diverse, ma comunque omogenee. Veniva impiegato come rivestimento murario con funzione impermeabilizzante nei luoghi umidi, nelle cisterne, negli impianti di riscaldamento, nell’estradosso delle volte, nelle terrazze; la sua idraulicità era data sia dalla pozzolana, quando presente, sia dai laterizi triturati e mescolati alla calce.

Generalità

Tuttavia il cocciopesto non può essere considerato come un intonaco, perché, quando è usato in strati piuttosto rilevanti (fino a 25 cm), come massetto per realizzare terrazze o pavimenti posati su terreni instabili, presenta caratteristiche meccaniche di resistenza a trazione che ne fanno quasi un conglomerato. Un esempio è la grande cisterna di Atri in cui, una volta caduta in disuso, il sottostante strato argilloso ha cominciato a ritirarsi e ha costretto la spessa lastra pavimentale in cocciopesto, privata del sostegno originario, a reagire a sollecitazioni di pressoflessione invece che di sola compressione per la quale era stata prevista e costruita.
Il vocabolo non ha un corrispondente preciso nella letteratura tecnica antica, dove per descriverne l’uso sono impiegati termini o perifrasi che fanno riferimento alla presenza del laterizio. Nei testi moderni il cocciopesto è stato spesso usato erroneamente come sinonimo di opus signinum, dal quale invece si differenzia per essere questo una malta o un conglomerato nel quale non sono presenti mattoni o loro derivati, e la cui idraulicità era ottenuta principalmente grazie all’energica battitura alla quale era sottoposto dopo la posa in opera. È probabile che l’equivoco si sia generato dal fatto che entrambi gli impasti hanno caratteristiche di idraulicità e sono stati utilizzati come impermeabilizzanti.

Bibliografia

Giuliani C. F., L’edilizia nell’antichità, Roma, 1993, pp. 171-172.

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