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Coloniale, architettura

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Definizione – Etimologia

Per architettura coloniale si intende ogni tipo di architettura realizzato fuori dal Paese d’origine, da una popolazione o anche solo da una cultura trapiantate in altro Paese, ma operante con le stesse leggi d’insieme e gli stessi modi del luogo d’origine (dal latino colonus, coltivatore, abitante di colonia).

Generalità

Dall’antichità in poi possono essere definite come coloniali tante architetture dell’Occidente europeo, dell’America del Nord e del Sud, del subcontinente indiano, di Filippine, Australia e Nuova Zelanda, realizzate in tempi anche molto diversi tra loro e ad altrettante infinite diverse scale. Non vanno comunque trascurati gli eventuali apporti nuovi riscontrabili in questo tipo di realizzazioni rispetto ai luoghi d’origine, sempre presenti, poiché il trapianto di culture e popoli in luoghi diversi da quelli di partenza ha quasi sempre dato corpo a fenomeni – intendendo con questo termine edifici, loro insiemi complessi, intere città o anche la strutturazione più o meno densa di vasti territori in precedenza organizzati da locali culture indigene – in tanti casi radicalmente altri da quanto pensato e realizzato nelle varie madrepatrie.

In questo quadro, possono essere considerati esempi significativi di architettura coloniale, tra i tanti possibili, nell’antichità le realizzazioni di aree sacre, intere città e dei relativi paesaggi agrari nel Mediterraneo da parte dei greci in Occidente (nell’Italia del Sud, in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) e in Oriente (in Asia Minore e Mar Nero, nelle isole orientali del mare Egeo e sulle coste occidentali della Turchia attuale); il vasto insieme tipologico di costruzioni romane d’età imperiale fuori della penisola italica (in Grecia, Britannia, Spagna, Gallia), in Europa Centrale (Germania e Romania), nell’attuale Medio Oriente (Siria, Giordania, Israele), sulle coste dell’Africa del nord (Egitto, Tunisia, Algeria e Libia), fino all’area tra il Tigri e l’Eufrate nelle lontane province assiromesopotamiche. Successivamente, nell’ambito del Medioevo occidentale, assumono identico valore (sempre per esempio) tante fabbriche tra i secoli XI e XIII nei cosiddetti regni latini nelle isole dell’Egeo e sulle coste del Medio Oriente, costruite a seguito e per effetto del complesso movimento di culture verificatosi nel Mediterraneo per le Crociate, che nell’ambito soprattutto dell’architettura religiosa e militare hanno visto il diffondersi di modi tipologici e figurativi franco-borgognoni, spesso – ma non solo – di derivazione benedettina-cistercense.

In tempi più recenti, soprattutto a seguito dell’avvio dei rapporti commerciali con il Nuovo Mondo, può essere considerato con il medesimo significato di coloniale un fenomeno come il Barocco latinoamericano, che tra il XVII e il XVIII secolo ha determinato in America del Sud (in particolare in Messico, Perù, Cile e Brasile) e nelle Filippine l’importazione dei contemporanei modi di Spagna e Portogallo applicati a tutti i campi dell’architettura (religiosa, civile, militare); ciò ha contribuito a diffondere in maniera particolarmente vasta al di là dell’Atlantico e del Pacifico tipi edilizi e spaziali, modi figurativi e decorativi, tecniche costruttive e tipologie strutturali in realtà originari dell’Europa.

Allo stesso modo ha valore analogo anche l’insieme delle architetture e soprattutto delle città fondate spesso ex novo, tra il XVII secolo e la prima metà del XX, sia in tanti vari possedimenti francesi (sulle coste dell’Africa e di nuovo in America del Nord), sia nelle tante diverse province dell’impero britannico (sempre in America del Nord e soprattutto nel subcontinente indiano e, in parte, anche in Australia e Nuova Zelanda), che – in particolare in quest’ultimo caso – hanno sovrapposto alle culture locali, di fatto annullandole, le maniere proprie della cultura anglosassone: un insieme di modi per tanti versi ancora medioevali, ma per molti altri ispirati agli apporti del moderno palladianesimo oltre che di logiche d’insieme e poetiche in fondo ancora successive.

In parallelo a tutto questo, anche se a una scala assai minore, in età contemporanea possono essere considerati fenomeni di architettura coloniale analoghi a questi ultimi anche alcune grandi realizzazioni di città, insiemi di villaggi, insiemi di infrastrutture o anche solo architetture singole in Africa (Libia, Somalia ed Eritrea) e nelle isole del Dodecanneso (in particolare a Rodi). Si tratta del frutto di volontà culturali in particolare italiane e che a loro volta hanno prodotto esiti quantitativi e qualitativi comunque non trascurabili, soprattutto tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX, al tempo dell’avvio del Regno d’Italia e, dopo la Prima guerra mondiale, durante il fascismo.

Esempi

Antichità greca: in Occidente, le città e le aree sacre di Agrigento, Metaponto, Paestum, Selinunte, Segesta, Siracusa; in Oriente, quelle di Chios, Efeso, Lesbo, Samo e Smirne. Antichità romana: le città e le architetture di Aspendos, Atene, Cirene, Corinto, Baalbek, Efeso, Gerasa, Illissos, Leptis Magna, Mileto, Palmira, Petra, Salonicco, Spalato, Termessos. Medioevo: Palestina, basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme; Siria, Krak dei Cavalieri. Età moderna: Messico, Città del Messico; Messico, Puebla de los Angeles; Perù, Cuzco e Lima; Filippine, Manila. Età contemporanea: India, New Delhi; Eritrea, Asmara; Grecia, Rodi; Libia, Bengasi.

Bibliografia

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