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Cripta

Definizione ed etimologia

Nell’architettura religiosa del mondo cristiano la cripta è un ambiente – o insieme di ambienti – generalmente interrato o seminterrato, situato in corrispondenza dell’area presbiteriale di un edificio sacro, in cui sono custodite spoglie o memorie di martiri e santi. Col vocabolo cripta (dal gr. κρύπτω, nascondo) i Greci designavano le volte sotterranee, incluse quelle a copertura dei sepolcri. I Romani denominarono indistintamente cryptae cunicoli o ambienti ipogei, naturali o artificiali, destinati a magazzini e passaggi tanto in edifici civili quanto templari. Ugualmente indicavano i portici chiusi annessi a circhi, anfiteatri, teatri (Crypta Balbi a Roma) o i corridoi voltati a sostegno delle gradinate; talvolta anche gli ipogei funerari. La prima architettura cristiana occidentale ha ripreso il termine dalla cultura romana, prima per riferirsi alle gallerie catacombali, poi sul finire del VI secolo, per attribuirgli definitivamente l’attuale significato sacrale; ma ancora in periodo medievale, con cripta si indicano le sale a pilastri a livello terreno dei Westwerke carolingi o i vani presbiteriali affiancati all’abside centrale di alcune chiese, come Cluny II.

Generalità

Il culto delle reliquie prende impulso dall’editto di Teodosio I (380 d. C.), ma è in età altomedievale che la venerazione di sacri resti cresce nel mondo cristiano europeo, determinando conseguenze rivoluzionarie per l’architettura religiosa. Dalla seconda metà dell’VIII secolo, con lo spostamento dell’asse politico-economico verso l’Europa centro-settentrionale, le popolazioni nordiche iniziano a traslare in cripte appositamente costruite sacre memorie, specie tratte dai cimiteri di Roma. Tra fine VIII e IX secolo si diffonde la presenza di cripte, che vengono inserite anche al di sotto di edifici preesistenti. Lo sviluppo di tali costruzioni si esaurisce con il XII secolo per l’affermarsi della tendenza a collocare le reliquie negli altari delle chiese superiori. Dal XIII secolo l’orientamento sarà pertanto quello di restaurare o trasformare le cripte già esistenti. In seguito e in età moderna, funzioni cultuali, o più genericamente funerarie, sostituiscono o si associano alla vocazione sacrale delle cripte Nel primo caso, ad esempio, le cripte accolgono venerate statue miracolose (Domérat, ante XII sec.); nel secondo caso, sono luoghi di sepoltura di vescovi (duomo di Palermo, XII sec.), di personaggi illustri (S.te-Genevieve a Parigi, da 1757) e di dinastie reali (Escorial, 1ª metà XVI sec.; basilica di Superga, 1774). Infine, alcune cripte sono erette con il precipuo scopo di sostenere i cori superiori (cattedrale di Bourges, 1209). Non mancano tuttavia, fino a tempi recenti, casi di cripte costruite ex novo per la primaria funzione sacrale (Cappella del Succorpo nel duomo di Napoli,1497; cripta nei Ss. Luca e Martina a Roma, 1635; di madre Speranza Alhama a Collevalenza (PG), 1965; di Padre Pio a S. Giovanni Rotondo, 1995-2004).

La cripta nell’architettura medievale

Per l’architettura medievale la cripta rappresenta un elemento importante, sul piano morfologico, perché connessa con l’ampliamento del coro negli edifici soprastanti, sul piano costruttivo, in quanto sostegno per le strutture presbiteriali superiori. Con quest’ultima funzione ha costituito un precoce campo di sperimentazione dell’uso delle volte nelle chiese romaniche. Il desiderio di numeri crescenti di pellegrini di pregare avvicinandosi il più possibile alle reliquie, è alla base dello sviluppo della cripta, creazione architettonica essenzialmente latina e romana, senza riscontri raffrontabili in Oriente. In una varietà di forme pressoché illimitata, particolarmente in età carolingia, s’individuano tre tipologie principali di cripte definibili come “semianulari”, “a galleria”, “ad oratorio”.

Alla fine del VI secolo (Gregorio I Magno), a Roma si definisce il modello delle cripte “semianulari”, con il corridoio di visita voltato che segue la curva absidale interna, consentendo ai fedeli di avvicinarsi alla confessio, camera sepolcrale del Martire, tramite un corridoio ortogonale che si apre a metà percorso. L’inserimento della prima cripta ad anello sotto l’abside costantiniana del San Pietro vaticano causa il rialzamento del presbiterio soprastante, da dove, attraverso un’apertura praticata nell’altare (fenestella confessionis) era possibile un contatto con la memoria ipogea. Tra VIII e X secolo, la soluzione è largamente ripresa in chiese romane, italiane e d’Oltralpe (abbazia di Farfa; S. Lucio a Coira).

Il ruolo di Roma nella creazione del tipo si estende anche alle cripte “a galleria”, derivate dalle tombe a camera delle catacombe. Ne costituirebbe un archetipo la cripte romana di S. Valentino (1ª metà VII sec.). Numerose in area carolingia, tali cripte traggono il nome dalla disposizione a più vani paralleli, collegati da un corridoio di visita trasversale. Cospicui gli esempi di IX secolo in Germania, nel nord della Gallia e, intorno al X secolo, in Italia centro-settentrionale (St. Quentin; St-Médard a Soissons; S. Maria delle Cacce a Pavia).

Il terzo tipo è quello delle cripte “ad oratorio” (“a navate” o “a sala”), che in seguito diverranno vere e proprie chiese ipogee con numero variabile di navate, coperte con crociere su pilastri o colonne, sancendo il passaggio della cripta da confessio ad oratorio.

Tra gli esempi più antichi, la cripta nella romana S. Maria in Cosmedin (Adriano I, 772-795) pare riferirsi ai mausolei tardoantichi a pianta basilicale. Dal X secolo tali cripte tendono a sostituire i tipi già ricordati, tanto da divenire comuni già nell’architettura romanica. La cripta “ad oratorio” è diffusa nel settentrione d’Italia (fine X, inizi XI sec.) e, fino al primo Duecento, nell’Europa nord-orientale e meridionale franco-catalana, dove sembra veicolata da maestranze lombarde (duomo di Aquileja; San Vicente a Cardona). Variazione sul tema è la cripta “a transetto” (Querschiffkrypta) con l’ambiente “a sala” che si dilata trasversalmente sotto il presbiterio. Sono numerosi gli esempi (XI-XII sec.) in area tedesca (duomo di Spira), in Inghilterra, Spagna, paesi scandinavi e in Italia (S. Nicola a Bari).

Nelle zone d’influenza lombardo-padana essa è seminterrata, con il presbiterio elevato su un “pontile” che consente di scorgere dalle navate l’ambiente inferiore (duomo di Modena). Degni di menzione i casi in cui la cripta si estende sotto il corpo delle navate (duomo di Chartres). Ai tipi ricordati si aggiungono esempi di cripte ‘complesse’, come St-Philibert de Grandlieu o St-Germain ad Auxerre, metà IX secolo, dalla cui conformazione “a gradoni” forse derivano le analoghe disposizioni nei cori di molte chiese romaniche.

Infine si devono ricordare le cripte esterne al perimetro delle chiese (Außenkrypten), consistenti in corridoi con cappelle annesse, addossati esternamente alle absidi (abbaziali di Corvey e St-Denis). Un raro caso italiano di cripta esterna è nella chiesa di S. Stefano a Bologna (2ª metà IX sec.)

Bibliografia

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