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Cucina

Definizione – Etimologia

Dal lat. tardo cocína, da cocinare, dalle forme classiche coquína, coquinare a sua volta derivato di cóquere (da cui anche l’antico tedesco chuhhina che ha prodotto il moderno Küche). Ambiente nel quale si preparano e si cuociono le vivande, dotato di una serie di impianti idonei allo svolgimento della sua funzione; per estensione il termine individua anche tutti gli arredi che devono essere collocati all’interno dell’ambiente cucina, componibili e formati da una base più i sovrastanti pensili, o solo l’elettrodomestico che viene utilizzato per cucinare, di solito associato all’aggettivo che lo qualifica: a gas, economica, a carbone.

Derivazione – Processo formativo

Nelle antiche abitazioni non esiste un vero e proprio ambiente cucina ma, piuttosto, uno spazio attorno al focolare che in alcuni casi coincide con l’intera abitazione, secondo un tipo ricorrente in tutte le civiltà primitive. Le cucine delle comunità religiose e delle strutture fortificate forniscono il primo modello di spazio specializzato e suddiviso in piccoli ambiti – conservazione, macellazione, preparazione, deposito – organizzati intorno al grande focolare, coperto da una cappa, posto al centro o sulla parete principale.

Il prototipo della cucina moderna nasce in nordamerica come assembled kitchen nel 1869, quando Catherine Beecher immagina un piano di lavoro unificato, al di sotto del quale porre i mobili. La cucina di Francoforte e la cucina della Casa sperimentale del Bauhaus a Weimar, del 1923, anticipano la cucina degli alloggi del 1927 di Klein a Lipsia, con caratteristica forma compatta. Ginzburg nel Narkomfin di Mosca progetta una cucina minima standardizzata posta in un vano a muro e protetta da uno schermo. Wright sviluppa il tema della cucina come luogo delle attività di lavoro domestico e Breuer realizza la cucina del proprio alloggio a New Canaan con due piani fissi paralleli in muratura e leggere mensole sovrastanti; la zona pranzo è collegata attraverso un passavivande in corrispondenza del tavolo.

Le attività domestiche – cottura, stiraggio, lavaggio, riordino e immagazzinamento – richiedono ognuna un proprio ambito definito e specializzato al fine di rendere semplice lo svolgimento delle attività stesse. Le Corbusier propone blocchi cucina compatti e razionali, fedeli all’idea di machine à habiter sviluppata a partire dagli anni Venti e approfondita nei decenni successivi insieme a Charlotte Perriand: la cucina dell’Unitè d’Habitation di Strasburgo del 1951 è separata dal pranzo con un arredo basso passavivande e organizzata su un piano di lavoro a C.

La cucina monoblocco negli anni Sessanta è oggetto di notevole approfondimento: Joe Colombo progetta la minikitchen di  75x75x90 cm nel 1963 e Hasuike l’Unibloc per l’Ariston nel 1968. Il blocco cucina Cruscotto di Mangiarotti, preformato in acciaio, costituisce piano di lavoro, piano verticale di rivestimento e superficie inferiore dei pensili in un unico elemento.

Attualmente si osservano due diverse tendenze: la prima propone il blocco compatto dotato di più funzioni; la seconda attribuisce all’ambiente cucina un nuovo ruolo nella vita sociale, con lo spazio di servizio che diviene ambiente di rappresentanza nel quale si può assistere e condividere la preparazione dei cibi. Alcune sperimentazioni recenti seguono tendenze accentuatamente estetizzanti. Un modello di cucina molto nota proposta da Zaha Hadid, per esempio, mostra forme sinuose e scenografiche ma si rivela poco attenta all’integrazione funzionale, alla comodità d’utilizzo e alla semplicità costruttiva.

Bibliografia

Bricarello G., Vaudetti M. (a cura di), Ristrutturazione e progettazione degli interni, Torino 1999, vol. II, pp. 77-93, pp. 292-295; De Fusco R., Storia del Design, Roma-Bari, 2002, pp. 210-214; Mandolesi E., Edilizia, Torino, 1983, vol. II pp. 231-312; Minoli, L. (a cura di), Schutte-Lihotzky M., Dalla cucina alla città, Milano, 1999; Ottolini G., De Prizio V., La casa attrezzata, Milano, 1988, pp. 76-83; Romanelli M., Laudani M., Vercelloni L., Gli spazi del Cucinare, Milano, 1990.

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